“Forti con i forti, debolissimi con i deboli”: la Siae mette una toppa peggiore del buco

di a cura di Carlo Piana - 23 febbraio 2016

Ogni tanto sulla cronaca locale circola qualche notizia di un controllo Siae che desta una certa indignazione negli utenti. Tempo fa era stato il caso di una sanzione per una recita scolastica, in queste scorse settimane è circolata la notizia di un verbale ai danni di un’associazione di volontariato di Monza, rea di aver organizzato una festa di Capodanno senza ottenere le dovute licenze per l’uso di opere musicali. In questo caso l’indignazione si è fatta sentire più del solito, dal momento che si tratta di una Onlus che svolge attività a favore di disabili e soggetti svantaggiati.

Ecco che poco dopo il clamore mediatico, arriva la posizione dei vertici romani di Siae che sostanzialmente lasciano intendere di non essere d’accordo con l’approccio – per così dire – “iper zelante” dell’incaricato Siae di Monza e di voler in qualche modo farsi perdonare con una donazione a favore della Onlus. Insomma, il danno di immagine derivato dall’indignazione che monta in rete vale ben di più delle poche centinaia di euro incassate con queste sanzioni; e il management di Siae l’ha capito e cerca di scaricare la responsabilità sui mandatari.

Negli ultimi anni abbiamo mandato a casa un centinaio di agenti, in questo caso abbiamo sospeso il direttore della sede di Milano e avviato un procedimento disciplinare contro il mandatario di Monza.”, ha dichiarato infatti il direttore generale di Siae Gaetano Blandini intervistato da IlFoglio.it.

 

UN’ECCESSIVA DISCREZIONALITÀ

La vicenda solleva però un’atavica questione del sistema Siae: quella della poca chiarezza nei confronti degli utenti dei suoi servizi e del poco coordinamento tra i vertici romani e le sedi locali. Quante volte succede che un organizzatore di eventi o un titolare di locali pubblici riceva un trattamento diverso per situazioni identiche che però sono sotto competenza di due diversi uffici Siae, magari distanti solo qualche decina di chilometro? Come può essere se le norme sul diritto d’autore e i regolamenti Siae sono approvati a livello nazionale?

In un sistema serio e “di diritto” non dovrebbe esserci tutta questa discrezionalità; dovrebbero piuttosto esserci poche norme, ben comprensibili, non passibili di interpretazioni pretestuose e fatte rispettare seriamente e sistematicamente. In parte ne avevamo già parlato nell’articolo La cattiva burocrazia e la Siae e avevamo spiegato che questa situazione dipende anche dal fatto che spesso la prassi burocratica (locale) prevale sulle norme (nazionali). E già questo dovrebbe farci riflettere sulle storture del sistema, di tutto il sistema dell’amministrazione, che qualcuno potrebbe dire legato a concetti borbonici.

 

MANDATARI E OPERATORI SIAE

C’è da ricordare un altro aspetto che non è noto a tutti: solo una ristretta parte degli operatori Siae sono a tutti gli effetti dipendenti dell’ente; molti di questi lavorano invece in un rapporto, che allo stato attuale, è di mandato con rappresentanza.

Le sedi Siae vere e proprie, cioè quelle che effettivamente dipendono e sono gestite dall’ente, sono presenti solo nelle città più importanti; in tutte le altre città sono presenti uffici mandatari.

Come si legge sul sito ufficiale Siae, “I mandatari Siae svolgono sul territorio assegnato, con autonomia organizzativa e di mezzi, le attività di sportello per la clientela e per l’utenza Siae. Effettuano, inoltre, vigilanza e controllo nei settori dello spettacolo, dell’intrattenimento e in tutti gli ambiti oggetto delle convenzioni tra Siae ed Enti Pubblici e Privati. Tali attività vengono realizzate previa sottoscrizione di specifico contratto di mandato, la remunerazione del quale, onnicomprensiva delle spese sostenute per l’esercizio del mandato, è costituita da provvigioni sugli incassi e da compensi per gli altri servizi conferiti.”

