Start-up innovative e deroghe al diritto societario

di a cura di Carlo Piana - 8 luglio 2013

In gergo finanziario la chiamano la “Death Valley Curve”: una fase di cash flow negativo che ogni impresa appena avviata, ricca di idee nuove ma non di capitali (una “start-up”), deve necessariamente affrontare all'inizio del proprio “ciclo vitale”.

Specialmente quando l'idea imprenditoriale, per essere sviluppata e messa a punto, necessita di un certo tempo e di alti costi iniziali, vi è una fase in cui l'impresa non ha entrate significative (se l'apporto iniziale di capitale) ma deve sopportare molte uscite: in questo stadio è molto probabile che l'impresa fallisca ancor prima di riuscire a generare un utile (da cui il nome di “Death Valley”).

L'abilità (e la fortuna) dell'imprenditore nel riuscire a superare la Death Valley fa la differenza tra le start-up di successo e quelle destinate al fallimento.

Tuttavia, anche il contesto normativo e fiscale può incidere molto in questa fase, facendo la differenza tra i paesi che incoraggiano l'innovazione tecnologica ed imprenditoriale e paesi che tendono a seppellirla sotto vincoli e costi burocratici.

L'Italia, con il “Decreto Sviluppo 2012 bis” (D.L. 18.10.2012, n. 179 , convertito in legge dalla L. 17.12.2012, n. 221) ha compiuto un passo importante a questo riguardo, introducendo nel nostro ordinamento la figura della "start-up innovativa", che in quanto tale ha diritto a usufruire di una serie di agevolazioni fiscali e di una normativa di favore nei rapporti di lavoro, e soprattutto può beneficiare di una serie di deroghe significative al diritto societario.

Per usufruire della disciplina introdotta dal Decreto Sviluppo Bis, un'impresa deve possedere determinati requisiti: da un lato, deve essere una vera “startup” (è richiesto, tra l'altro, che la maggioranza dei soci siano persone fisiche, che il valore della produzione dal secondo anno sia inferiore ai 5 milioni di euro, e che non siano stati distribuiti utili); dall'altro lato, deve essere “innovativa” (oltre all'oggetto sociale, che deve riguardare in modo prevalente prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico, sono previsti dei requisiti – alternativi tra loro – relativi all'importo delle spese in ricerca e sviluppo, all'impiego di dipendenti e collaboratori con particolari titoli di studio o provenienti da istituti di ricerca, nonché alla titolarità di privative industriali).

L'accesso ai benefici previsti dalla legge è subordinato alla presentazione di un'apposita dichiarazione al Registro delle Imprese, da rinnovare periodicamente, e – coerentemente con la natura necessariamente temporanea della fase di startup di un'impresa – può durare al massimo per quattro anni dalla data di costituzione della società.

Uno degli aspetti più interessanti della normativa è il pacchetto di deroghe al diritto societario, che va soprattutto a vantaggio delle start-up costituite in forma di società a responsabilità limitata – di gran lunga la più adottata da questo tipo di imprese, per evidenti motivi di semplicità e costi di gestione.

In particolare, le disposizioni più significative riguardano la possibilità di determinare liberamente i diritti attribuibili ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote prive di diritti di voto o con diritti di voto limitati o non proporzionali alla partecipazione.

Ciò garantisce una notevole flessibilità nel configurare i rapporti tra soci fondatori e gli altri investitori, facilitando la raccolta di capitale e rendendo potenzialmente più attraenti gli investimenti da parte di business angels e venture capitalists - investimenti assolutamente vitali per superare la “Death Valley”.

Altri aspetti molto interessanti riguardano l'introduzione del concetto di “work for equity” (la start-up può remunerare – esentasse – i collaboratori esterni con partecipazioni o strumenti finanziari partecipativi) e della possibilità di raccogliere investimenti tramite il “crowdfunding” (ovvero la raccolta di capitale di rischio presso un numero molto elevato di soggetti attraverso portali online).

Si tratta di una normativa nuova, che come spesso accade nella sua fase di prima applicazione sta ponendo più di qualche problema interpretativo (anche se ad avviso di chi scrive ogni questione dovrebbe essere risolta in favore della start-up innovativa), ma che offre delle possibilità inedite ed assolutamente da sfruttare per tutte le start-up le quali stiano per affrontare la discesa nella famigerata “Death Valley” che le separa dal successo della loro impresa.

 

Alberto Pianon

@AlbertoPianon

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A CURA DI CARLO PIANA

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DIRITTO NUOVE TECNOLOGIE
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Rubrica in collaborazione con Simone Aliprandi e Alberto Pianon di Array Avvocato esperto di diritto delle nuove tecnologie, si occupa di tutela del software, informatica nei servizi pubblici, antitrust, marchi e nomi a dominio e molto altro.

Noto per l'impegno per il software libero e le libertà digitali, è editor della International Free and Open Source Software Law Review. Nel 2008 ha fondato Array, network di legali specializzati in ICT law - http://arraylaw.eu

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