Il rimborso di Windows non voluto confermato dalla Cassazione

di a cura di Carlo Piana - 23 settembre 2014

La Corte di Cassazione (sentenza n. 19161/2014) ha condannato definitivamente un produttore di personal computer a restituire il costo della licenza di Microsoft Windows installata a un utente che, acquistato il computer con il sistema operativo preinstallato, aveva poi rifiutato di accettare la licenza proposta al primo avvio.

Ormai è quasi impossibile acquistare personal computer, in particolar modo laptop, senza un sistema operativo già installato. Quasi invariabilmente, tale sistema operativo è Microsoft Windows. Fanno ovvia eccezione gli Apple (che hanno il proprio sistema dedicato) e pochi altri. I produttori (Oem -- Original equipment manufacturer) hanno un accordo con Microsoft che li autorizza a installare quante copie di Windows vogliono e a pagare solo le copie installate.

L'utente è tenuto al primo avvio ad accettare il contratto con Microsoft (Eula), a cui l'Oem è estraneo. Si tratta di un contratto che il consumatore non ha avuto modo di conoscere prima dell'acquisto, e con l'acquisto egli ha “comprato” una copia di software che può non volere a quelle condizioni contrattuali. A sua volta l'Oem, che non ha alcun “ricarico” sul software e ha margini minimi anche sull'hardware, vede come una sciagura la gestione dell'eccezione in cui il consumatore non vuole accettare. Il consumatore, per contro, si trova ad avere una copia del software che lo avvisa di rivolgersi all'Oem, e non a Microsoft, per l'eventuale rimborso. Questi di solito chiede che l'utente restituisca l'intero pacchetto, hardware e software. Ma l'utente il computer lo vuole, lo ha pagato e pretende di tenerlo, magari installando un sistema operativo diverso. Vuole solo avere il rimborso del costo del software di cui non ha ricevuto licenza.

Insomma, un guazzabuglio.

Un utente si rivolge al Giudice di Pace di Firenze, che gli dà ragione e condanna l'Oem a restituire il prezzo della licenza (fissata in 150 euro). L'Oem si appella, e perde. Si va in Cassazione e la Cassazione conferma [pdf] le sentenze, con alcune interessanti teorie legali. Afferma infatti che il sistema operativo e il computer non sono un connubio inestricabile: senza sistema operativo il computer non è privo di valore. Proprio per la natura “aperta” della piattaforma pc, un utente (come fa il vostro umilissimo autore) potrebbe voler installare un sistema operativo diverso, ad esempio Gnu/Linux. Quella di fare la vendita abbinata – e non fornire un'alternativa – è dunque una scelta commerciale dell'Oem.

Inoltre, afferma la Cassazione, la politica delle vendite abbinate con sistema operativo preinstallato può essere il veicolo per “costringere” l'utente a utilizzare solo software compatibile con quella piattaforma software, dunque per condotte potenzialmente anticoncorrenziali. La possibilità di vendere Windows in abbinamento, a condizione che non vi sia un accordo “un computer venduto = una licenza acquistata”, indipendentemente dal fatto che il software sia installato o no (“per Cpu licensing”), e dunque la necessità di inserire la possibilità per l'utente di rifiutare la licenza, risale a un “consent decree” con il quale Microsoft aveva chiuso un annoso contenzioso con le autorità della concorrenza Usa.

La Cassazione ne viene a capo con una certa eleganza. Da un lato riconosce che il rapporto contrattuale è tra l'Oem, attraverso la catena distributiva, e il cliente. Il quale cliente però non ha un contratto vincolante per quanto riguarda il software, proprio perché il produttore del software, con una condotta almeno nota all'Oem, pretende la sottoscrizione di un contratto ulteriore (peraltro non indispensabile). Dunque l'installazione del software è una esecuzione anticipata di un contratto futuro, non perfezionato al momento dell'acquisto, ma solo al momento dell'accettazione. Dunque una parte del corrispettivo è per forza non dovuta e quindi scatta l'obbligo di restituzione.

Detto questo, poiché il costo della licenza del sistema operativo (e di eventuale altro software) non è esplicitata, e il costo per l'Oem è evidentemente segreto, resta da stabilire quanto tale restituzione debba essere. In questo caso il Giudice si è affidato al prezzo di listino al pubblico del software.

 

Carlo Piana

@carlopiana

 

Nota su potenziali conflitti di interesse: l'autore è stato informalmente coinvolto nella discussione dei fatti di causa da una delle parti. Inoltre assiste professionalmente un diverso OEM per questioni non collegate ai fatti di causa, ma che potrebbe avere in atto contenziosi simili.

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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