Agcm su twitter come “Sportello Antitrust”. Ma le policy?

di Morena Ragone - 26 ottobre 2015 - Google +

Nuovo servizio di supporto ai consumatori da parte della Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, a sostegno dei consumatori vittime di abusi.

In modo molto poco prosaico, l’operazione è stata denominata “Sportello Antitrust”, e non fa altro che raccoglie le funzioni di comunicazione cittadino/authority già svolte in precedenza, integrando i messaggi in ingresso da tre differenti canali: il form online, il numero verde e - udite udite! - i tweet inviati all’account @antitrust_it.

Agcm precisa che è possibile anche inviare una lettera - postale, quella tradizionale - all’indirizzo consueto.

Ma noi non la useremo, vero?

La parte interessante di tutta l’operazione non è - a mio avviso - l’istituzione di un unico sportello che funga da centro di raccolta - cosa che, in sé, non sarebbe una vera novità -: la caratteristica principale dell’operazione è, per me, che tutte le segnalazioni vengono regolarmente protocollate, e inviate alle Direzioni competenti per materia per l’istruttoria.

Avete letto bene, sì: avvio dell’istruttoria tramite (anche) una comunicazione inviata a mezzo tweet.

In sostanza, ci stiamo avvicinando sempre più a quel “tweet come atto amministrativo” che, in precedenza, avevamo esaminato a seguito di una interessante pronuncia del Consiglio di Stato del febbraio di quest’anno, sempre su queste pagine.

Il tweet, quindi, al pari di altre forme di segnalazione comunemente ammesse, varrà come una sorta di istanza/segnalazione per avvio di un procedimento, cui seguirà la regolare attività propria di una pubblica amministrazione.

Chiaramente, tutte le comunicazioni saranno sottoposte a un vaglio preliminare che ne verifichi l’attendibilità e la fondatezza - procedura resa probabilmente necessaria dalla molteplicità di comunicazioni in tale forma -, cui ritengo si sia preferito non segua direttamente la presa in carico da parte degli Uffici.

Saranno, quindi, i funzionari Agcm a valutarne il merito, e a avviare l’istruttoria - nei casi previsti - portando il Collegio a pronunciarsi.

Bellissima l’iniziativa, un po’ meno - salvo smentita - la procedura seguita: per quanto ci abbia provato, non ho trovato sul sito di Agcm le policy relative all’uso dei social network.

Particolarmente importanti in questo caso, visto il palese utilizzo che l’authority fa dello strumento e la presenza del vaglio preliminare di attendibilità e fondatezza; anche qualora esistano e siano state redatte, infatti, le stesse devono essere rese in forma tale da essere immediatamente accessibili all’utente - tramite link nella bio dell’account social, come fatto da Equitalia, per esempio, o tramite link diretto presente nella home del sito istituzionale.

Purtroppo, ad oggi sono ancora poche le amministrazioni che disciplinano il processo di utilizzo degli strumenti di interazione sociale online tramite qualcosa che vada oltre un atto amministrativo - determinazione o deliberazione - che assegni la specifica mansione a un determinato soggetto.

In molti casi, il compito è assegnato “di fatto”, in modo assolutamente informale, a chi si occupa delle attività di comunicazione.

Niente di più sbagliato se, a monte - come abbiamo più volte visto - non c’è una riflessione sull’organizzazione, sui compiti della stessa, ma anche sugli obiettivi che si intendono perseguire tramite l’uso di un “banale” account twitter.

Che tanto banale non deve essere se, da un lato, alta è l’attenzione per lo strumento da parte di amministratori e politici; e, dall’altro, se sempre più spesso un tweet è al centro della riflessione pubblica, alta o bassa che sia.

Proviamo a fare uno sforzo, allora? E qui mi rivolgo direttamente ad Agcm.

Proviamo a costruire una guida per chi - all’interno - si occuperà del delicatissimo compito di verificare l’attendibilità e la fondatezza dei tweet, e per chi - all’esterno - spera di utilizzarli efficacemente per avviare veri e propri procedimenti.

L’obiettivo mi pare sia comune. Anche lo sforzo può esserlo.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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