Profili standardizzati per le professioni Ict: eppur si muove

di a cura di Carlo Piana - 3 febbraio 2016

È notizia di questi giorni l’approvazione in seno a Uninfo (cioè l’ente di normazione tecnica federato Uni che si occupa degli standard in ambito tecnologico-informatico) di quattro nuove norme relative alla definizione dei profili professionali nel settore Ict.

Nel maggio 2014 avevamo già trattato l’argomento su queste pagine, titolando “Niente standard per i professionisti web: per Iwa Italy è un grave errore“ e raccontando di una battuta di arresto subita da questo processo di standardizzazione secondo molti fondamentale, se non necessario. Gli ostacoli poi sono stati superati grazie a un lavoro di normazione più esteso e non limitato ai soli profili operanti nel Web e il 28 gennaio è arrivato l’annuncio ufficiale dell’approvazione e pubblicazione delle quattro nuove norme.

Ovviamente, come spesso accade nella definizione degli standard, non si è creato nulla che già non esistesse, ma più propriamente si è provveduto a definire con maggior chiarezza i profili e i relativi requisiti.

Dopo una prima lista di profili risalente al luglio del 2010 (si veda il documento “Iwa Italy Web Skills Profiles“) che contava diciassette profili, siamo arrivati a una lista ora più completa. Le nuove norme Uni 11621, recependo il modello definito dal gruppo di lavoro Cen (Uni 11621-1), definiscono i 23 profili Ict europei (Uni 11621-2), i 25 profili Web (Uni 11621-3) e i 12 profili di sicurezza delle informazioni (Uni 11621-4). Eccole:

  • Uni 11621-1. Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’Ict – Metodologia per la costruzione di profili professionali basati sul sistema e-CF. Contiene la definizione della struttura tipo dei modelli per la catalogazione dei profili professionali Ict. Questo modello, oramai un riferimento, può essere utilizzato per la generazione di nuovi profili.
  • Uni 11621-2. Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’Ict – Profili professionali di “seconda generazione”. Contiene i 23 profili professionali Ict di seconda generazione. I profili sono i seguenti: Account Manager, Business Analyst, Business Information Manager, Chief Information Officer, Database Administrator, Developer, Digital Media Specialist, Enterprise Architect, Ict Consultant, Ict Operations Manager, Ict Security Manager, Ict Security Specialist, Ict Trainer, Network Specialist, Project Manager, Quality Assurance Manager, Service Desk Agent, Service Manager, Systems Administrator, Systems Analyst, Systems Architect, Technical Specialist E Test Specialist.
  • Uni 11621-3. Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’Ict – Profili professionali relativi alle professionalità operanti nel Web. Contiene i profili professionali identificati per chi opera nel Web (25 profili professionali). I profili sono i seguenti: Web Community Manager, Web Project Manager, Web Account Manager, User Experience Designer, Web Business Analyst, Web DB Administrator, Search Engine Expert, Web Advertising Manager, Frontend Web Developer, Server Side Web Developer, Web Content Specialist, Web Server Administrator, Information Architect, Digital Strategic Planner, Web Accessibility Expert, Web Security Expert, Mobile Application Developer, E-commerce Specialist, Online Store Manager, Reputation Manager, Knowledge Manager, Augmented Reality Expert, E-Learning Specialist, Data Scientist e Wikipedian.
  • Uni 11621-4. Attività professionali non regolamentate – Profili professionali per l’ICT – Profili professionali relativi alla sicurezza delle informazioni. Contiene i profili professionali dedicati alla sicurezza informatica (12 profili professionali). I profili sono i seguenti: Responsabile di sistemi per la gestione della sicurezza delle informazioni, Responsabile della sicurezza dei sistemi per la conservazione digitale, Responsabile della continuità operativa (Ict), Responsabile della sicurezza delle informazioni (Ciso), Manager della sicurezza delle informazioni, Analista di processo per la sicurezza delle informazioni, Analista tecnico per la sicurezza delle informazioni, Analista forense, Specialista di processo della sicurezza delle informazioni, Specialista infrastrutturale della sicurezza delle informazioni, Specialista applicativo della sicurezza delle informazioni e Specialista nella risposta agli incidenti.

Come forse è noto, la normazione negli standard non ha un valore cogente, se non quando (come sempre più spesso accade) essa è richiamata in atti normativi formali (leggi, decreti, norme tecniche previste da esse, requisiti nei bandi di gara). La normazione tecnica è dunque una “soft law”, il cui impatto dipende principalmente dalla sua adozione. Per una miglior comprensione dei processi di standardizzazione rinvio alla lettura del mio “Apriti standard! Interoperabilità e formati aperti per l’innovazione tecnologica“ o a questo breve video divulgativo.

A spiegarci un po’ più nel dettaglio l’impatto che avrà questo nuovo standard, anche questa volta è Roberto Scano, fondatore di Iwa Italy, nonché consulente AgID in materia di accessibilità web, dal 2013 anche Coordinatore del Gruppo di Lavoro Uninfo “Attività professionali non regolamentate –  Figure professionali operanti nel settore Ict – Professionista Web” (dedicato proprio alla definizione di una norma nazionale per il riconoscimento delle professionalità Web) e successivamente dal 2015 presidente della Commissione Attività Professionali non regolamentate (Apnr) che ha licenziato le norme.

