La posta elettronica è raccomandata (forse)

di a cura di Carlo Piana - 21 luglio 2014

“La raccomandata non serve più, ora c'è la posta elettronica certificata!” si usa dire. Eppure i più attenti sanno che l'equiparazione tra lettera raccomandata con avviso di ricevimento e messaggio inviato da un indirizzo Pec ad altro indirizzo Pec necessita alcune importanti precisazioni che spesso sfuggono. Primo tra tutti il concetto di fondo per cui la spedizione di un messaggio Pec ha senso solo se effettuata a un'altra casella Pec. Diversamente il messaggio non fa prova solo dell’avvenuta spedizione, ma non dell’avvenuto ricevimento.

Questo fa sì quindi che la Pec possa di fatto sostituire la raccomandata solo se entrambi i soggetti ne sono dotati per legge: cioè aziende e professionisti, i cui indirizzi (si spera corretti e funzionanti) sono reperibili da pubblici elenchi.

Per inviare comunicazioni legalmente opponibili verso privati cittadini sembra non restare che il vecchio sistema della raccomandata con avviso di ricevimento. E soprassediamo sul fatto che poi non raramente il contenzioso civile si basa sull'invio di semplici email, magari perché gli avvocati si “dimenticano” di contestare la validità probatoria di questo strumento e quindi invertire l’onere della prova.

Tuttavia, anche la raccomandata cartacea ha i suoi punti deboli. Infatti, se da un lato può farsi forte di una prassi più che secolare, sentenze della Corte di Cassazione (vedi per esempio n. 10021/2005) hanno messo in discussione la sua affidabilità relativamente al contenuto, dal momento che – come è intuibile – il sistema della raccomandata postale dà piena prova dell’invio e del ricevimento di una busta ma non del contenuto della stessa. Problema che invece non sussiste con la Pec.

Luci e ombre di due sistemi che sono per forza di cose imperfetti.

In questo panorama si inserisce il tentativo di fornire una soluzione innovativa compiuto da un nuovo operatore postale italiano chiamato inPoste.it che attraverso il sito web www.tnotice.com offre un servizio di “raccomandata elettronica” che di fatto riproduce in digitale il modello della classica raccomandata e che quindi permette di inviare comunicazioni digitali legalmente opponibili anche verso soggetti non dotati di un indirizzo pec.

Al di là della sua interfaccia semplice, efficace e intuitiva, il meccanismo giuridico che sorregge il tutto è complesso e la sua comprensione necessita un minimo di dimestichezza con questi temi. Il sito offre una spiegazione schematica del procedimento, ma se vogliamo approfondirlo in senso giuridico, è disponibile un parere pro veritate rilasciato dallo studio Tealdi e Associati di Torino.

Vi si legge: “il Legislatore, nell'introdurre la Posta Elettronica Certificata (Pec), quale strumento di comunicazione di «valore legale», non sembra aver seguito altro criterio se non quello del successivo invio di diverse "comunicazioni secondarie" (ricevuta d'invio/ricevuta di consegna o di mancata consegna) all'invio della comunicazione primaria (cfr. artt. 6-8 D.P.R. 11 febbraio 2005 n. 68). E anche in questo caso il Legislatore non ha dettato particolari criteri per qualificare le successive "comunicazioni secondarie", facendo così ragionevolmente ritenere che, ancora una volta, per esse non siano necessari particolari requisiti, se non quello di essere in grado di certificare, alternativamente, che la comunicazione sia giunta nella sfera di conoscenza del destinatario, o che il mittente abbia fatto tutto il possibile affinché ciò avvenisse.”

Che poi è ciò che è sempre successo con la posta raccomandata. Una raccomandata spedita a un indirizzo valido e non ritirata dal destinatario, torna al mittente dopo un certo periodo facendo scattare gli effetti previsti dalla legge per la cosiddetta “compiuta giacenza”.

Il sistema di tNotice cerca quindi di riprodurre in versione digitale proprio gli effetti della compiuta giacenza di una comunicazione spedita attraverso un messaggio di semplice email (non Pec). Tutto ciò è possibile, secondo quanto spiegato dal fondatore della start-up Claudio Anastasio, grazie a una serie di algoritmi proprietari attraverso i quali è possibile verificare che un indirizzo email (non Pec) appartenga a una precisa persona e venga effettivamente da essa utilizzato.

Come emerge dalla pagina “Per approfondire” del sito “tNotice utilizza un algoritmo proprietario per l’identificazione dell’utente che, insieme all’interconnessione open-data con la Pubblica Amministrazione, riesce ad identificare al 95% se la persona è reale, la sua cittadinanza, provenienza e residenza, sesso, lingua, oltre a verificare in tempo reale l’effettiva esistenza degli indirizzi email utilizzati, se sono attivi, se vengono utilizzati e come vengono utilizzati, qualsiasi essi siano, in Italia e nel mondo, senza alcun intervento o azione richiesta da parte dell’utente.”

Certo, il 95% non è il 100% e quindi viene da chiedersi se ciò possa essere sufficiente ai fini legali (con l’effetto di fare fede fino a querela di falso della ricezione di un messaggio), soprattutto in un contesto in cui manca un’elezione di domicilio all’indirizzo, né questo è parificabile alla residenza o al domicilio. Inoltre, “proprietario” è spesso sinonimo di “segreto” e dunque “non verificabile” (in un contraddittorio), il che aggiunge dubbio all’incertezza. Ma d’altronde, come sempre avviene in casi così particolari e così nuovi rispetto alle prassi assodate, i dubbi potranno essere sgombrati del tutto solo dopo qualche precedente giurisprudenziale solido e specifico.

In generale il tema, se da un lato desta una serie di legittimi interrogativi sia di carattere tecnico sia di carattere giuridico (che ovviamente non possono essere del tutto estrinsecati in questa sede), dall’altro mostra un potenziale innovativo indiscutibile; motivo per cui la start-up risulta in queste settimane uno degli osservati speciali dei media e di tutti coloro che si interessano al mondo dell'innovazione.


Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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