Banda ultra-larga e crescita digitale: possiamo farcela?

di Morena Ragone - 16 marzo 2015 - Google +

Lo scorso 3 marzo il Consiglio dei Ministri ha approvato due documenti di importanza strategica per il nostro Paese: il Piano Nazionale Banda Ultralarga e il Piano Crescita Digitale 2014-2020.

Il momento è – come suol dirsi – topico: l’attuazione dell’Agenda Digitale, in forte ritardo sugli obiettivi intermedi fissati, vede il nostro Paese al quartultimo posto, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania.

Senza nulla togliere a questi Paesi, non certo una situazione idilliaca, come mostrano le statistiche di confronto tra i Paesi più avanzati.

I due documenti sono stati definiti da AgID e dal Mise – viste le ingenti risorse da investire – e coordinati della Presidenza del Consiglio dei Ministri – che, come abbiamo visto, sta accentrando tutte le iniziative in tema di innovazione.

Si è detto da più parti che i due documenti sono concepiti per lavorare in sinergia: da una parte le infrastrutture, per dotare il Paese di una rete moderna, veloce; dall’altra, la crescita culturale, finalizzata a sviluppare le competenze per stimolare la richiesta di servizi innovativi.

Nel maggio 2011, l’allora Commissaria all’Agenda Digitale Neelie Kroes aveva chiesto a tutti – Governi, amministrazioni, imprese, stakeholders – di fare di più per raggiungere gli obiettivi fissati nell’Agenda: 30Mbps per tutti entro il 2020, con almeno il 50% della popolazione coperta dall’ultra broadband a 100Mbps.

Eppure, a distanza di 4 anni una parte dell’Europa – di cui l’Italia purtroppo fa parte – è ancora molto lontana dagli obiettivi del secondo pilastro dell’Agenda Digitale Europea: per il nostro Paese, il divario rispetto alla media è di oltre il 40%, nella quasi totale assenza, fino a oggi, di piani di investimento.

Con la nuova strategia, si inaugura un percorso pubblico-privato – dal momento che lo Stato non dispone di risorse sufficienti per investimenti di tali proporzioni – in cui la semplificazione normativa e amministrativa – e l’approvazione di una serie di atti successivi, che vanno dal servizio digitale universale al fondo di garanzia, passando per i voucher per la migrazione al digitale – e gli investimenti dovrebbero concorrere a raggiungere e superare la media Ue.

Si quantifica nell’85% della popolazione la futura copertura dalla banda ultra-larga: obiettivo molto ambizioso se si considera l’attuale punto di partenza.

Elemento chiave diventa l’investimento nelle zone cosiddette “a fallimento di mercato”, dove il privato non ha interesse a investire, e dove maggiormente pesa l’intervento pubblico.

Ma, come abbiamo visto, non si parla – e non sarebbe possibile altrimenti – solo di infrastrutture: la formazione del “cittadino digitale” e la crescita della cultura a esso collegata sono in grado di smuovere il sistema, stimolando la domanda di servizi evoluti.

Quello che si è soliti definire un circolo virtuoso.

Guardando al contenuto specifico del Piano non si può che essere ottimisti: solo per fare degli esempi, la strategia prevede il digital first per la pubblica amministrazione; standard e interoperabilità; sviluppo della cultura digitale in tutti i settori, ecc..

Alcune azioni sono già work in progress, come lo Spid – il Servizio Pubblico di Identità Digitale – e la connessa piattaforma di Italia Log-in, che consentirà l’accesso unico a tutti i servizi online della PA, rilanciando – nell’epoca del mito dei Governi aperti – gli importanti servizi di e-government, da noi mai davvero decollati.

Che questa volta il Sistema funzioni è, credo, la speranza di tutti.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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