Qualità dei dati: ora c’è lo standard

di Morena Ragone - 1 dicembre 2015 - Google +

Tra i molti punti ancora da definire sul tema dei dati, aperti e non, sicuramente uno dei più dibattuti resta quello della qualità dei dati.

Nella normativa più recente direttamente o indirettamente riferibile all’argomento, solo una norma primaria tra tutte se ne occupa espressamente: l’articolo 6 del D. Lgs. n. 33/2013 - il cosiddetto decreto “Trasparenza - che, rubricato “qualità delle informazioni” dispone nel suo primo comma che “le pubbliche amministrazioni garantiscono la qualità delle informazioni riportate nei siti istituzionali nel rispetto degli obblighi di pubblicazione previsti dalla legge, assicurandone l’integrità, il costante aggiornamento, la completezza, la tempestività, la semplicità di consultazione, la comprensibilità, l’omogeneità, la facile accessibilità, nonché la conformità ai documenti originali in possesso dell’amministrazione, l’indicazione della loro provenienza e la riutilizzabilità secondo quanto previsto dall’articolo 7”.

Di certo, per produrre informazioni di qualità occorrono dati di qualità: è forse scontato - ma sempre importante - sottolineare che i tessuti-informazioni si costruiscono proprio a partire dalle cellule-dati, e che senza predeterminare cosa intendiamo per dati di qualità, difficilmente le informazioni costruite a partire da essi potranno esserlo.

Eppure, l’art. 6 citato contiene quella che ho spesso definito una norma diabolica, talmente puntuale e ricca da divenire di (quasi) impossibile attuazione: pur senza specificare in cosa consista l’indicata “qualità”, fa una dettagliata elencazione di quelle che potrebbero essere sue caratteristiche (integrità, costante aggiornamento, completezza, tempestività, semplicità di consultazione, comprensibilità, omogeneità, accessibilità, conformità, provenienza, riutilizzabilità).

A soccorso dei tanti dubbi dell’interprete, soccorre la pubblicazione - poche settimane fa - dello standard ISO/IEC 25024 “Measurement of data quality”, estensione dell’ISO/IEC 25012 “Data quality model pubblicato nel 2008, e applicato in Italia dal 2014 come “Modello della qualità dei dati”.

Quest’ultimo è stato sviluppato nell’ambito della Commissione Ingegneria del Software dell’Uninfo, e descrive un modello di qualità dei dati strutturati ripartito in 15 caratteristiche, inerenti e dipendenti dal sistema:

  • Inerenti: accuratezza, attualità, coerenza, completezza, credibilità;
  • Dipendenti dal sistema: disponibilità, portabilità, ripristinabilità;
  • Inerenti e dipendenti dal sistema: accessibilità, comprensibilità, conformità, efficienza, precisione, riservatezza, tracciabilità.

Per quanto è qui di nostro interesse pratico, lo standard ci consente di valutare i requisiti di qualità dei dati in fase di produzione, acquisizione e integrazione; ci permette di descrivere un processo di miglioramento continuo dei dati; ci fornisce, inoltre, elementi concreti per stimare i costi della non qualità dei dati e attuare miglioramenti organizzativi.

Su questo terreno impatta, ora, lo standard ISO/IEC 25024 “Measurement of Data quality”: sviluppato anch’esso nell’ambito della Commissione Ingegneria del Software dell’Uninfo, partendo dalle 15 caratteristiche suelencate le porta a 63, garantendo il massimo livello di dettaglio nella misurazione della qualità dei dati.

Lo standard si rivolge a una variegata platea, costituita da Enti produttori/ gestori di dati e servizi, e dai loro utilizzatori a vario titolo e giunge in un momento particolarmente importante, soprattutto in vista della sempre maggiore integrazione e interoperabilità tra le basi di dati e i differenti sistemi informativi, che necessitano, quindi, di livelli di accuratezza sempre più elevati.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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