Perché Morandi ha ragione. E ci dà una lezione sull’uso dei social

di Morena Ragone - 28 aprile 2015 - Google +

Breve introduzione: qualche giorno fa, sul suo profilo Facebook Gianni Morandi, all’indomani dell’ultima, smisurata tragedia nel Canale di Sicilia, ha pubblicato questo post esprimendo una serie di idee personali sulle motivazioni che spingono i popoli vinti da fame, miseria e guerre a cercare la speranza al di là del mare, viaggiando in condizioni miserabili, prede di scafisti e trafficanti senza scrupoli.


Morandi

Lo ha fatto prendendo posizione – cosa sempre più rara, oggigiorno – “osando” il paragone con i nostri migranti, che tra ottocento e novecento lasciarono le regioni del nord e del sud del nostro Paese e cercarono, allo stesso modo, la speranza in terre vecchie e nuove, comunque lontane.

Non entro nel merito della vicenda, perché qui, oggi non conta tanto cosa Morandi pensa né, tantomeno, cosa pensi io stessa in merito all’accaduto – e a un problema, quello dei migranti, che da Mare Nostrum a Triton cerchiamo invano di affrontare.

Lascio la vicenda, il suo contesto, i contenuti di cui si è tanto scritto e parlato alla coscienza individuale di ciascuno.

Per quello che è il nostro punto di osservazione, invece, ossia i social network, a mio avviso Gianni Morandi ha dato a tutti una grande lezione sull’uso dei social.

Innanzitutto di stile: abbiamo tanto dibattuto su alcune regole che farebbero di noi dei bravi utenti della rete, dei toni e dei modi che non vanno mai esasperati perché facilmente fraintendibili; i riscontri e delle risposte, che ci rendono utenti attivi e attenti, pronti all’interazione e all’engagement; delle argomentazioni, che sostengono le idee che ciascuno ha con informazioni adeguate e veritiere; abbiamo affrontato il tema dell’umanizzazione del rapporto con i nostri interlocutori online – siano essi clienti, lettori, fan, follower o amici; abbiamo provato a rendere il web una parte di noi e del nostro vissuto, restando nelle “regole del gioco” senza per questo divenire asettici, anzi, creandoci un nostro personale ecosistema.

Ebbene, Gianni Morandi ha fatto tutto questo: ha letto migliaia di commenti e risposto a molti; ha spiegato e argomentato; ha reagito con l’umiltà che lo contraddistingue anche di fronte a critiche e violenza verbale, a ottusità e ostentato razzismo.

Ha dimostrato – se c’era bisogno di riprova – che spesso la gentilezza non paga, nella vita di tutti i giorni come online, che il tuo “fiore” non necessariamente disinnescherà il “cannone” altrui, ma che nonostante ciò è giusto e meritevole provarci. E che l’abbia fatto da solo o aiutato da uno staff, poco importa.

Così facendo, ha insegnato qualcosa a tutti noi.

Noi.

Quelli che spesso dimenticano che, per quanto la tecnologia sia neutra, essa è e resta comunque un fattore abilitante, che consentendo a chiunque di esprimere un’opinione – ed è un bene – ma che può anche rivelarsi incitazione alla violenza, al razzismo, alla crudeltà – ed è meno bene, visto che non si tratterebbe più di divergenze di opinione, ma di possibili reati – quando non è violenta, razzista o crudele essa stessa.

Quelli che altrettanto spesso dimenticano che più strumenti abbiamo e più potenti essi sono, più aumenta la nostra responsabilità nei confronti del mondo, degli indifesi, finanche di noi stessi, dei nostri valori, dei nostri credo.

Noi.

Quelli che devono ricordare che il mondo è quello che costruiamo giorno dopo giorno, con le regole che plasmiamo – o che non plasmiamo – in rete e fuori. E lo dico con convinzione, da giurista.

La rete rispecchia noi stessi, quello che siamo e che facciamo.

La rete è sia Gianni Morandi che la persone che lo hanno commentato (chiaro, Aldo Grasso?).

Mai dimenticare queste apparenti contraddizioni, che non fanno altro che rispecchiare la complessità nostra e del mondo in cui viviamo.

Mai. Qualunque sia il dibattito in corso.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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SOCIAL MEDIA E TECNOLOGIA
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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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