«Paga o ti metto alla gogna» non può essere usato, nemmeno dalla PA

di a cura di Carlo Piana - 8 gennaio 2015

Qualcuno diceva emblematicamente che la privacy serve a tener nascoste le cose che interessano a tutti e la trasparenza invece a far conoscere a tutti le cose che non interessano nessuno.

Proprio a cavallo delle feste vi è stato un acceso dibattito sulla scelta compiuta dal Comune di Oristano di pubblicare sul proprio sito una lista dei cittadini che non hanno pagato delle “multe” affibbiate dalla polizia locale. Più di 600 nomi per un totale di 300mila euro di credito (fonte di questi dati) che il Comune vorrebbe recuperare anche attraverso questo metodo della “gogna pubblica”. Un espediente che in molti (anche privati) possono voler sperimentare, ma forse è meglio pensarci due, anzi, dieci volte. Peccato che non sempre la totale trasparenza è legittima; a volte (e questa è una di quelle volte) deve tenere conto dei limiti dal diritto in materia di privacy.

Il dubbio che mi sorge è se si sia trattata di una scelta volutamente provocatoria, volta a mettere alla prova l’equilibrio di per sé molto fragile tra trasparenza e tutela della privacy; oppure più banalmente della classica goffaggine di coloro che non hanno ben chiari i due concetti.

Non conoscendo da vicino la realtà sarda ho chiesto all’amico Giovanni Battista Gallus (collega di Cagliari e osservatore sempre attento di questi casi), di darmi la sua opinione.

Anche perché la pubblicazione di questa lista è avvenuta due volte; una prima volta a inizio dicembre e poi appunto nei giorni di Natale.

Non vedo, nel duplice “svarione” del Comune di Oristano un disegno volto a dimostrare i limiti del rapporto tra trasparenza e privacy, ma, più semplicemente, una sottovalutazione dei problemi legati alla diffusione di dati personali (ancorché non sensibili) in Rete, in violazione dei principi di pertinenza, non eccedenza e necessità. D’altronde, è lo stesso Comune ad aver ammesso come la seconda pubblicazione sia avvenuta “per errore”.

E, come sappiamo, la trasparenza va intesa come trasparenza della Pubblica Amministrazione nei confronti dei cittadini, non viceversa.

 

Quindi secondo te è l’ennesimo caso di un’amministrazione pubblica che deve ancora prendere confidenza con questi temi?

Si è trattato, a mio parere, di veri e propri “incidenti di percorso”, a seguito dei quali degli elenchi contenenti dati personali non essenziali rispetto al fine (ricordiamo che si trattava di pubblicazioni in albo pretorio online, ai fini di pubblicità legale, e non nella sezione “amministrazione trasparente”) sono stati, erroneamente pubblicati unitamente agli atti ai quali erano collegati.

 

Questi incidenti di percorso sono quindi in palese violazione della normativa vigente sulla tutela dei dati personali?

Che questa pubblicazione non risponda ai criteri stabiliti dal Garante, mi pare non si possa discutere. Ricordiamo infatti che sia nelle “Linee guida“ del 2011 sia in quelle più recenti, a seguito del “decreto trasparenza”, si ribadisce che si possono diffondere dati personali (non sensibili), anche attraverso l’albo pretorio, laddove vi sia: a) una norma di copertura; b) l’attenta selezione dei dati personali necessari al perseguimento delle finalità. E, in questo caso, non soltanto manca qualsiasi norma di legge che imponga la pubblicazione degli utenti morosi, ma detta pubblicazione avrebbe dovuto riguardare soltanto i dati essenziali e non i dati identificativi completi.

 

E infatti, il Garante è già intervenuto varie volte su questo fronte, ordinando il blocco dei trattamenti di dati identificativi effettuati dalla pubbliche amministrazioni attraverso l’albo pretorio online, per violazione dei principi di necessità, pertinenza e non eccedenza (si veda per esempio qui e qui), e anche comminando pesanti sanzioni amministrative (si veda ad esempio qui e qui).

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

- - - - - - -

Articolo sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0


prev
next

0 Commenti :

Commento

Captcha

A CURA DI CARLO PIANA

/media/5648275/piana.png
DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

Impresa
Se le leggi offrono poca ospitalità alla sharing economy: i problemi sollevati da AirBnB
30 novembre 2016

Grane legali per Facebook. Quando i social media diventano veicolo di contenuti illeciti
17 novembre 2016

"Secondary ticketing” o bagarinaggio 2.0?
3 novembre 2016

ARCHIVIO