Niente standard per i professionisti web: per Iwa Italy è un grave errore

di a cura di Carlo Piana - 12 maggio 2014

Mentre il Governo sembra aver dato finalmente un’accelerata all’attuazione dell’Agenda Digitale, tutte le principali associazioni nazionali interessate (come Assinform, Assintel, Assinter, Cna Ict e Unimatica Confapi) si sono attivate firmando lo scorso 10 aprile un accordo quadro con l’Agenzia per l’Italia Digitale e muovendosi così verso l’attuazione del programma nazionale per la Cultura, Formazione e Competenze Digitali. L’obiettivo è quello di “allineare l’Italia agli standard digitali europei in ogni ambito, dalla Pubblica Amministrazione alle imprese, passando per il sistema formativo e l’alfabetizzazione digitale diffusa sul territorio, nonché promuovendo un osservatorio sulle professioni ICT” (vedi fonte).

Secondo alcuni questa poteva essere l’occasione per fare un passo in più e stabilire una volta per tutte i parametri per una definizione del concetto di “professionista web” e delle relative certificazioni.

Quando ormai una decina di anni fa ho imboccato la strada della libera professione era già aperto il dibattito sull’opportunità o meno di liberalizzare sempre più il mercato anche delle libere professioni più classiche (medico, avvocato, commercialista…). E adesso il dibattito si amplia necessariamente alle nuove professioni legate all’informatica e al mondo di Internet, ma in una direzione opposta. Può essere utile regolamentarle? Non se ne esce mai con posizioni univoche; infatti lasciare agire il mercato non sempre è sinonimo di una virtuosa concorrenza, ma in alcuni casi può portare a storture e irrigidimenti ancora peggiori rispetto al modello tradizionale di organizzazione in ordini professionali.

Ho chiesto a Roberto Scano di Iwa Italy di spiegarci un po’ più nel dettaglio il senso di questo recente dibattito.

 

Qual è precisamente la mission di Iwa Italy e come si inserisce in questo dibattito sulla regolamentazione delle nuove professioni?

 Iwa Italy è associazione che raggruppa i professionisti web, ovvero i soggetti che ai sensi della legge n. 4/2013, svolgono come attività prevalente una professione Web, con qualsiasi inquadramento lavorativo (liberi professionisti, società, dipendenti pubblici e privati). Iwa Italy è tra l’altro l’unica associazione del settore Ict attualmente iscritta all’elenco volontario tenuto dal Ministero dello Sviluppo Economico nella categoria delle associazioni e opera da anni all’interno di Cen e di Uninfo, dove in quest’ultima coordino il gruppo di lavoro che sta definendo la norma specifica per le professioni web. L’attività di Iwa in ambito di definizione di profili di competenza professionale è stata avviata nel dicembre 2006 dove in un sito dedicato, www.skillprofiles.eu, abbiamo coinvolto realtà di ogni settore interessato per la definizione di profili di competenza professionale condivisi (attualmente 21). Tali profili sono stati i primi in Europa a essere conformi al modello di riferimento (e-Competence Framework, www.ecompetences.eu), riferimento per l’Ue e per l’Italia in fatto di catalogazione delle competenze digitali.

 

Riguardo agli avvenimenti più recenti hai detto che il professionista Internet è ancora troppo emarginato. In che senso?

All’interno di Uninfo è stato avviato un tavolo per definire la normazione del professionista web, in base a quanto previsto dalla legge n. 4/2013 (che consente alle associazioni professionali di chiedere l’avvio di sviluppo di norme specifiche per le professionalità non regolamentate). Al termine dei lavori, una risicata maggioranza ha bocciato la norma, per la quale oltre a Iwa avevano votato a favore Anorc, Agenzia per l’Italia Digitale e Ordine degli Ingegneri, in quanto ritengono doveroso il riconoscimento di professionalità e allo stesso tempo dell’identificazione di profili di competenza utilizzabili da chiunque, obbligo di certificazione.

 

Su cos’è fondata questa bocciatura?

Coloro che hanno espresso voto contrario (Aica, Aip, Assinform, Consorzio Cini e società Kiwa di certificazione) pensano essenzialmente che non sia necessario definire una norma per il professionista web, esistendo già la norma generica UNI 11506:2013 “Attività professionali non regolamentate – Figure professionali operanti nel settore Ict – Definizione dei requisiti di conoscenza, abilità e competenze”. Il problema è che tecnicamente una norma di settore è consentita dalla legge n. 4/2013 proprio per definire aree di competenza (amministratori di condominio, formatori, ecc.) e quindi il ritiro di una attività di normazione già approvata è borderline. Soprattutto il problema a fondo è che da una parte nei tavoli AgID alcuni dei soggetti citati promuovono l’osservatorio delle professionalità e competenze Ict e dall’altra negano il riconoscimento tecnico di una famiglia di professionalità.

 

Come pensate di muovervi ora?

Abbiamo innanzitutto fatto presente alla Presidenza e direttivo Uninfo dell’amena situazione creatasi e i regolamenti interni ci consentono di ricorrere alla commissione tecnica che valuta la norma nella validità tecnica. Pertanto siamo fiduciosi in un avanzamento della norma, e comunque ciò non ferma le attività di Iwa che è pronta al rilascio di una nuova versione dei profili, con interessanti aggiornamenti. D’altronde, il tema della profilazione delle competenze oggi come oggi è essenziale per supportare sia chi deve scegliere una professionalità, sia chi deve formarla e chi deve acquisirla.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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1 Commenti :

Inviato da Fabrizio Gianneschi il 12 maggio 2014 alle 11:27

Come ingegnere informatico esercitante la libera professione, pago obbligatoriamente l'iscrizione all'albo, l'assicurazione professionale, l'ulteriore 4% in fattura, ho l'obbligo di formazione continua e tra poco probabilmente anche quello di tenuta di un POS per i pagamenti elettronici. Per contro, non c'è un singolo elaborato tecnico dove, a differenza degli altri ingegneri, sia obbligatoria la mia firma. E quindi competo ogni giorno con qualunque improvvisato e con pretese tipo "mio cugino fa il sito con 30€". Cornuto e mazziato. Delle due l'una: o si aboliscono Ordini ed ogni forma di professione riconosciuta, oppure si certificano le competenze obbligatorie e si fanno pretendere.

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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