Se le leggi offrono poca ospitalità alla sharing economy: i problemi sollevati da AirBnB

di a cura di Carlo Piana - 30 novembre 2016

Dopo le auto, limiti, burocrazia e (soprattutto) tasse sui servizi della sharing economy. Chi ospita a pagamento estranei viene e verrà sempre di più vessato, controllato, sottoposto ad adempimenti che scoraggeranno molti dall’intraprendere tali attività, con poco beneficio degli operatori “ufficiali”, ma tanto danno all’efficienza. E non sarà l’ultimo caso: si tratta di un trend che anche noi segnaliamo da parecchio tempo e che non sembra avere intenzione di rallentare.

 

                                   

Non ricordavo nemmeno che qualche anno fa avevo attivato un account su AirBnB, a ricordarmelo sono state due email arrivate sulla mia casella rispettivamente il 29 ottobre e il 1° novembre. La prima (che per me è stata quella più inattesa) riguardava una sorta di policy etica per i membri della community, mirata a combattere fenomeni di discriminazione nell'uso della piattaforma e quindi nella messa a disposizione o nell'utilizzo di camere, appartamenti o altri immobili. Si chiedeva a tutti gli utenti di assumersi un impegno

 

nel trattare qualsiasi persona, a prescindere dalla razza, la religione, l'origine nazionale, l'etnia, la disabilità, il sesso, l'identità di genere, l'orientamento sessuale o l'età, con rispetto e senza pregiudizi.”

 

Probabilmente troppe sono state le segnalazioni in merito a casi spiacevoli; e ora che la piattaforma ha assunto una indiscussa rilevanza globale, il service provider si è sentito in obbligo di apportare qualche cautela.
La seconda email segnalava una sostanziale rivisitazione dei termini e condizioni del servizio, che entrerà in vigore dal prossimo 7 dicembre, e il contestuale passaggio di tutte le competenze per l'area cinese ad Airbnb China.
Ma questa è solo – per così dire – la punta dell'iceberg di un passaggio delicato e cruciale che un servizio indubbiamente innovativo come AirBnB sta vivendo. Il successo della piattaforma (si parla di un valore di 30 miliardi) la mette sotto i riflettori e anche i legislatori locali o nazionali stanno iniziando a interrogarsi su come inquadrare il fenomeno che più genericamente potremmo chiamare “home sharing”. Il successo e la visibilità ovviamente portano anche a maggiori responsabilità, e le responsabilità si portano dietro anche le scocciature; scocciature di carattere legale, fiscale e burocratico che ad ogni modo erano abbastanza prevedibili (tant'è che già nel gennaio 2014 ne avevamo avuto presagio).

Qualche grattacapo per AirBnB

Per raccontare qualche episodio che ha creato più di un grattacapo ad AirBnB possiamo citare le pressioni fatte quest’estate dal sindaco di Barcellona su AirBnB per contenere una impennata degli affitti in nero e irregolari, proprio agevolati dalle funzionalità della piattaforma.

Ancora più clamore ha destato a inizio autunno una simile vicenda statunitense: il Governo dello Stato di New York ha reso più stringente la normativa in materia di alloggi e affitti, rendendo così la vita più difficile agli utenti newyorchesi di AirBnB. In risposta la dirigenza di AirBnB ha avviato un’azione legale di fronte alla Federal District Court del Southern District di New York, sostenendo che tale legge viola alcuni principi della Costituzione USA nonché della normativa federale in materia di responsabilità legale degli Internet service provider.

Infine, per rimanere a casa nostra, a ottobre anche Federalberghi ha fatto sentire la sua voce, segnalando che su AirBnB ci sarebbero centomila attività irregolari e che la maggior parte delle offerte di alloggi non sono affatto di natura “amatoriale”, ma piuttosto vere attività commerciali veicolate attraverso account privati.