Anche quando genericamente diciamo “incaricato Siae” in realtà non siamo sufficientemente precisi, poiché l’espressione può far riferimento a più soggetti: a funzionari Siae che hanno un vero e proprio contratto di lavoro dipendente presso una delle sedi Siae “vere e proprie”, oppure a qualcuno che gestisce un ufficio mandatario, o ancora a qualcuno che ha ricevuto il semplice incarico, da parte del mandatario (quindi è in un certo senso un “mandatario del mandatario”), di svolgere i controlli sul territorio in nome e per conto di Siae. Per intenderci, pur con le dovute cautele, potremmo assimilarli in qualche modo agli ausiliari del traffico e della sosta.

 

GLI ISPETTORI SIAE COME PUBBLICI UFFICIALI

Al di là del tipo di rapporto contrattuale che lega questi soggetti alla Siae, è indubbio che essi, quando agiscono come “controllori” del rispetto delle norme sul diritto d’autore e dei regolamenti in vigore, assumono un ruolo di pubblico ufficiale. Così pare inquadrarli la giurisprudenza che ha effettivamente riconosciuto loro la qualifica sostanzialmente equivalente di incaricato di pubblico servizio. Tale qualifica comporta l’obbligo di denuncia in tutti quei casi in cui l’incaricato riscontra la commissione di un reato (salvo che non si tratti di reato punibile solo a querela della persona offesa), come previsto dall’art. 331 Codice Procedura Penale; salvo incorrere nel reato di omissione di denuncia previsto dall’articolo 361 Codice Penale.

In parole più semplici, l’ispettore Siae che rilevasse una violazione del diritto d’autore che tocca anche aspetti penalistici (come per esempio la violazione dell’articolo 171-ter legge n. 633/1941) non potrebbe scegliere come comportarsi; ma avrebbe un chiaro obbligo giuridico di denunciare il fatto alla Procura della Repubblica.

 

SE LA LEGGE NON AMMETTE DISCREZIONALITÀ

Pare però che anche qui la discrezionalità dei vari incaricati sia alta e, secondo quanto raccontato da alcuni mandatari, che addirittura sia la stessa Siae a non gradire atteggiamenti troppo zelanti. Se davvero così fosse (e ci auguriamo di no, visto che sarebbe molto grave), ci sarebbe davvero qualcosa che non quadra. In sostanza, secondo questa interpretazione, Siae preferirebbe non perseguire penalmente la violazione dei diritti d’autore anche quando la legge prevede chiare fattispecie di reato, preferendo quindi sfruttare l’eventualità di un procedimento penale come uno spauracchio da sbandierare solo in alcune occasioni, una “spada di Damocle” da sfoderare solo nei casi più gravi, in barba al principio costituzionale secondo cui l’azione penale è obbligatoria.

Questo atteggiamento sembrerebbe tra l’altro trovare conferma nella dichiarazione del Direttore Generale Blandini rilasciata (sempre a IlFoglio.it) proprio in occasione della vicenda monzese:

È una storia bruttissima, soprattutto perché negli ultimi anni la Siae ha abbandonato la vecchia politica che anteponeva l’incasso a qualsiasi altra cosa. Quello che diciamo sempre al nostro territorio è: debolissimi con i deboli e forti con i forti.”

A un occhio ingenuo, tale approccio potrebbe anche sembrare un segno di buon senso e di elasticità (anche perché – come alcuni fanno notare – se davvero i reati presenti nella legge sul diritto d’autore fossero davvero perseguiti sistematicamente, le procure andrebbero al collasso nel giro di poche settimane); peccato che, per i motivi già spiegati, la legge penale non ammette questa discrezionalità.

