Attento, la casa ti ascolta!

di Morena Ragone - 14 novembre 2014 - Google +

Alla tecnologia ci si abitua con facilità e, senza bisogno di essere annoverati tra i tecno-entusisti, ogni innovazione che semplifica le nostre quotidiane attività è accolta dai più con favore.

La situazione non cambia, quale che sia il contesto preso a riferimento, lavorativo o personale: si pensi, solo per fare un esempio, al grande sviluppo che la tecnologia wearable sta avendo, non solo nel campo medico che gli è proprio; o alle applicazioni di domotica, che automatizzano le funzioni di una casa e delle sue parti vitali.

Mai dimenticare, comunque, che la tecnologia, tendenzialmente neutra in sé, porta inevitabilmente pro e contro, e che questo dovrebbe portare a una attenta valutazione di tutte quelle innovazioni – di processo o di prodotto – che non sono fondamentali, e in cui il bilanciamento degli interessi potrebbe rivelarsi a scapito dell'utente.

Come? È presto detto.

Di certo tutti conoscete le smart tv, i televisori intelligenti, quelli che, utilizzando una connessione alla rete, offrono funzionalità aggiuntive rispetto a quelle normali di un apparecchio televisivo.

Ebbene, alcune di esse adottano una tecnologia basata su sistemi di controllo vocale, permettendo all'utente – letteralmente – di impartire comandi al televisore, per attivarne le varie funzioni.

Basta, per esempio, che si pronunci la parola “canale…”, oppure “aumenta volume”, perché il televisore esegua, magicamente, la funzione richiamata.

Fatto sta che i benedetti Tos – sì, sempre loro, quei termini di servizio che si presentano a video, senza essere invitati, al momento dell'attivazione di un servizio – a leggerli attentamente - cosa che, si sa, non facciamo mai - dicono molto di più di quello che immagineremmo: a leggere la sintesi della “Samsung Global Privacy Policy – SmartTV Supplement”, per esempio, si scopre che “to provide you the Voice Recognition feature, some voice commands may be transmitted (along with information about your device, including device identifiers) to a third-party service that converts speech to text or to the extent necessary to provide the Voice Recognition features to you. In addition, Samsung may collect and your device may capture voice commands and associated texts so that we can provide you with Voice Recognition features and evaluate and improve the features. Please be aware that if your spoken words include personal or other sensitive information, that information will be among the data captured and transmitted to a third party through your use of Voice Recognition”. Quindi, in presenza di un dispositivo di controllo vocale attivo, le parole pronunciate, anche qualora contenenti dati e informazioni personali, sono trasmesse a “terze parti”, non meglio identificate.

La situazione non migliora guardando alle privacy policy, per esempio, di LG – nella quali la mancata accettazione della condivisione delle informazioni con le “terze parti” comporta l’impossibilità di utilizzare le funzioni smart, come Live Plus o Voice Information – e non dubito che analoghe clausole siano state inserite da tutti i produttori. Non lo sapevate, vero?

Che fine fa la nostra riservatezza, la tanto vituperata privacy, ammesso che esista ancora, compressa – e compromessa – dalle continue ingerenze tecnologiche del nostro quotidiano?

E dire che, già alcuni anni or sono, c'è chi aveva messo in guardia dal possibile sfruttamento dei bug nella tecnologia smart, anche se per altri aspetti: l'allarme riguardava il possibile uso di malware per assumere il controllo remoto dell'apparecchio, e attivarne a distanza le funzioni .

Nessun problema – forse – se i bug vengono utilizzati per attivare o spegnere il frigorifero; qualche problema, certo, se lo stesso malware è in grado di attivare una webcam e rilevare la presenza di persone in un appartamento, o registrare le conversazioni, o, ancora, attivarsi all'uso di determinate parole.

Sembra un'ipotesi da Big Brother, ma è realtà, e senza bisogno di malware, a dimostrazione evidente che le tecnologia ha due facce: accade, per esempio, materialmente con l'ultimo dispositivo di Amazon, il bellissimo Echo, che sfrutta l'intelligenza artificiale per connettere l'uomo al proprio personale “universo”. Si potrà, così, interrogare il device sulla propria agenda, avere accesso alle biblioteche digitali, alle informazioni sul meteo.

Splendido, no? Certo, se non fosse che la tecnologia “Far-field voice recognition” è anche in grado di cogliere le voci lontane dall’apparecchio, e di attivare le funzioni del device non appena si pronuncia la parola di attivazione. Il che, tradotto, equivale a dire che l'apparecchio è dotato di microfoni sempre attivi, pronti a cogliere ed elaborare i nostri dati biometrici – ossia dati sensibilissimi - in qualsiasi momento, registrando voci, conversazioni, e tutto quello che riguarda l'attività, online e offline, dell’ambiente in cui è collocato.

Anche quando ci dimentichiamo della sua presenza.

Una differenza marcata rispetto ad altri assistenti vocali, che a questo punto potremmo definire “di prossimità”.

Una differenza di cui tenere conto quando effettuiamo un acquisto o utilizziamo, a volte con leggerezza, un servizio.

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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