"Secondary ticketing” o bagarinaggio 2.0?

di a cura di Carlo Piana - 3 novembre 2016

Si chiama “secondary ticketing” e in sé sarebbe anche un servizio efficiente, per chi ha acquistato un biglietto e lo vuole rivendere, per qualsiasi ragione. Di recente in molti casi questo servizio fa rima con “bagarinaggio evoluto”, che si accaparra i biglietti, rendendo artificialmente difficile trovarli, incassando la differenza di prezzo, probabilmente tramite trucchi informatici che simulano account fasulli.

Tra le buone abitudini di gioventù che cerco di tenere viva c’è quella di assistere ai concerti dei principali artisti della scena rock internazionale. L’ultimo volta è stata a maggio con lo spettacolo davvero mozzafiato dei Muse al Forum di Assago.

Ricordo che non ancora entrato con l’auto nel parcheggio, già ero stato avvicinato al finestrino da gente che vendeva biglietti. Erano ovunque ed erano davvero tanti, con tanto di cartello appeso al collo “vendo e compro biglietti”. Il tutto tranquillamente agli occhi dei molti agenti delle forze dell’ordine dislocati lì attorno per ovvie ragioni di ordine pubblico.

Benché il fenomeno del bagarinaggio sia sempre esistito (ne ho ricordo fin dal mio primo concerto, quando nel ’93 andai con mio padre a vedere Paul Mc Cartney sempre ad Assago) ho avuto l’impressione che ormai sia andato fuori controllo. Ricordiamoci infatti che l’espediente che tiene in piedi il fenomeno è sempre lo stesso: “non sono un bagarino, sto solo vendendo qualche biglietto avanzato perché dei miei amici hanno avuto un disguido e non sono potuti venire”. Certo, motivazione che risulta credibile se si tratta di 3-4 biglietti e la vendita si svolge in maniera estemporanea; ma se uno si piazza nel parcheggio del palazzetto fin dal pomeriggio con le tasche piene di biglietti e con tanto di cartello al collo “vendo e compro biglietti” forse qualche dubbio sorge legittimamente.

Se una norma che vieta il bagarinaggio esiste, va rispettata o abolita: credo che non sarebbe cosa cattiva se qualche questore desse ordine di fare qualche controllo a campione, quanto meno per lanciare un segnale e salvare un minimo di apparenza di legalità.

E fin qui ho parlato del bagarinaggio tradizionale, quello ancora legato al buon vecchio biglietto cartaceo. Ma si sta affermando una nuova forma, più subdola, di rivendita “con cresta” dei biglietti dei concerti squisitamente legata al mondo di Internet e dell’e-commerce. Se vogliamo usare un termine anglosassone, si chiama “secondary ticketing”. E’ già da un po’ di mesi che si percepisce questa deriva, ma il suo picco è stato raggiunto qualche settimana fa con l’apertura delle vendite online dei biglietti per le date che i Coldplay faranno a Milano il prossimo luglio.

Come mostra un servizio del programma Mediaset “Le Iene” (puntata del 16 ottobre, a cura di Nicolò De Devitiis), già nei primi minuti dall’apertura delle vendite su TicketOne sembra che fosse impossibile acquistare i biglietti del concerto; eppure nel frattempo già si vedevano gli stessi biglietti offerti in rivendita su ViaGoGo.com (uno dei principali siti marketplace per questa attività, assieme a Seatwave.com, Ticketnetwork.com, Vividseats.com e altri) a prezzi fantasmagorici, pari al quadruplo o addirittura al quintuplo del prezzo originario. Il tutto in tempi e modi che fanno legittimamente sospettare che dietro non ci siano semplici esseri umani; molto più probabile che ci siano di mezzo sistemi automatizzati (ovviamente guidati e preimpostati da esseri umani) che comprano biglietti in massa in modo da mandare preso in sold out l’evento e che li rivendono sostanzialmente in tempo reale. Morale della favola: dopo 27 minuti dall’apertura delle vendite “ufficiali” su TicketOne le vendite vengono chiuse dando il tutto esaurito facendo scatenare l’ira e le lamentele online dei fan.

le Iene

Già a marzo (in occasione dell’apertura delle vendite per le date italiane di Springsteen) un’inchiesta di Repubblica.it aveva approfondito la questione a sua volta riprendendo i risultati di un’indagine condotta dal procuratore generale di New York, Eric Schneiderman, nel dicembre 2015 su tre tra le principali piattaforme digitali di rivendita biglietti.

