Chi ha tempo aspetti tempo, tanto una proroga arriva sempre

di a cura di Carlo Piana - 16 gennaio 2015

Ho già espresso in altra occasione quanto provi repulsione per le proroghe dell’ultimo minuto, dal momento che non fanno altro che minare la credibilità del sistema normativo. Se abituiamo i cittadini a questo metodo, è ovvio che poi nessuno prenderà sul serio le scadenze imposte dalla legge e quindi sarà ancora più inerte del rispettare i tempi previsti per riforme e novità legislative di qualsiasi tipo: è in sostanza la solita storia di Pierino che grida inutilmente “al lupo, al lupo!” e quando il lupo c’è davvero nessuno ci crede.

Eppure è ormai tradizione che negli ultimi giorni dell’anno il nostro legislatore ci delizi con un bel decreto “mille proroghe”; e anche quest’anno è arrivato sotto il nome ufficiale di D.L. n. 192/2014 e sotto la rubrica per nulla velata di “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative”.

Questo è il quadro normativo che ne esce è il seguente.

Il principio stabilito dall’art. 136, comma 2-bis, D. Lgs. n. 104/2010 (Codice del processo amministrativo) come modificato quest’estate dal D.L. n. 90/2014 e secondo cui “tutti gli atti e i provvedimenti del giudice, dei suoi ausiliari, del personale degli uffici giudiziari e delle parti sono sottoscritti con firma digitale” diventerà operativo non più dall’ormai passato 1° gennaio bensì sei mesi più in là, dal 1° luglio. Il fatto davvero un po’ deprimente è che ciò è avvenuto per effetto di un decreto approvato in data 31 dicembre, 24 ore prima della scadenza e appunto all’interno di un calderone “mille proroghe”.

Motivo, o forse pretesto, per questa proroga pare sia la mancata emanazione delle necessarie regole tecniche. Si è subito aperto un dibattito in rete tra coloro che sostengono che queste regole tecniche potevano semplicemente essere fatte con un rimando a quelle già esistenti per il processo civile telematico o ancora più a monte a quelle generali sul documento informatico e sulla firma digitale e coloro che invece sono più cauti e preferiscono che ci siano tutti i pezzi del puzzle onde evitare che il nuovo sistema incontri subito degli intoppi.

L’avvocato Fabrizio Sigillò, avvocato in Catanzaro e da tempo studioso dell’informatica giuridica, a tal proposito dichiara: “Pur concordando con chi sostiene che il regolamento avrebbe potuto risolversi in un copia-incolla di quello già esistente per il processo telematico civile (con i dovuti adeguamenti connessi alle particolarità della procedura amministrativa) non possiamo fare a meno di ricordare che è la legge a richiedere la previa adozione di precise regole tecniche. La data del 31 dicembre era sufficientemente “comoda” per fare tutto in tempo, ma ancora una volta il legislatore ha avuto bisogno di una proroga”.

Continua Sigillò: “Questo reiterarsi di proroghe o di attuazione frammentata del processo telematico continua a rendere sempre meno organica l’effettiva messa a regime di questo sistema, postergando il suo fine principale: la formazione completa del fascicolo telematico. Alla fine dei conti, anche in quel sistema avanzato che può ritenersi il processo civile, questo obiettivo può ritenersi circoscritto al solo procedimento monitorio che – a dire il vero – pare ben poca roba, dove si consideri come quel fascicolo sia destinato a sparire rapidamente negli archivi telematici (in quanto non opposto e quindi affidato alla fase esecutiva) oppure a confluire nel giudizio di opposizione (che però nasce telematico solo raramente ed in alcune zone del Paese). La considerazione, trasposta nel contesto processuale amministrativo che, per altro verso, è  assoggettato anche ad una differente regolamentazione delle notifiche telematiche (quella delineata nel caotico rinvio di cui all’art. 46 comma 2 D.L. n. 90/2014) non ancora attuata, induce a condividere le perplessità di chi, pur apprezzandone l’utilità, continua a vedere come lontana la realizzazione di un processo telematico”.

Non ci resta quindi che attendere ulteriori sei mesi, sperando che in questo lasso di tempo non emerga qualche altro intoppo che porti all’ennesima procrastinazione.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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