Linee Guida di design per i siti web della PA: più forma che sostanza?

di Morena Ragone - 18 dicembre 2015 - Google +

Poche settimane fa, in occasione dell’Italian Digital Day, L’AgID - Agenzia per l’Italia digitale - ha pubblicato le Linee guida di design per i siti web delle PA. Scopo delle stesse, come da comunicato, quello di “supportare le PA, sin dagli elementi primari che caratterizzano la propria presenza online”, favorendo “la creazione di una comunità di designer e sviluppatori che avendo a disposizione stringhe dei codici html utilizzati, abbiano la possibilità di contribuire al progetto commentando, segnalando errori e proponendo modifiche al design e al codice”.

A tale scopo, il Governo ha messo a disposizione la piattaforma designer.italia.it, che utilizza in ambito pubblico - per la prima volta ufficialmente - GitHub, tanto amata dalle community di sviluppatori di tutto il mondo -  e speriamo non sia solo una moda.

Il progetto pilota si può osservare nella nuova veste grafica del portale del Governo Italiano, o nelle nuove versioni dei portali: mappa.italiasicura.gov.it e soldipubblici.gov.it.

Passiamo al testo: le Linee Guida si concentrano sui requisiti di usabilità e accessibilità dei siti web istituzionali, i cui requisiti tecnici sono previsti dagli Allegati A e B del Decreto Ministeriale 8 luglio 2005 - pur nell’assenza di riferimenti alla Legge “madre” Stanca -, e su veri e propri aspetti di “immagine”, quali i font e la palette di colori da utilizzare.

Considero la capacità critica - da κρίνo = separo, distinguo e quindi valuto, giudico - una condizione essenziale dell’essere senziente, per cui ho alcune osservazione che vorrei condividere con voi lettori.

Parto dalla base, ossia dell’idea di identità visiva, e supero l’iniziale diffidenza che mi produce l’idea di omologazione  - con i suoi riferimenti storico-culturali - per cui provo ad andare diretta alla sostanza: a mio avviso, l’identità visiva è perfetta intra-amministrazione - i patiti del marketing la chiamano “immagine coordinata”, e rende la singola amministrazione immediatamente riconoscibile in tutte le sue attività di comunicazione - ma rischia di provocare un eccessivo appiattimento inter-amministrazioni.

Pubblica amministrazione è una definizione elefantiaca, in continua evoluzione, non solo a voler guardare quanto dice l’art. 1, comma 2 del D.Lgs. n. 165/2001 o l’art. 2, comma 2 del D.Lgs. n. 82/2005 - il Codice dell’Amministrazione Digitale, la cui formula è leggermente più ampia - ma anche le interpretazioni che via ne sono state date negli ultimi anni, a fini applicativi, grazie alla normativa in tema di trasparenza e anti-corruzione.

A riguardo, il Segretario Generale di AgID, Marco Bani, rispondendo a un mio tweet

 

Ragone 20151217 

 

ha confermato che le Linee Guida si applicheranno, per esempio, non solo alla PA centrale: dobbiamo quindi ritenere che il settore rientri nel concetto di “ordinamento della comunicazione” di cui all’art. 117, comma 3 della Costituzione, per cui ci sarebbe legislazione concorrente? O dobbiamo considerare il design dei siti web come attività riservata esclusivamente alla potestà statale?

Questioni importanti, perché da esse dipenderà, oltretutto, la possibilità delle singole amministrazioni di muoversi all’interno delle LG tracciate dal Governo.

Per il resto, ottima l’idea di avere siti responsive, moderni e funzionali, con molti meno orpelli rispetto a tanti - inguardabili - siti di PA, soprattutto locali.

Vorrei, però, che il Governo non dimenticasse che mettere mano ai siti web non significa solo rendere il sito facilmente visualizzabile dagli smartphone: ci sono enormi problemi nella comunicazione online delle PA - che come abbiamo avuto modo di ricordare in più occasioni attraverso questa testata, non è solo immagine, ma è, soprattutto, rispondenza agli obblighi normativi, da cui discende la capacità di ben comunicare, e non il contrario - di cui il design del sito è solo un elemento, e non è detto sia il più importante.

Penso, per esempio, agli obblighi di pubblicazione disattesi; alla trasparenza a mezzo “pdf formato immagine”; all’open data “a sprazzi e se va di moda”; ai servizi online che non funzionano; alle pec, che non vengono lette, né protocollate.

Non sempre - e lo preciso a immaginari caratteri cubitali - la responsabilità è degli operativi, costretti a loro volta, a subire le disfunzioni organizzative, quanto e più dei cittadini e quindi doppiamente vessati, in quanto funzionari pubblici ma anche cittadini.

Apprezzo, e davvero, l’impegno, soprattutto nel coinvolgimento degli operatori del settore; ma spero - e vivamente - che non sia un caso di concentrazione sul solo maquillage.

Restyling si, ma ricordando sempre che “content is King”.

 

P.s.: ovviamente il presente articolo, quale doveroso omaggio, è scritto in titillium… ;)

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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