"Schneiderman punta l’indice in particolare contro veri e propri broker attivi sulle piattaforme del secondary ticketing dove rivendono biglietti con margini di guadagni medi del 49% in più rispetto al prezzo base [...]. Questi intermediari utilizzano i “ticket bots”, software nemmeno tanto costosi che consentono di acquistare sui siti delle rivendite ufficiali quanti biglietti si desiderano anche per gli eventi più attesi [...]. Biglietti che poi finiscono nel circuito del “secondary ticketing” generando grandi guadagni perfettamente esentasse."

Ovviamente in questi casi inizia la danza dello scarico di responsabilità nella quale spesso è difficile trovare il bandolo della matassa, dato che tutti si trincerano dietro la generica dichiarazione “io non c’entro, sono un semplice service provider”, invocando così il principio del cosiddetto safe harbour previsto dalla Direttiva 2000/31/CE (art. 15, Assenza dell'obbligo generale di sorveglianza). Lo dimostrano anche le risposte fornite all’inviato delle Iene sia dai dirigenti di ViaGoGo sia da quelli di TicketOne. “Se avete un problema sul tempo di acquisto su TicketOne parlate con TicketOne” dicono testualmente i primi; “dipende tutto dalla forte domanda di biglietti che c’è per alcuni eventi importanti; sono i fan che si comprano più biglietti di quanti effettivamente servano per poterli rivendere e rifarsi dei soldi spesi” risponde sostanzialmente Stefano Lionetti, A.D. di TicketOne. Eppure qualche legittimo dubbio sul fatto che quegli acquisti siano fatti da persone fisiche rimane; ma Lionetti risponde con fermezza di avere tutti i dati degli utenti, con i loro nomi, indirizzi fisici, indirizzi email, e che quindi è difficile che si tratti di applicazioni che creano account fasulli da indirizzi IP fittizi.

Il quadro non quadra, come sono solito dire. E infatti le associazioni a tutela dei consumatori si sono attivate, inducendo l’Antitrust italiana ad indagare.

Come spiega LaStampa.it,

"Il procedimento nei confronti di Ticketone è diretto, in primo luogo, ad accertare se il professionista abbia predisposto idonee misure informatiche, previsioni contrattuali e modalità di vendita, nonché abbia esercitato un adeguato controllo, per garantire l’effettiva disponibilità di biglietti per i consumatori e per evitare la possibilità che alcuni soggetti, attraverso l’utilizzo di specifici software, procedano all’acquisto massivo e quasi istantaneo di tutti i biglietti sul canale on line."

Staremo a vedere quali saranno gli esiti. Intanto anche la SIAE e gli altri enti che rappresentano gli artisti e gli organizzatori dei concerti si sono mossi lanciando una petizione ad hoc. La petizione si chiude chiedendo espressamente “l’abolizione del secondary ticketing attraverso l’oscuramento di tutte le piattaforme online che speculano sulla rivendita dei biglietti”. Una soluzione drastica, forse eccessiva, e che comunque desta perplessità sulla sua efficacia e fattibilità; d’altronde, abbiamo visto in diverse occasioni come il concetto di “oscuramento” in Internet lasci il tempo che trova.

Certo è che se invece di una legittima rivendita di biglietti acquistati in più o non più desiderati, si tratta, come sembrerebbe, di un’attività scientificamente e industrialmente diretta a creare un mercato secondario abolendo di fatto quello principale, ci si pone varie domande sulla legittimità di tale pratica da un punto di vista di tutela del consumatore, concorrenza sleale, cornering del mercato ed evasione fiscale, che non può essere semplicemente tollerata.

Simone Aliprandi

@simonealiprandi

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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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