Eco, i social network, la cultura e i (pre)giudizi facili di noi tutti

di Morena Ragone - 22 giugno 2015 - Google +

Premessa: la parola “imbecille” viene dal latino in-baculum, senza bastone. Si usa – etimologicamente – per definire qualcosa che è privo di fondamento, di sostegno, appunto.

È questo il significato che attribuisco alla parola utilizzata dal professor Umberto Eco nel dialogo con i giornalisti tenutosi al termine della cerimonia per la Laurea Honoris Causa inComunicazione e Cultura dei mediaricevuta dalluniversità di Torino, e che tanto ha fatto discutere.

Etimologia, e quindi fonti. Esattamente quello di cui si è parlato nell’occasione, e che ha acceso un vivo dibattito tra sostenitori e detrattori.

Come sempre, non esiste una Verità, ma certo delle verità e delle impressioni.

Per quanto mi riguarda, mi limito alle seconde, e dalle impressioni passo a fare delle considerazioni.

Partiamo da qui: Eco non rifugge i social network, pur non amandoli e non utilizzandoli, ma ne parla spesso e volentieri.

Non li conosce a fondo, e si capisce, ma da persona colta e istruita – quale indubbiamente è – possiede strumenti di analisi, che, a mio modesto avviso, valgono per la carta, per i mass media – di cui resta profondo conoscitore – e per la rete: tra essi, quella che lui stesso definisce la capacità di analisi critica.

Ne parla proprio quando, nel video dell’evento, affronta quelli che considera due problemi principali:

  • nella scuola, insegnare a filtrare le fonti, pur nella difficoltà di docenti anch’essi neofiti della rete;
  • nei giornali, che vedono nella rete il nemico, imparare a sfruttare le proprie differenti peculiarità.

Eco propone due soluzioni:

  • i giornali dovrebbero battere la rete sulla qualità delle fonti, per esempio inserire due pagine di approfondimento – una sorta di fact checking – analizzando i siti e aiutando il lettore nell’interpretazione. Per farlo, i giornali devono dotarsi di una equipe multidisciplinare, secondo le differenti competenze necessarie;
  • la scuola dovrebbe consentire la copia libera per gli studenti, ma obbligarli a confrontare almeno 10 siti, in modo che essi si accorgano delle differenze e inizino, appunto, l’analisi critica.

Nel suo scetticismo verso la rete – che comunque traspare – Eco non mi pare la condanni, anzi, ne sottolinea ripetutamente la presenza di aspetti positivi – cita il caso di Wikipedia, per esempio, che “va bene perché c’è un controllo” – pur evidenziandone sempre il contraltare.

L’unico modo per utilizzarla correttamente è, secondo il professore, la preparazione: posso capire se un sito dice cose vere se conosco la materia, ma visto che non posso conoscere tutte le materie, mi serve un metodo, imparare a fare confronti tra le fonti, distinguendo una notizia da una bufala.

A domanda diretta dei giornalisti – e vagamente suggestiva – su cosa pensi di Twitter e dei social network, di “questo flusso inarrestabile, continuo, confuso”, il professore ne evidenzia in primis gli aspetti positivi: Twitter permette alla gente di essere in contatto – pur nella sua natura “leggermente onanistica” – e cita gli esempi di Cina e Turchia.

Ma Twitter, allo stesso modo, da anche “diritto di parola a legioni di imbecilli”, quelli stessi prima messi a tacere scherzosamente dai compagni al bar, con poco danno.

C’è una malcelata superiorità nelle sue dichiarazioni, sicuramente, una difficile comprensione di un contesto mutato e difficilmente controllabile, ma questo rende tali affermazioni meno “vere” nella contrapposizione di positivo/negativo che ogni strumento – di per sé tendenzialmente neutro – porta?

Se tante sono le teorie “senza bastone”, senza sostegno, il problema nasce dal filtraggio – parola che il professore usa per intendere la selezione delle fonti: da qui l’importanza, per i giornalisti, per gli studenti, per tutti noi.

Questo aiuta anche a ridurre il rischio – evidenza Eco – della perdita di credibilità delle fonti, ed evita di ingenerare scetticismo.

Tutto, quindi, dipende dalla capacità critica di chi ci naviga: assunto contestabile, come ogni assunto, ma in fondo non è quello che tutti noi auspichiamo da sempre? La qualità dei contenuti, lo studio, la ricerca, l’attendibilità.

Nessuna violazione dell’art 21, nessuno esente, neanche Eco, dal rispetto delle libertà sancite dalla nostra Carta: ma questo non implica una visione acritica del nuovo, dell’innovazione. Dove per “critica”, etimologicamente, si intende la capacità di separazione, di discernimento.

Ne trarremmo beneficio tutti, superando la solita aprioristica e improduttiva divisione in Guelfi e Ghibellini, che tanto cara resta alla nostra concezione feudale del mondo.

Se volete approfondire, una civilissima e interessante discussione via Twitter su questo argomento la trovate qui.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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