Le sentenze sul web e la farraginosa normativa sulla privacy: la storia di JurisWiki

di a cura di Carlo Piana - 29 aprile 2015

Questa settimana ci troviamo di fronte a un caso in cui la privacy si mette di traverso a un’iniziativa privata che sfrutta gli “open data”. Avevamo già parlato lo scorso ottobre della scarsa limpidezza delle regole che governano la diffusione di provvedimenti giudiziari ‒ specialmente sul lato tutela della privacy e diritto all’oblio ‒ con un articolo dal titolo abbastanza eloquente Privacy e sentenze: un quadro che non quadra (neanche per la Cassazione)“. Ora il tema torna ancora più attuale e mi tocca in prima persona; infatti, la scorsa settimana ho lanciato le versione beta di JurisWiki.it, una piattaforma open per l’informazione giuridica che raccoglie (per ora) tutti i provvedimenti resi liberamente accessibili in rete da Corte Costituzionale, Corte di Cassazione e Consiglio di Stato.

IL PROGETTO JURISWIKI

Più di seicentomila provvedimenti raccolti in un unica banca dati, resi più facilmente consultabili da un motore di ricerca ad hoc e ottimizzato per le specifiche esigenze; con in più la possibilità per gli utenti di intervenire attivamente caricando a loro volta sentenze o scrivendo massime e note a sentenza secondo la logica di un “wiki”, appunto. Si tratta di un progetto su cui sto lavorando “in gran segreto” da circa due anni e su cui ho investito non poche risorse; ero comunque già preparato al fatto che la sua messa online avrebbe generato un certo dibattito per i punti dolenti che va a toccare in materia di copyright, trasparenza, privacy.

Da un lato ho avuto moltissimi feedback positivi da parte di coloro che l’hanno visto come una meritoria operazione nella direzione della trasparenza e del libero accesso all’informazione (come saprete, i database giuridici sono sempre stati appannaggio di poche case editrici e sono sempre stati trattati in ottica proprietaria); dall’altro lato ho ricevuto alcuni inviti a riflettere sulle implicazioni che un progetto come il mio può avere a livello di privacy e oblio, dato che amplifica la possibilità che i dati personali presenti nelle sentenze siano diffusi oltre i confini imposti dal diritto.

Screenshot -juriswiki 2b Aliprandi

IL GIÀ NOTO PROBLEMA DEL DIFFICILE EQUILIBRIO

Come già spiegato nell’articolo menzionato, l’interrogativo su come garantire il massimo equilibrio tra trasparenza e libero accesso all’informazione giuridica da un lato e tutela della riservatezza dei soggetti menzionati nei provvedimenti giurisdizionali è tutt’ora aperto e non si è giunti alla definizione di criteri pacifici e generalmente condivisi.

Il quadro normativo italiano, tra l’altro, è particolarmente complesso e la sua interpretazione è a oggi affidata più che altro alle linee guida fornite dal Garante Privacy e alle raccomandazioni dei teorici del diritto invece che a una giurisprudenza ben consolidata e cristallina.

Ne consegue che chiunque si avventuri in questo campo deve accettare il rischio di muoversi su un terreno scivoloso se non addirittura minato (dato che in alcuni casi sono previste sanzioni penali).

Io questo rischio l’avevo messo in conto, e anche con una punta di spavalderia, dal momento che si tratta di un progetto per cui mi espongo personalmente, senza il sostegno di qualche ente o società. Ma lo sappiamo: non si fa innovazione se non si cerca di tirare un po’ la corda e di spostare un po’ più in là la frontiera di ciò che è generalmente accettato. Però senza norme chiare e una certa qual sicurezza, molte occasioni di creare valore dal riuso dei dati aperti vanno perse.

LE SENTENZE MESSE ONLINE DALLA CASSAZIONE

Le modalità di compilazione della banca dati e la fonte da cui i dati provengono rendono ancora più bizzarra la situazione. Io non mi occupo direttamente della raccolta dei provvedimenti presso le cancellerie; non faccio altro che prelevare (automaticamente, attraverso appositi parser) le sentenze messe a disposizione dai siti ufficiali delle corti e a re-impastarli secondo l’architettura del database di JurisWiki, con algoritmi di ricerca decisamente più raffinati e performanti. Tali fonti ufficiali hanno già provveduto ad anonimizzare i provvedimenti secondo i criteri che loro hanno ritenuto di applicare (o avrebbero dovuto farlo). Il problema è proprio che, come abbiamo segnalato poco fa, non c’è solido consenso su questi criteri. Tempo fa (ormai a inizio ottobre 2014) il Garante Privacy aveva invitato il Primo Presidente della Corte di Cassazione a riflettere su questi criteri; ciò nonostante il servizio di pubblicazione online delle sentenze ha tirato dritto per la sua strada, mettendo online negli scorsi mesi anche i provvedimenti penali (che ovviamente possono porre maggiori problematiche di riservatezza).

Chiunque interpreterebbe questo comportamento come un “liberi tutti”, specie se proviene dal massimo rappresentante del potere giurisdizionale italiano.

Non solo: come maggior scrupolo, ho fatto implementare nella mia piattaforma un sistema che permette di segnalare con estrema precisione e tempestività eventuali dati personali da rimuovere o addirittura di intervenire direttamente sul testo, registrandosi come utenti del wiki; feature che non è presente in nessun altra piattaforma simile, tengo a precisare.

Tuttavia pare non basti. Secondo colleghi esperti di queste tematiche, la mia attività di semplice raccolta e riorganizzazione mi espone a troppe responsabilità (potenzialmente anche penali); motivo per cui adesso, chiunque cerca su JurisWiki una sentenza di Cassazione, trova una risposta di questo tipo: “La sentenza cercata è momentaneamente oscurata perché i dati personali presenti potrebbero non essere stati correttamente anonimizzati dalla fonte originaria. La sentenza è comunque disponibile sul sito www.italgiure.giustizia.it/sncass/”. Che poi è un modo per dire che se sei un privato che cerca di lanciare un nuovo modello di gestione e organizzazione dell’informazione giuridica, devi comunque stare attento a come muoverti in questo campo minato di principi giuridici poco lineari; se invece sei la Corte di Cassazione, puoi procedere tranquillamente.

Da voci di corridoio pare che stiano già pervenendo delle formali segnalazioni al Garante Privacy affinché egli non si limiti a scrivere al Primo Presidente della Cassazione un “cortese invito a riflettere” ma a emettere un provvedimento vero e proprio.

Forse dopo questo ulteriore passaggio il quadro giuridico sarà più chiaro anche per me e per i soggetti che come me vorranno avventurarsi in questo terreno. Ma qualcosa mi dice che la faccenda non sarà così semplice.

Sia ben chiaro che qui nessuno vuole sfruttare i dati personali altrui per farne brutalmente profitto; ma sarebbe più incoraggiante essere liberi di sperimentare iniziative come JurisWiki (ma anche altre simili) potendo fare affidamento su un sistema di principi giuridici chiaro e organico e non sul solito coacervo disorientante di norme. Chiedo troppo? Forse sì.

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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1 Commenti :

Inviato da Simone Aliprandi il 3 maggio 2015 alle 13:03

Segnalo che, a seguito di questo articolo, c'è stato un interessante scambio di opinioni su Twitter con l'ex Garante Privacy (cioè quello che si era occupato proprio dell'emissione delle linee guida per la diffusione delle sentenze). Ecco il link: http://aliprandi.blogspot.it/2015/05/garante-privacy-juriswiki-sentenze-pizzetti.html

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu


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