Tsu: con il social a guadagnare sei tu?

di Morena Ragone - 6 maggio 2015 - Google +

Va bene, lo dico ancora una volta e poi taccio: per favore, prima di sottoscrivere le condizioni di utilizzo di software, programmi e applicativi vari leggete sempre i termini di servizio.

Lo so, è noioso, sono scritti in “legalese” e troppo lunghi per quasi tutti i comuni mortali che non hanno abitualità con i fori, ma va fatto.

E nel dirlo mi rivolgo anche ai giornalisti, che spesso pubblicano articoli di (scarso) approfondimento, dando descrizioni approssimative sul funzionamento di quelli che sono alcuni diritti base che chi utilizza i social network – quindi più o meno tutti noi – deve conoscere.

Se oggi mi concentro su Tsu, il nuovo rivoluzionario social network che promette di remunerare i suoi utenti, è proprio per questo: evidenziare ancora una volta l’importanza dei termini di servizio, del contratto di “social networking”.

Com’è possibile essere pagati da un social network?

Semplicemente redistribuendo una parte consistente – si parla del 90% - degli introiti pubblicitari, vero business di quei divoratori di dati che sono i social network.

In questo caso, paradossalmente, ci troveremmo di fronte al primo social network che si ciba di dati ma usa gli stessi dati per sfamare gli utenti, tramite il noto meccanismo pubblicitario.

Il sistema si base su un algoritmo che la stessa piattaforma descrive come uno strumento che traccia, misura, e distribuisce in modo automatico i guadagni generati all’utente e a quello che viene definito il suo “family tree”, con percentuali di tutto rispetto: il 90% dei guadagni pubblicitari sono distribuiti all’utente. il 10% resta a Tsu per mantenere la piattaforma.

Lo schema, quindi, è di tipo piramidale – vi ricorda qualcosa? – si guadagna su di sé ma anche sulle persone che si sono invitate a iscriversi alla piattaforma e, ovviamente, su quelle invitate da queste ultime.

La regola è quella dei “terzi infiniti”, che Tsu descrive nelle Faq in questo modo: User A invites user B, who invites user C, who invites user D.

Part 1- $100 of earned revenue is generated based on the content user D shared (photos, videos, status updates, etc.)

Part 2- 90% of earned revenue go to the users. In this case, $90 of the $100 is shared with all the users.- tsū takes 10% of the $100 for platform fees. In this case $10.

Part 3- User D, the original content creator takes 50% of the $90. In this case, $45. - User C gets 33.3% (1/3) of the original $90 generated. In this case, $29.70 - User B gets 11.1% (1/3 of 1/3 = 1/9) of the original $90 generated. In this case $9.99 - User A gets 3.70% (1/3 of 1/3 of 1/3 = 1/27) of the original $90 generated. In this case $3.33 - This is what we call the rule of infinite thirds”.

Sembrerebbe, quindi, sufficiente qualche click su post, like e ricondivisioni per generare introiti – Tsu è graficamente simile a un Facebook semplificato – a scapito, probabile, della qualità dei contenuti.

A leggere i termini di servizio, in realtà, non solo si scopre per esempio, che i contenuti restano – com’è ovvio che sia – di proprietà dell’utente, che concede al social la solita (molto) estesa licenza, ma che Tsu può associare il contenuto postato all’immagine dell’autore anche a scopo pubblicitario – sbaglio, o su Instagram ci fu una vera e propria contestazione per una analoga modifica dei Termini di servizio?.

Ecco: forse questo è un punto da chiarire ed esplicitare anche per tutti coloro che vorranno iscriversi non per il piacere di provare un nuovo strumento di condivisione, ma per guadagnare qualche centesimo.

Vale così poco, una pubblicità? La nostra?

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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