Copyright senza confini, usi liberi sempre più limitati

di a cura di Carlo Piana - 2 settembre 2015

Qualche mese fa (vedi articolo Il copyright anche dove non c’è. La vicenda del pubblico dominio perduto) avevamo parlato della diffusa quanto deprecabile prassi di vantare diritti di privativa inesistenti e del suo peggiore effetto collaterale: il crescente restringimento del pubblico dominio, cioè di quel limite temporale prestabilito per legge e al di là del quale qualsiasi forma di proprietà intellettuale non dovrebbe mai andare.

 

GIOCHETTI VARI PER ALLUNGARE LA TUTELA

Ai miei studenti spiego, per loro grande stupore, come sia facile allungare la tutela (e quindi anche la commerciabilità) di prodotti discografici o cinematografici vecchi quasi un secolo grazie ai famosi remaster che fanno ripartire il computo dei diritti connessi. E come lo stesso gioco sia ancora più subdolo e di impatto quando applicato alle banche dati sottoposte a periodico aggiornamento: l’anno di inizio del copyright viene di volta in volta aggiornato facendo in modo che di fatto il famigerato diritto sui generis, che a rigor di principio dura solo 15 anni dalla messa in commercio della banca dati, in realtà diventi eterno. Poi ci sono i fotografi che spacciano per opere creative fotografie di mera documentazione per ottenere una tutela ben più duratura.

Insomma... i “giochetti” per tenere sotto chiave qualcosa che in realtà è diventato “di tutti” sono vari e l’industria del copyright li ha già sperimentati tutti.

 

IL PUBLIC DOMAIN BISTRATTATO… ANCHE DAI LEGISLATORI

A volte però ci si mettono anche i legislatori a inventarsi contorti principi giuridici per allontanare sempre più il pubblico dominio (allungando la durata della tutela) e per restringere sempre più le cosiddette “libere utilizzazioni”, già da tempo ridimensionate a “eccezioni e limitazioni al diritto d’autore”.

A metà luglio alla Iamcr 2015 Conference di Montreal due ricercatori (Loreto Corredoira e Rodrigo Cetina Presuel) hanno presentato il paper “Current Copyright Policy Tendencies in 2015: Further Weakening of Limits and Exceptions and the ever reducing Public Domain” (vedi testo su SSNR) dedicato proprio a questo tema e contenente il commento critico a una recente legge del parlamento spagnolo rivolta in questa direzione: la Legge 4 novembre 2014 n. 21, in vigore dal 1 gennaio scorso.

Tra le varie modifiche introdotte da questa legge, vi è quella che impone alle università di versare delle somme a forfait alle società di gestione collettiva per l’utilizzo di manuali e libri di testo resi disponibile on-line dai campus virtuali. Ma il problema principale è che questa licenza è irrevocabile, inevitabile, irrinunciabile (nel senso che nemmeno i titolari dei diritti possono scegliere di rinunciarvi), dunque le università devono pagare anche per le opere rilasciate sotto licenze libere e per le opere che sono già in pubblico dominio. Come giustamente segnalano gli autori, questo non fa altro che “indebolire ulteriormente le limitazioni al diritto d’autore come quella relativa agli utilizzi a scopo didattico (art. 32 della legge spagnola sul diritto d’autore) e inoltre va a restringere il campo d’azione del pubblico dominio dato che stabilisce una licenza non alienabile su contenuti non più sotto copyright”. Riforma spagnola del diritto d’autore che ha imposto un simile “irrinunciabile” diritto a carico dei siti che propongono rassegne stampa. In pratica una norma contro gli usi legittimi pensata ad hoc contro Google. Norma che ha avuto due brillanti effetti: ridurre il traffico online verso le testate che avrebbero dovuto giovarsene (essendone le maggiori proponenti, salvo poi pentirsene), al contempo non ha scalfito, anzi, ha aumentato la posizione di potere di Google, facendo chiudere siti di rassegna stampa più piccoli e locali, che non hanno retto l’aumento di burocrazia e di tasse. Parafrasando il detto, non tutta la privativa vien per giovare a chi la propone.

 

LE POSIZIONI DELLO YOGA SOTTO COPYRIGHT?

Un’altra iniziativa bizzarra, annunciata proprio durante questa pausa estiva, viene dall’India ed è quella con cui il legislatore indiano ha dichiarato come “sapere tradizionale” protetto, e quindi tutelato da una sorta di copyright, circa 1500 posizioni yoga.

“Oltre 250 asana sono già state catalogate con foto, video e descrizione in una banca dati del ministero della Scienza e Tecnologia che si chiama Traditional Knowledge Digital Library (Tkdl) e che è nata nel 2001 per combattere la biopirateria, in particolare per quanto riguarda le piante medicinali.”, ci racconta LaStampa.it.

Lo scopo ufficiale sarebbe quello di impedire che altri, soprattutto aziende straniere, di vantare privative di copyright o addirittura brevetto su queste note pratiche. Uno scopo ragionevole; ma che comunque non è sufficiente a sgombrare tutte le perplessità su questa scelta. Di questo passo arriveremo a mettere il copyright anche sulle posizioni del Kamasutra.

 

NON AVRAI ALTRO PIXELS ALL’INFUORI DEL MIO!

Infine, un’altra storia che genera qualche interrogativo sugli eccessi della proprietà intellettuale, sempre circolata attorno a metà agosto, è quella che ha visto la discutibile iniziativa della Entura International, un operatore autodefinitosi “anti-pirateria”, che ha inviato varie richieste di “notice and take down” a Vimeo per filmati che – a suo dire – avevano problemi di copyright o forse, più verosimilmente, “interferivano” con la promozione del film “Pixels” prodotto da Columbia Pictures e lanciato proprio in queste settimane.

Tra queste per esempio un’organizzazione non-profit con finalità culturali (la cipriota NeMe) che aveva prodotto nel 2006 (quindi ben nove anni prima dell’uscita del noto film) un cortometraggio intitolato “Pixels”; e anche il regista Patrick Jean, autore di un altro cortometraggio intitolato “Pixels”, che tra l’altro narra la storia di creature a 8bit che invadono New York e risale al 2010.

Insomma... il classico bombardamento a tappeto di chi ha la voce grossa e non si fa scrupoli a mostrare i muscoli, anche a scapito di utilizzi pienamente legittimi; non si può però non vedere una dose di “complicità” da parte di Vimeo che troppo superficialmente ha aderito alle richieste senza approfondire i singoli casi. Tra l’altro, le vittime incolpevoli sono ben più numerose; tutte elencate in questo post su TorrentFreak.

 

TANTI AUGURI LIBERI?

Forse però per la fine dell’estate ci attenderà una notizia di segno opposto. Infatti, come segnalato in altra sede, siamo in attesa della decisione di una corte americana sull’annosa questione mai chiarita del copyright sulla canzoncina “Happy Birthday” vantato dalla Warner/Chappel, che secondo una delle parti in causa sarebbe invece scaduto già nel 1921. Confidiamo che almeno in questo caso sia tenuta alta la bandiera del pubblico dominio.

Tanti auguri!

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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