L’open data, tra resistenze, apparenze, trasparenze

di Morena Ragone - 3 novembre 2014 - Google +

Negli ultimi giorni si è ripreso a parlare con insistenza di trasparenza e open data anche tra i non addetti ai lavori.

Di questo - di questo - dobbiamo ringraziare il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che non perde occasione di parlarne a pubblico e giornalisti, in un’operazione di vera e propria democraticizzazione di concetti troppo spesso tecnici.

Seppure apprezzo la volontà di portare all’attenzione pubblica la linea politica e amministrativa della totale accessibilità dell’attività pubblica, mi sento di sottolineare due aspetti: da un lato, il pericolo costante che si confondano i concetti di trasparenza, open government, open data - diversi soprattutto per le finalità - e da tenere assolutamente distinti anche quando la volontà è divulgativa nei confronti del grande pubblico - quello del tg1, per intenderci; dall’altro, la necessità di comprendere che qualsiasi imposizione, pur nella forma di una sacrosanta “spinta” all’apertura, va fatta prima in casa propria e poi, se del caso, in casa altrui.

Il riferimento esplicito è alla pubblicazione della lettera ricevuta dalla Commissione Europea a proposito del Def, imposta dalla Presidenza del Consiglio alla stessa Commissione, nonostante uno “strictly reserved”.

Chi si muove da anni sul delicato terreno della disponibilità dell’informazione pubblica e del suo accesso sa perfettamente quali e quante resistenze si incontrano nella pubblicazione di dati e documenti che sono pubblici e, come tali, dovrebbero essere accessibili a chiunque, nella forma più massimamente intellegibile; sa, per intenderci, quanto sia difficile avere “liberamente accessibili e riutilizzabili per qualsiasi scopo” i dati, per esempio, relativi alle imprese, o quelli relativi al catasto immobiliare, o, ancora, i dati relativi alla spesa energetica, solo per fare degli esempi.

Quando si entra nel territorio dei “dati aperti”, infatti, ci si scontra con realtà che non sempre - e non solo - riguardano organizzazioni feudali o centri di potere, come spesso si pensa  - chi ha il dato ha la conoscenza - ma anche, sovente, uno strumento per garantire all’amministrazione titolare un’entrata.

Entrata che si perderebbe, è questo l’assunto, se il dato venisse reso “libero” e messo a disposizione di chiunque per qualsiasi finalità.

Se questo, alla fine, riesco a spiegarmelo - senza considerarlo un limite invalicabile, dal momento che la scelta tendenziale fatta, anche a livello Ue, per la liberazione del patrimonio informativo pubblico prevede specifiche ipotesi e può/deve comportare una riorganizzazione anche a livello di entrate e di uscite - me lo spiego molto meno a livello di rapporti tra pubbliche amministrazioni.

Tra le quali - forse non è noto ai più - in merito all’utilizzo delle rispettive banche dati esiste spesso un rapporto “contrattuale”, che si esplicita in convenzioni a pagamento.

Eppure, il disposto dell’art. 58, comma 2 del Codice dell’Amministrazione digitale, prevede che “le pubbliche amministrazioni comunicano tra loro attraverso la messa a disposizione a titolo gratuito degli accessi alle proprie basi di dati alle altre amministrazioni mediante la cooperazione applicativa di cui all'articolo 72, comma 1, lettera  e)”; disposto ripreso anche dal punto 6.5. delle “Linee guida per la stesura di convenzioni per la fruibilità di dati delle pubbliche amministrazioni” redatte dall’Agenzia per l’Italia Digitale nel 2013, a norma del quale “tutte le convenzioni per l’accesso telematico ai dati delle pubbliche amministrazioni da parte di altre pubbliche amministrazioni devono avvenire senza oneri economici, secondo quanto previsto dall’art. 58, comma 2 del CAD... omissis”.

Purtroppo, in molti casi la cooperazione applicativa è rimasta sulla carta, e, nonostante l’entrata in vigore delle Linee Guida, non tutto è stato fatto per la sua capillare diffusione.

L’art. 24-quinquies del D.L. n. 90/2014, convertito dalla legge n. 114/2014, poi, ha soppresso il comma 3-bis dell’art. 58, quello che prevedeva l’esercizio del potere sostitutivo in capo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, dopo una formale “messa in mora” - con termine per l’adempimento - delle amministrazioni inadempienti.

Che fare, allora?

Sicuramente, dare impulso alla cooperazione applicativa, intanto, rendendo finalmente le amministrazioni in grado di operare sulle reciproche banche dati, senza oneri e senza attese: spero che sia questa la direzione che sceglierà la stessa AgID, e verso la quale finalizzerà gli esiti del recente censimento delle Basi Dati in possesso delle Amministrazioni Pubbliche.

Lo immagino risolutivo, per esempio, in merito alle richieste dell’informazione antimafia e del documento unico di regolarità contributiva - obbligatori per ogni fase contrattuale delle procedure pubbliche in tema di appalti e aiuti - con enormi risparmi di tempo, e notevoli economie, per le stesse amministrazioni richiedenti, a tutto vantaggio dei beneficiari finali.

Partiamo da qui.

Poi vediamo come aprire questi dati a vantaggio diretto dell’intera collettività.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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