 

L’OPINIONE DEI MANDATARI

Attraverso il gruppo Facebook “Mandatari Siae revocati” ho intercettato Riccardo Gattuso, ex mandatario Siae per la circoscrizione di Albano Laziale dall’anno 1989 all’anno 2014, nonché membro molto attivo all’interno del gruppo. Ho pensato dunque di chiedere a lui alcune conferme in merito a quanto emerso in questi mesi sul tema dei controlli Siae. Riportiamo ‒ per brevità ‒ un estratto delle risposte che abbiamo ricevuto; la versione integrale dell’intervista (davvero densa e interessante) è disponibile sul mio blog.

 

Cosa ne pensa delle recenti dichiarazioni dei vertici SIAE sulla vicenda di Monza?

Ritengo che quella di Monza sia una situazione molto triste.

Trovo, infatti, difficile comprendere i comportamenti della Siae: non mi risulta che l’Ente abbia mai ritenuto voler prendere un indirizzo e conseguentemente dettare istruzioni specifiche alla rete territoriale sulle previsioni dell’art. 15 della legge n. 633/1941. Anzi: immagini che addirittura uno dei motivi che hanno determinato la mia revoca consisteva nel fatto che avevo applicato un compenso più basso, ma espressamente previsto da specifica tabella, per un evento, operando la considerazione che il gestore del locale, in occasione del proprio matrimonio, organizzava un intrattenimento nel proprio locale che, guarda caso, corrispondeva anche alla sua residenza (si trattava di una villa dove venivano organizzati eventi e attività di bed and breakfast).

 

Questo in effetti fa riflettere in merito al livello di discrezionalità con cui vengono applicate le norme da parte di Siae in fatto di controlli…

La legge non prevede esenzione dal pagamento del diritto d’autore per i circoli, e le associazioni ecc., anche se in passato, esistevano delle specifiche riduzioni proprio per gli oratori. Nel caso il mandatario monzese abbia applicato un compenso diverso da quello previsto per gli enti associativi (come sembrerebbe facesse sottintendere il Direttore Generale in uno degli articoli che mi è capitato di leggere) bisogna ragionare su quanto sia lecito invece applicare compensi in convenzione per una manifestazione abusiva per la quale ai sensi della legge n. 633/1941 doveva essere addirittura presentata alle competenti autorità una regolare notizia di reato.

 

Dunque in sostanza Siae preferirebbe non perseguire penalmente la violazione dei diritti d’autore anche quando la legge prevede chiare fattispecie di reato, per poter sfruttare l’eventualità di un procedimento penale come uno spauracchio da sbandierare solo in alcune occasioni; una sorta di “spada di Damocle” da sfoderare solo nei casi più gravi. Secondo lei è uno scenario credibile?

Non so dirle se i motivi per cui non vengono fatte le denunce siano da addursi alla ipotizzata “spada di Damocle” o ad altri motivi quali, per esempio, incuria, ignoranza della materia, scelta politica per non amplificare la già negativa percezione dell’Ente Siae, tentativo di non ingolfare ulteriormente i Palazzi di Giustizia, timore che una norma allo stesso tempo tanto “pesante” quanto “importante” per la tutela del diritto di autore possa venir (a mio avviso giustamente) cancellata, o chi più ne ha più ne metta. [...] Come certo è che tra i motivi di revoca di un ex collega, veniva contestato il fatto di aver proceduto a effettuare le denunce senza la preventiva autorizzazione della Siae. In sostanza, revocato dall’incarico per aver adempiuto a un obbligo di legge!

 

Ma quindi stiamo dicendo che è la stessa Siae a fornire indicazioni ai mandatari e agli incaricati del controllo affinché facciano denuncia di reato solo in alcuni casi?

