Una rete “stupida” e neutrale è meglio. Anche per l’Ue

di a cura di Carlo Piana - 16 settembre 2016

Ancora in piena estate dall’Unione Europea arrivano nuove linee guida a tutela della neutralità della rete. Un traguardo raggiunto anche grazie alla mobilitazione degli utenti e all’attività di sensibilizzazione fatta da alcuni attivisti.

Mentre il caldo estivo tratteneva ancora molti di noi sulle spiagge, l’Europa ha raggiunto un importante traguardo per la libertà dell’infrastruttura Internet e per una sua regulation più equilibrata e concorrenziale.

Lo scorso 30 agosto il Body of European Regulators for Electronic Communications (Berec), l'organismo dell’UE che vigila in generale sul settore delle comunicazioni elettroniche, ha annunciato l’approvazione e l’entrata in vigore delle prime linee guida sulla net neutrality.

Le nuove linee guida approvate oggi forniscono indicazioni dettagliate per l'applicazione coerente delle nostre regole sulla neutralità della rete da parte dei legislatori nazionali in tutta l'Ue. Esse non alterano il contenuto delle norme in vigore che garantiscono la libertà di Internet, proteggendo il diritto di ogni cittadino europeo di accedere ai contenuti presenti in rete, alle applicazioni e ai servizi senza ingiustificate interferenze o discriminazioni. Le nostre regole evitano la frammentazione del mercato unico, portano certezza del diritto per le imprese e rendono più facile per loro di lavorare oltre confine. Esse assicurano inoltre che Internet rimanga un motore per l'innovazione e che le tecnologie avanzate e servizi come legati alla cosiddetta Internet of Things [...] possano essere sviluppati oggi e fiorire in futuro”, si legge nel comunicato.

Il tema “net neutrality” non è sempre sufficientemente conosciuto e viene spesso lasciato in secondo piano oppure considerato come “solo per addetti ai lavori”, nonostante sia invece uno degli elementi chiave della “cittadinanza digitale”. Per farne comprendere l’importanza tempo fa si erano addirittura mobilitate alcune tra le più note pornostar statunitensi, che qualche anno fa avevano realizzato un video davvero insuperabile per efficacia comunicativa (guardatelo qui).

 

 

Il concetto comunque è molto semplice: l’infrastruttura di rete deve essere asettica e neutrale rispetto ai dati che “trasporta”, i quali devono essere trattati senza alcuna distinzione rispetto alla loro natura, provenienza, destinazione. In fondo, un pacchetto di bit è solo un pacchetto di bit; se alcuni pacchetti viaggiano a velocità ridotta rispetto ad altri pacchetti significa che il service provider sta in qualche modo “aprendo” questi pacchetti per capire che cosa contengono. Alcuni semplificano dicendo che la rete deve rimanere un insieme di “tubi stupidi” e non di tubi impostati artatamente per smistare il traffico a seconda delle scelte commerciali o strategiche del provider. Ciò infatti pone seri dubbi di riservatezza e sicurezza per gli utenti, oltre a dimostrare che il service provider non può molto trincerarsi dietro una generale irresponsabilità rispetto alla natura dei contenuti (questione molto delicata, dato che in quel caso non potrebbe più avvantaggiarsi delle garanzie sulla “non responsabilità” del service provider previste dalla cosiddetta Direttiva E-commerce).

Ad ogni modo, il tema era salito agli onori della cronaca anche lo scorso giugno dall’altra parte dell’Atlantico, a causa di una emblematica sentenza della U.S. Court of Appeals for the District of Columbia (sul caso U.S. Telecom Association vs. Federal Communications Commission). Mentre a casa nostra se n’era discusso nelle aule della politica romana nella primavera del 2015 grazie a una proposta di legge del Deputato Stefano Quintarelli.

 

Salva -internet

 

A questo giro, un contributo sostanziale all’approvazione delle nuove linee guida è venuto dal basso. Il Berec nei mesi scorsi aveva infatti lanciato una consultazione pubblica, alla quale più di 500 mila persone hanno risposto esprimendosi a favore di regole chiare e solide per la net neutrality; e una spinta consistente in questa direzione è stata data dalla campagna “Save the Internet!” lanciata e promossa da molte associazioni e attivisti del settore. Giusto per citare i nomi di maggior richiamo, pensiamo a Tim Berners-Lee, Barbara van Schewick e Lawrence Lessig che a metà luglio hanno sottoscritto e diffuso (sul sito della World Wide Web Foundation) una lettera aperta rivolta a tutti i cittadini della rete.

 

Il documento integrale con le linee guida è disponibile in formato pdf a questo link.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

 

- - - - - - -

Articolo sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0


0 Commenti :

Commento

Captcha

A CURA DI CARLO PIANA

/media/5648275/piana.png
DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

Impresa
Se le leggi offrono poca ospitalità alla sharing economy: i problemi sollevati da AirBnB
30 novembre 2016

Grane legali per Facebook. Quando i social media diventano veicolo di contenuti illeciti
17 novembre 2016

"Secondary ticketing” o bagarinaggio 2.0?
3 novembre 2016

ARCHIVIO