EBook: l’Iva cala, i prezzi poco. La posizione degli editori

di a cura di Carlo Piana - 11 febbraio 2015

Fino a poco tempo fa l’Iva sugli ebook era al 22%, creando così una eccessiva disparità rispetto al regime agevolato dei libri cartacei, con Iva al 4% versata alla fonte dall’editore. Dal primo di gennaio questa disparità, che da molti era percepita insensata e penalizzante per il nuovo mercato dell’editoria elettronica, è stata eliminata; e ad annunciarlo è stato lo stesso Ministro della Cultura Dario Franceschini con un tweet di fine anno.

 

 

L’hashtag utilizzato dal ministro è #unlibroèunlibro, che aveva contraddistinto una campagna di sensibilizzazione circolata sui social network a cavallo di ottobre e novembre e che appunto ha contribuito a fare pressione politica sul tema. Be’, possiamo quindi dire “finalmente una storia a lieto fine”? Forse no. Infatti fin dalle prime settimane di gennaio molti tra coloro che avevano sostenuto la campagna hanno iniziato a far notare che non si era registrato nessun aggiustamento sui prezzi degli ebook prodotti da case editrici italiane. I primi “indiziati” possono sembrare gli editori, colpevoli – secondo alcuni – di aver fatto orecchie da mercante e di essersi “mangiati” quel margine per aumentare i propri profitti. La categoria ha però alzato gli scudi, spiegando che la questione non è affatto così semplice come può sembrare da fuori (si legga per esempio la posizione del Gruppo Mondadori).

Anche Gino Roncaglia, che non è parte interessata ma un accademico esperto del settore editoria elettronica e comunicazione digitale, in una discussione avviata su Facebook da Marilena Puggioni Pinna, ha sottolineato: “Facendo due conti si vede dunque che il margine per abbassare i prezzi è davvero minimo, e – come più volte detto (non solo da me) nei giorni scorsi – non stupisce affatto e non scandalizza affatto che questo margine sia assorbito dagli editori, molti dei quali, come purtroppo ben sappiamo, hanno difficoltà a sopravvivere.”

Io che con gli editori ci lavoro abbastanza costantemente mi sono intestardito e ho voluto capire bene la faccenda. Tra l’altro, da anni ho il piacere di collaborare come autore e coordinatore di una collana proprio con una casa editrice che ha puntato principalmente sul digitale. Mi riferisco alla milanese Ledizioni, di cui ho interpellato Nicola Cavalli, fondatore della società e autore di un simpatico saggio intitolato “Questo libro parlerà malissimo degli ebook (Ma potrebbe non riuscirci)” per i tipi di Editrice Bibliografica.

Come prima cosa, Nicola tiene a fare un’importante precisazione: “Bisogna evidenziare che l’Iva sugli e-book in Italia dal 1 gennaio è sì scesa dal 22% al 4%, ma dalla stessa data è anche cambiato il regime europeo sull’Iva, che stabilisce il principio per cui l’Iva si paga in base all’aliquota in vigore nel paese di acquisto e non in quello di vendita.”

Quindi torniamo al solito irrisolto problema della mancanza di un efficace coordinamento fiscale a livello internazionale, specie sui servizi legati a Internet. D’altro canto, se gli editori che producono ebook, vogliono raggiungere un pubblico consistente, non possono fare a meno di appoggiarsi a soggetti come Amazon o Kobo.

Aggiunge Cavalli: “In altre parole prima Amazon fatturava le vendite di ebook agli editori applicando l’Iva del Lussemburgo, paese nel quale, come Apple e Kobo, ha la sede. L’Iva lussemburghese è del 3%, ora quella italiana è del 4%. È evidente che per gli editori cambia poco, soprattutto se si pensa che questi store internazionali valgono, tutti insieme, sicuramente più del 70% del mercato. Sulla maggior parte delle vendite, quindi, l’Iva per gli editori passa dal 3% al 4%, mentre su una minoranza passa dal 22% al 4%. Su queste basi però non è giustificabile un abbassamento dei prezzi.”

Però non possiamo dire che la colpa sia tutta di questi soggetti. Di certo molto dipende anche da come le case editrici italiane si sono avvicinate in questi anni al mercato digitale. Conclude infatti Nicola: “Certo, c’è anche il discorso relativo a quanto le case editrici abbiano inizialmente puntato sugli ebook e con quale strategia di pricing. Abbiamo visto che nelle scorse settimane diversi grandi editori hanno effettivamente abbassato i loro prezzi, ma è importante vedere da che basi si partiva. Noi di Ledizioni non li abbiamo abbassati perché già prima di queste nuove leggi i nostri prezzi, Iva compresa, erano inferiori al cartaceo almeno del 50%, e in molti casi anche di più. Altri editori avevano prezzi in alcuni casi persino uguali o minori di un 20%, e allora lo spazio per diminuirli, indipendentemente da un vantaggio fiscale, nei fatti pressoché inesistente, forse si poteva trovare.”

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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