Episodi che fanno percepire quanto un fenomeno (indubbiamente innovativo e rivoluzionario) come AirBnB stia toccando corde sensibili dal punto di vista economico e sollevando quesiti non banali dal punto di vista giuridico. Insomma, sembra quasi di rivedere lo stesso film visto con Uber (film di cui per altro non è ancora noto il finale) e che probabilmente rivedremo per le piattaforme e i servizi di home restaurant (la proposta di legge è in discussione, con limiti stringenti e burocrazia alle stelle) e chissà che altro; trend simile al tema sempre caldo dellaweb taxai danni dei fornitori di contenuti in Internet, i cosiddetti “over the top”.

 

Quali norme e quali adempimenti?
In questi giorni anche i media “mainstream” hanno iniziato ad occuparsi della questione proprio perché è diventata tema di dibattito politico in occasione dell'approvazione della Legge di Bilancio. Alcuni esponenti politici hanno infatti pensato fosse opportuno inserire nel testo anche alcune norme che regolamentino il fenomeno, quantomeno dal punto di vista fiscale (con una soluzione sul modello “cedolare secca”), in modo da fornire una nuova fonte di gettito all'erario. Salvo poi ricevere il secco veto del Premier, il quale in un periodo delicato di campagna referendaria come questo non può permettersi di passare per quello che ha aggiunto una nuova voce alla lista già lunga delle imposte italiane.
Sempre sul piano fiscale c'è poi il problema del versamento della famigerata “tassa di soggiorno” che buona parte dei comuni italiani richiede a tutte le strutture ricettive (escludendo forse solo gli ostelli e i conventi con servizio di foresteria).
Tra gli adempimenti non strettamente fiscali ma che comunque comportano un esborso per i privati e dunque uno scoglio che può scoraggiare ad avviare l'attività, ci sono la SIAE (perché si eccede dall'ambito della cerchia ordinaria della famiglia e comunque vi è un fine di lucro) e il Canone RAI maggiorato poiché gli apparecchi televisivi non sono più a semplice uso privato.
In generale ricordiamo che l'attività di bed & breakfast (o B&B) è comunque regolamentata a livello regionale con riferimento a una apposita legge nazionale: la Legge 29 marzo 2001, n. 135 "Riforma della legislazione nazionale del turismo". Secondo tale legge in Italia per avviare un'attività di B&B è necessaria la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), adempimento amministrativo che sostituisce la DIA (Denuncia di Inizio Attività). Per una overview delle norme nazionali e regionali sui B&B rimandiamo a “Come aprire un B&B - Le leggi sul Bed and Breakfast”.

La Regione Lombardia con una legge regionale n. 27 del 1° ottobre 2015 (non a caso nell'anno di Expo) si era già preoccupata di provare a regolamentare il fenomeno della fornitura di alloggio in modalità occasionale e non professionale, ma senza entrare nello specifico di servizi offerti attraverso piattaforme online.
Tutte queste scocciature amministrative e fiscali in realtà non toccano direttamente la Airbnb, Inc., azienda che gestisce la piattaforma; essa in fondo è un semplice service provider e può avvantaggiarsi dei vantaggi tipici di tale qualifica. Tra l'altro applicando dei termini di servizio che “verranno interpretati in conformità alla legislazione dello Stato della California e degli Stati Uniti d’America, indipendentemente da qualunque disposizione relativa al conflitto di leggi.”

Tuttavia potrebbe comunque uscire danneggiata indirettamente se da un lato venisse approvata una normativa che imponga inequivocabilmente i suddetti adempimenti fiscali e amministrativi a tutti i soggetti privati che comunque si servono della piattaforma e se dall'altro lato il tutto fosse sorretto da seri e sistematici controlli da parte delle autorità competenti.

 

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

Articolo sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0

 


0 Commenti :

Commento

Captcha

A CURA DI CARLO PIANA

/media/5648275/piana.png
DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

Impresa
Se le leggi offrono poca ospitalità alla sharing economy: i problemi sollevati da AirBnB
30 novembre 2016

Grane legali per Facebook. Quando i social media diventano veicolo di contenuti illeciti
17 novembre 2016

"Secondary ticketing” o bagarinaggio 2.0?
3 novembre 2016

ARCHIVIO