Anche la Cassazione si apre al terzo millennio

di a cura di Carlo Piana - 1 agosto 2014

Quando racconto ad amici non molto pratici del mondo legale come anche ai miei studenti che per accedere alla sentenze gli avvocati sono costretti a sottoscrivere abbonamenti presso società private specializzate nella raccolta, classificazione e riorganizzazione dei testi, molti rimangono perplessi. La classica obiezione è: “Ma come?! Le sentenze non dovrebbero essere atti pubblici, di libero accesso per ogni cittadino?”. Obiezione legittima, che però non tiene conto delle complessità che stanno dietro al lavoro di raccolta e digitalizzazione di decine di migliaia di provvedimenti giurisdizionali prodotti dai nostri tribunali ogni anno. Sì, perché in attesa che tutto il sistema di archiviazione e protocollazione degli atti processuali transiti al digitale (se mai avverrà davvero), il grosso delle sentenze, delle ordinanze e dei decreti viene ancora formalmente depositata e protocollato in cancelleria in un originale cartaceo. Ciò comporta quindi che per rendere fruibile tutta questa mole di documentazione in modalità meno “medievali”, bisogna occuparsi di un mostruoso lavoro di scansione e digitazione testuale (cosiddetto Ocr).

Poi ci sono i casi virtuosi come quello della Corte Costituzionale che non solo rende fruibili sul suo sito tutte le decisioni emesse dagli anni 50 a oggi (tra l’altro attraverso un’interfaccia pur essenziale ma molto chiara e funzionale), ma addirittura rilascia l’intero dataset in modalità open data (sotto licenza Creative Commons) e in formato aperto (un semplice XML). Poi ci sono il Consiglio di Stato (con il sito www.giustizia-amministrativa.it) e la Corte dei Conti (con il sito https://servizi.corteconti.it/bds/)  negli scorsi anni hanno ben pensato rendere liberamente accessibili le loro banche dati, anche se meno radicalmente rispetto alla Consulta.

Ma come è facilmente intuibile, la nota dolente sta nella Suprema Corte di Cassazione; è lì che si fa la vera attività di “nomofilachìa” ed è lì che giudici, avvocati, commercialisti, dirigenti pubblici e - perchè no? - tutti i cittadini vanno a cercare gli orientamenti giurisprudenziali per svolgere al meglio il loro lavoro.

Fino a poco tempo fa, il sistema informativo della Cassazione si presentava unicamente con un sito internet non più adeguato, con una tecnologia web risalente forse alla metà degli anni 90 e con una serie di limitazioni di accesso davvero assurde. Basti dare un’occhiata alla tabella con le tariffe per gli abbonamenti al servizio, che risultano commisurate non in base al numero di provvedimenti scaricati, nemmeno in base ai megabite di traffico, ma - udite udite! - in base ai minuti di connessione al sito. A ciò si aggiunga l’altra assurdità per cui gli utenti sono divisi in categorie (A, B, C) che influiscono sulla tariffazione; di conseguenza, un privato cittadino si trova a dover pagare molto di più di uno studio legale o di una società editrice (quid iuris?). Per darvi un’idea, con poco più di 1000 euro di abbonamento annuale (cifra non proprio sottovalutabile per un piccolo studio) un avvocato o un commercialista ha diritto ad accedere al sito per 1000 minuti… tra l’altro con l’incognita di non sapere a priori quanto tempo ci vorrà per scaricare dei file; il tempo è infatti dipendente dalla velocità di connessione, dalla risposta pronta del server, dal sovraccarico della rete. Reminiscenze di un’internet che non esiste più.

La notizia di questi giorni è invece che anche la Cassazione ha pensato fosse il momento di entrare nel terzo millennio e di predisporre un sito più adatto alle modalità di gestione dell’informazione tipiche dei nostri tempi. L’annuncio parla ancora di una fase sperimentale (e infatti alcuni colleghi hanno già segnalato malfunzionamenti), tuttavia la strada mi sembra quella buona. Attualmente sul nuovo sito compare una maschera di ricerca chiara e intuitiva e si dichiara una somma di circa 146mila provvedimenti dal 2009 a oggi liberamente accessibili. Staremo poi a vedere se e quando verranno messi a disposizione anche i documenti più vecchi. Ma intanto cerchiamo di vedere il bicchiere mezzo pieno; in fondo, cinque anni non sono tutto, ma sono già qualcosa.

In generale a me, da fan dell’open access quale sono, faceva abbastanza rabbrividire il precedente approccio; ma probabilmente sono io ad avere troppe pretese. In un mondo ideale le sentenze delle massime corti, avendo la funzione di orientare il diritto, dovrebbero il più possibile essere rese disponibili a tutti, sia agli operatori del settore (avvocati, consulenti, aziende…) sia ai privati cittadini. Nel mondo reale la questione è effettivamente meno semplice di quanto possa sembrare, sia per la massiccia (se non eccessiva) produzione giurisprudenziale italiana, sia - come detto - per un sistema di gestione documentale ancora principalmente cartaceo alla fonte.

Pian piano però sembrano aprirsi degli spiragli e lo Stato sembra mostrarsi orientato a investire su progetti mirati al libero accesso di questi fondamentali documenti. Intanto invito tutti a iniziare a utilizzare questo nuovo database “aperto” e di segnalare tempestivamente eventuali malfunzionamenti.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi


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1 Commenti :

Inviato da Camelia Boban il 3 agosto 2014 alle 13:32

Devo dire che, in quanto a trasparenza, i paesi dell'est (indietro, per ovvi motivi, sia dal punto di vista informatico che dell'informazione) hanno recuperato molto. Superandoci a volte. Il Tribunale della mia città natale in Romania, Craiova, ha reso pubblici tutti gli atti (sentenze, rinvii etc): http://portal.just.ro/215/SitePages/dosare.aspx.

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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