 

Facciamo un po’ di ricostruzione della storia per capire come siamo arrivati a questa nuova norma...

Le quattro norme Uni 11621 non sono altro che l’ennesimo tassello necessario per la catalogazione delle competenze Ict di chi opera professionalmente nel settore, in particolare per le cosiddette professioni non regolamentate (legge n. 4/2013). Tre anni fa nasceva la norma Uni 11506:2013, anch’essa in recepimento di documenti europei (come per esempio il documento e-CF, cioè il framework delle competenze digitali Ict sviluppato da un gruppo di lavoro in seno al Cen). Tale norma definiva dei “mattoncini” per mappare le competenze dei professionisti. Sempre all’interno di Cen si era sentita l’esigenza di definire dei modelli per catalogare i profili operanti nel settore Ict, identificandone 23 di tipo generalistico (profili definiti “di seconda generazione”) e lasciando spazio per ulteriori profili – sempre su medesimo schema con alcune estensioni – per la creazione di profili di cosiddetta terza generazione.

 

E per una volta l’italia si è mossa prima di altri paesi. In che modo?

Per primi in Italia abbiamo creduto nei profili di terza generazione, prova ne è che Iwa nel 2006 ha avviato una attività di censimento e mappatura delle competenze di chi opera nel Web coinvolgendo i principali player del settore, arrivando al dicembre 2014 con la definizione di 25 profili professionali operanti nel settore. Le quattro norme Uni 11621 recepiscono pertanto il modello definito dal gruppo di lavoro Cen (Uni 11621-1), i 23 profili ICT europei (Uni 11621-2), i 25 profili Web (Uni 11621-3) e i 12 profili di sicurezza delle informazioni (Uni 11621-4).

 

 Aliprandi 20160203

 

Quali sono i principali vantaggi di questo approccio?

Il vantaggio della norma multiparte (nel senso di norma formata da più norme), per cui c’è ampio interesse da parte dei paesi europei (al punto che è nostra intenzione portarla a normazione europea, come già fatto per la Uni 11506:2013), è la sua espandibilità per altri specifici settori. Grazie al modello della Uni 11621-2 si possono creare quindi nuovi profili, anche per specifiche attività, rendendo quindi questa norma in costante evoluzione con le esigenze di mercato. In Italia per esempio stiamo normando i profili operanti nel settore Ict nel campo della privacy, nonché le figure operanti nella gestione delle informazioni geografiche.

 

Gli obbiettivi raggiunti sono stati soddisfacenti oppure si poteva fare meglio?

Direi che l’obiettivo principale è stato raggiunto. Anche l’interesse da parte dell’AgID (che già citava tale lavoro nelle linee guida per la cultura digitale 2014) è un segno che pure nel mondo della PA vi è interesse a una miglior profilazione delle competenze Ict.

 

Secondo te quale impatto avrà nei prossimi anni il nuovo standard sul mercato?

Come tutte le norme tecniche nate a seguito di norme legislative, vista anche la necessità di riqualificazione delle professionalità Ict (soprattutto all’interno della PA), a mio avviso questa norma sarà di aiuto a indirizzare i diversi attori per una reale competitività. Enti di formazione, soggetti certificatori, pubbliche amministrazioni, aziende avranno a disposizione dei chiari riferimenti sulle conoscenze, abilità e competenze per le varie figure. In questo modo si possono quindi formare le nuove generazioni rispetto a profili specifici, consentire un incontro tra domanda e offerta negli appositi marketplace e quant’altro possa garantire la scelta di professionalità adeguate alle esigenze del committente.

 

Quali saranno in concreto i cambiamenti per il mondo dei liberi professionisti del settore Ict?

Qui dipende dall’ambito di mercato in cui operano tali professionisti e dalla conoscibilità della norma da parte della committenza. Mentre da una parte si può vedere difficile che un piccolo artigiano chieda la certificazione per documentare le competenze del professionista, dall’altra vedo la certificazione come una “tutela” soggetti pubblici in caso di acquisizione di risorse umane e/o nel caso di assegnazione di commesse ad aziende operanti nel settore Ict. Non dimentichiamo che in diversi settori sono già richieste certificazioni rispetto a norme Uni e/o Iso, una per tutte la Iso 27001.

 

Alcuni malignamente sostengono che associazioni professionali e standard predefiniti in realtà “ingessino” e tolgano libertà d’azione al mercato. Cosa ne pensi?

Gli standard hanno sempre portato beneficio al mercato. Avere degli standard significa avere dei riferimenti per la comparazione e valutazione. Queste norme tecniche, legate alle norme legislative (pensiamo solo alla L. n. 4/2013 e al D.Lgs. n. 13/2013) sono solo un supporto alla crescita di qualità nell’offerta (formativa, di certificazione, delle persone) e non un ostacolo. Tra l’altro una delle caratteristiche di tali norme tecniche è la possibilità di aggiornarle, il che le rende sempre vive e valide.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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