Segnala software privo di licenza e ti fai una vacanza. Con gli omaggi dell'industria del software. Ma davvero?

di a cura di Carlo Piana - 10 marzo 2014

“Chi fa la spia non è figlio di Maria... ma sta simpatico alla BSA” potremmo dire. La Business Software Alliance, un’associazione privata che cura gli interessi dell'industria del software proprietario, ha infatti inaugurato una campagna contro la cosiddetta “pirateria”, espressamente basata sulla delazione interessata.

Tutti sanno che non è molto elegante fare la spia verso amici e colleghi, però se ci viene offerta in cambio una vacanza sulla neve, magari la prospettiva cambia in virtù del classico “mors tua vita mea”.

La pubblicità apparsa nelle scorse settimana in rete (principalmente su Facebook) mostra proprio l'immagine di un rilassante panorama innevato e il messaggio: “Vuoi farti una bella gita sugli sci? Segnala software aziendale privo di licenza. Verrai pagato e potrai spassartela sulle piste”. Un altro messaggio mostra invece l'immagine di un giovanotto pieno di pacchetti regalo per la fidanzata (vedi immagine), con la scritta “San Valentino ti ha lasciato al verde? Recupera un po' di soldi! Segnala casi di software privo di licenze”.
 

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Dunque coloro che si sono lasciati sedurre dalla tentazione del cash, possono fare tutto online, semplicemente recandosi sul sito reporting.bsa.org e compilare un form in cui indicare tutte le informazioni sulla violazione del copyright. Ovviamente BSA tiene a sottolineare che “la segnalazione rimarrà anonima”. Interessante anche la domanda finale del form di segnalazione: “la dirigenza dell'azienda è al corrente (della violazione)?”.

Nei “terms and conditions” dell'iniziativa compare poi una tabella con l'ammontare delle ricompense spettanti a coloro che hanno scelto di aderire al programma. Si va da una ricompensa fino a 5 mila dollari per le segnalazioni che portino ad un risarcimento compreso tra i 15 mila e i 100 mila dollari a carico dell'azienda pizzicata senza licenze; e si arriva ad una ricompensa di 200 mila dollari per le segnalazioni che portino ad un risarcimento superiore ai 3 milioni. Non sono proprio bruscolini, insomma. Ma si tratta veramente di un obiettivo realistico? Cosa succede se si viene “pizzicati” con software copiato illegalmente?

Quello sulla pirateria del software è un dibattito trito, basato spesso su luoghi comuni e semplificazioni concettuali, non corrette, tra cui l’equazione “copie pirata = copie non vendute”. In economia l’elasticità della domanda dipende dal prezzo: se c’è domanda per un’applicazione software a zero o quasi (la copia illegale) la domanda è per forza inferiore al prezzo pieno, soprattutto se sono disponibili applicazioni altrettanto valide, ma sotto condizioni di software libero e open source (che sono anch’esse gratis). La norma prevede che il giudice risarcisca il titolare dei diritti o in base agli utili realizzati in violazione di essi (ma questa norma si applica a chi abbia venduto copie contraffatte) oppure anche in via forfetaria sulla base “quanto meno” dell’importo che avrebbe dovuto essere corrisposto se l’utilizzatore avesse dovuto ottenere in licenza il materiale contraffatto (articolo 158, comma 2 della Legge sul Diritto D’Autore). Il che, come visto, potrebbe non essere uguale al “prezzo di copertina” del software.

Questo è il quanto. Il “quando” è molto più aleatorio, trattandosi di un compenso che avverrà solo una volta che sarà avvenuto un risarcimento in sede civile, e in Italia sappiamo quanto tempo può volerci. Il messaggio per cui la denuncia possa essere un rimedio a una momentanea difficoltà finanziaria non sembra coerente con la realtà, dunque.

Non sappiamo quanto possa essere efficace la boutade della BSA, che certo non eccelle in buon gusto e non sembra far fare una eccellente figura alle imprese ad essa associate.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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Articolo sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia


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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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