Disegno di Legge sulla libertà di informazione (Foia): qualche precisazione

di Morena Ragone - 2 giugno 2015 - Google +

Qualche giorno fa, tramite twitter, ho intercettato larticolo pubblicato su LaVoce.info dal collega Oreste Pollicino dal titolo “Quel che manca al Freedom of Information Act all’italiana”, nel quale – pur evidenziando i pregi dell’iniziativa – venivano riassunte alcune critiche alla bozza del “Freedom of Information Act” italiano, presentato al Senato dai senatori De PIetro, Gambaro, Mastrangeli, Orellana e Simeoni, e rubricato al numero 1814 – pronto, a quanto sembra, a essere veicolato dalla legge di riforma della P.A. della Ministra Madia.

Il Foia – uso l’acronimo solo ed esclusivamente per brevità – è un testo fondamentale in quasi tutti i Paesi cosiddetti civili, dal momento che, nel prevedere le modalità di accesso all’informazione pubblica, la prevede accessibile a tutti, proprio in quanto pubblica, e tendenzialmente gratuita.

Il prof. Pollicino, nel suo interessante articolo, ha evidenziato i seguenti due punti critici:

  • lo “scimmiottamento” dell’espressione americana “Freedom of Information Act”, riferita a un istituto avulso dal nostro ordinamento giuridico e, per questo, decontestualizzato;
  • la mancanza di coordinamento con l’istituto dell’accesso civico, introdotto dal decreto “trasparenza – l’art. 5 del D.Lsg. n. 33/2013 – in particolare l’assenza del riuso delle informazioni così acquisite, presente, invece, nel testo sulla trasparenza.

Mi permetto, a riguardo, di osservare che:

  • l’uso dell’espressione Foia – oggetto, oltretutto, di articolata discussione all’interno del gruppo di lavoro Foia4Italy – ha avuto e ha la sola funzione di trasmettere un messaggio in modo chiaro e diretto. In altre parole: consentire che la notizia e la campagna di mobilitazione civile che l’ha accompagnata – anche per mezzo dei social network valicassero – i confini nazionali. La rubrica del DDL riporta, invece, correttamente “Disposizioni in materia di diritto di accesso, libertà di informazione e trasparenza”, che ben rende la dimensione e contestualizzazione dell’Istituto, La lettura degli artt. 5, comma 2, 6, comma 4 e 7, comma 6, poi, fuga i dubbi residui in tema di compatibilità – almeno sulla carta – con l’istituto della tutela e riservatezza dei dati personali.
  • sul secondo punto – premessa l’indiscutibile importanza del riutilizzo dell’informazione pubblica, come ripetutamente ribadito da studiosi di ogni nazionalità e da molti anni, non sono bocconiani – il Ddl opera una sorta di estensione dell’istituto dell’accesso civico, pur senza una esplicita previsione in tal senso; in questa direzione, il riutilizzo è appositamente legittimato e previsto dal riferimento all’art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale, D.Lgs. n. 82/2005, da intendersi, a mio avviso, non solo per il formato di rilascio dell’informazione – formato aperto – ma per le caratteristiche che tali “dati aperti” devono possedere per essere considerati tali. Ricordo a me stessa che la previsione di una licenza aperta è una delle caratteristiche necessarie normativamente previste, e, in caso di mancata previsione – o di esplicita e motivata disposizione contraria - il principio vigente applicabile è quello dell’open by default. Certo, l’espressione utilizzata non è delle più felici – “formato di dati aperti”, un ibrido tra il “formato dei dati di tipo aperto” e il “dati di tipo aperto” previsti dall’articolo 68, comma 3 – e poteva essere esplicitato il riferimento al riutilizzo, ma a mio avviso è comunque idonea a consentirne la riconduzione sotto la medesima disciplina.

Brevi osservazioni a parte, sono certa che il testo si potrà affinare, sia nel contenuto che nella terminologia – numerose, ancora, le norme da raccordare pienamente – con la proposizione di emendamenti, per esempio tramite l’operato encomiabile di associazioni come Sgi e Iwa Italy, che più volte hanno avviato attività di raccolta di proposte puntuali per la modifica di atti normativi in corso di approvazione.

Non dubito che l’operazione sarà messa in piedi anche questa volta, e che il prof. Pollicino vorrà essere dei nostri con i suoi preziosi suggerimenti.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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