Non è proprio così: fino a quando io ero in servizio la Siae non forniva infatti alcuna istruzione al riguardo, come non forniva i prestampati per effettuare i processi verbali. La contestazione di Monza si basa su una “relazione” ovvero un atto redatto da un accertatore esterno alla Siae, incaricato dal mandatario. Tale “relazione” dovrebbe essere stata trasformata successivamente, dal mandatario, in un atto interno di natura civilistica denominato “Atto di Constatazione”. L’atto di constatazione è, appunto, un “atto interno”, non previsto da alcuna norma di legge a quanto io sappia. Non mi sembra, tra l’altro, che successivamente alla mia revoca sia cambiato qualcosa.

 

Nel 2013 la direzione generale della Siae ha diffuso una circolare intitolata “Istruzioni operative propedeutiche all’attivazione del processo di recupero crediti autorali" (vedi il documento) che era già stata oggetto di dure critiche da parte del collega Scorza sul IlFattoQuotidiano.it. Cosa ne pensa?

La circolare, tra le varie cose, dettava istruzioni su come, in fase di controllo sui cosiddetti abbonamenti strumenti meccanici, "glissare" sul fatto che nel corso del controllo non fosse stato individuato il diritto d’autore che si riteneva evaso. Veniva invece reiterata l’istruzione sul fatto che l’importo del diritto che si riteneva non corrisposto, non figurasse su nessuno dei documenti redatti. Può accadere, nella contestazione dei c.d. strumenti meccanici, che:

  1. Siae o chi per lei compila un atto anche quando non è stato riscontrato l’effettivo abusivo utilizzo di diritto d’autore tutelato dall’Ente (per esempio controlli effettuati nel corso di partite e incontri sportivi in genere, telegiornali, tribune politiche, talk show, utilizzo di repertorio non tutelato, utilizzo di repertorio di pubblico dominio, prodotti con licenza Creative Commons, diritti di autori appartenenti a paesi che non hanno il c.d. rapporto di reciprocità, ecc.).
  2. Dell’atto, sino al mese di ottobre 2015, non veniva rilasciata alcuna copia all’esercente (gli atti elevati per fattispecie diverse dagli strumenti meccanici a tutt’oggi non vengono rilasciati in copia), in contrasto con le più elementari regole di trasparenza, tutela, rispetto e… buonsenso. Nell’atto non viene comunque indicato né l’importo che si ritiene evaso, né gli estremi legislativi (la legge n. 633/1941 comprende ben 206 articoli!), né le modalità per un’eventuale ricorso. [...]
  3. Negli atti successivi (quelli d’ufficio) viene conteggiato il diritto d’autore su base annua, anche se esistono specifiche tabelle giornaliere, trasformando, di fatto, ipotesi dell’ente sul futuro utilizzo degli strumenti meccanici riscontrati, in certezze assolute di credito.
  4. Siae provvede a tentare un recupero bonario (raccomandata/diffida).
  5. In caso di esito infruttuoso, emette "attestato di credito" in forza dell’art. 164 della legge n. 633/1941, ovvero un atto che ha già valore esecutivo. Interessante sarebbe interrogarsi su questa particolare possibilità che lo Stato Italiano ha pensato di dare a Siae per tutelare interessi esclusivamente privati, in considerazione anche del fatto che il nuovo statuto ha trasformato l’Ente in qualcosa di simile a una società per azioni [...].
  6. Quasi mai vengono inoltrate le dovute denunce penali, espressamente previste dalla vigente normativa.

 

CONCLUSIONI

Insomma, dalle dichiarazioni di Gattuso sembra emergere un quadro davvero poco incoraggiante, che non fa altro che porre nuovamente urgenza sulla necessità di una radicale riforma della Siae e in generale della gestione collettiva dei diritti d’autore e diritti connessi in Italia. Una riforma che tra l’altro dovrebbe essere fatta entro le prossime sei settimane per non incorrere in un procedimento di infrazione da parte dell’Unione Europea per tardivo recepimento della cosiddetta direttiva Barnier (che prevede l’ormai imminente 10 aprile 2016 come scadenza).

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

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A CURA DI CARLO PIANA

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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