Google, ma che combinazione (di dati)!

di Morena Ragone - 2 novembre 2015 - Google +

Se usate Chrome, vi sarete certamente accorti che da qualche giorno è disponibile la nuova privacy policy di Google.

Non potete non averlo notato, perché Google ha pensato bene – per ovviare al noto problema dei “furbetti della policy”, ossia quelli che non leggono mai i contratti e le policy relative ai servizi che utilizzano – di avviare una sorta di wizard all’apertura del proprio browser, guidando l’utente nella lettura e accettazione della nuova policy, pena l’impossibilità di continuare a usarlo. (Che poi, detto inter nos, tale non è, dal momento che aprendo altre schede… ma questa è un’altra storia #tips&tricks).

Cosa ci dice BigG nella nuova policy?

  • Innanzitutto, che elabora le informazioni che noi forniamo - più o meno volontariamente, più o meno consapevolmente - quando utilizziamo i servizi “Google collegati”, come Maps o Youtube, “che possono includere il video visualizzato, gli ID del dispositivo, gli indirizzi IP, i dati dei cookie e la posizione”.
  • Le stesse informazioni/dati sopra descritti vengono elaborati anche quando si utilizzano servizi e app “Google based” - già questa, come potete immaginare, è una informazione più sottile, dal momento che non sempre l’utente medio sa come è strutturato il servizio che utilizza.
  • Le informazioni indicate vengono elaborate anche quando si utilizzanoapp o siti che ricorrono a servizi Google, come gli annunci, Analytics e il video player di YouTube”.

Ops.

Quindi praticamente tutti i siti, e molte app.

Sono davvero molteplici le “finalità descritte nelle nostre norme” - le norme di Google, alla cui policy integrale rimando - ma è bene evidenziare, ancora una volta ,che questi dati viaggiano su server sparsi per il mondo, e che non a tutti si applica la normativa - più garantista - prevista in Italia e, generalmente, in Europa.

Per cui, attenzione.

Visto il peso considerevole delle informazioni che gestisce - che potremmo arrivare a definire “fat data”, molto oltre i “big” -  Google si sente in dovere di esplicitare i motivi per cui tali dati vengono elaborati:

  • poter offrire nei nostri servizi contenuti personalizzati più utili, ad esempio risultati di ricerca più pertinenti;
  • migliorare la qualità dei nostri servizi e svilupparne di nuovi;
  • mostrare annunci basati sui tuoi interessi, relativi, ad esempio, alle ricerche svolte o ai video visualizzati su YouTube;
  • aumentare la sicurezza proteggendoti da attività fraudolente e illeciti;
  • effettuare analisi e valutazioni per capire la modalità di utilizzo dei nostri servizi”.

Fini nobili, certo, che lasciano comunque trapelare - e non c’è bisogno di un occhio particolarmente attento - una più analitica attività di profilazione dei gusti degli utenti, finalizzata - secondo Google - prevalentemente alla “user experience”; secondo noi, a calibrare meglio l’adv.

Una bella “combinazione di dati”, che mette l’azienda in grado di migliorare prodotti e servizi - diventando, nel contempo, sempre più “fat”.

Già, ma… vuoi mettere “i vantaggi di un'esperienza Google personalizzata”?

La parte più utile, come spesso accade, è alla fine: Google mette a disposizione una dashboard tramite la quale è possibile gettare uno sguardo d’insieme ai servizi Google e alle autorizzazioni concesse - con possibilità di modificarle - e una specifica sezione privacy - myaccount.google.com - nella quale è possibile verificare/cancellare cronologie, impostare le regole del proprio advertising - dicendo, in sostanza, a google cosa ci interessa vedere come pubblicità - e anche scaricare i propri dati.

Sarebbe interessante che ciascuno di noi partisse da qui, per vedere quali e quante informazioni lascia in giro per la rete.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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