L’imprenditoria femminile serve a tutti noi. Eccome

di Morena Ragone - 15 febbraio 2016 - Google +

Lo scorso 17 dicembre, il Parlamento europeo – tramite l’attività della Commissione per i diritti della donne e l’eguaglianza di genere, con relatrice Barbara Matera – ha approvato la proposta di risoluzione sui fattori esterni che rappresentano ostacoli all’imprenditoria femminile europea (2015/2111(INI)).

Nelle fondamentali premesse, il Parlamento:

  • considera che “l’imprenditorialità è fondamentale per l’occupazione, la crescita economica, l’innovazione, lo sviluppo e la riduzione della povertà in generale”, ma che, nonostante l’articolo 16 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea faccia esplicito riferimento alla libertà d’impresa per tutti i cittadini dell’Unione, nel 2012 le donne rappresentavano soltanto il 31% degli imprenditori (10,3 milioni) dell’UE a 28 e di essi solo il 34,4% dei lavoratori autonomi dell’Ue sono donne;
  • osserva che spesso le donne operano come prestanome per attività maschili, ufficialmente registrate al solo scopo di “ottenere concessioni finanziarie e condizioni vantaggiose da parte degli istituti di credito e delle amministrazioni pubbliche europee, nazionali e regionali”;
  • rileva che “l’imprenditoria femminile è un’importante fonte di indipendenza economica che offre alle donne l’opportunità di integrarsi maggiormente nel mercato del lavoro, rafforzando il proprio ruolo di dirigenti d’azienda e favorendo un cambiamento culturale dentro e fuori l’azienda”.

Il Parlamento sembra ben consapevole di quella che definisce “segregazione di genere, orizzontale e verticale”, nel settore dell’occupazione, a delle scelte conseguentemente (dis)orientate da parte delle donne, poco propense per tali motivi a scegliere un’attività nel campo della scienza e della tecnologia – con riflessi anche sul numero dei brevetti “al femminile”, per fare un esempio.

Pertanto, l’incoraggiamento agli Stati membri va in molteplici direzioni: dal il riconoscimento del valore dell’imprenditorialità femminile per le loro economie e gli ostacoli da superare, alla presentazione di strategie concrete per promuovere la cultura dell’imprenditorialità femminile; dalla collaborazione attiva con il settore privato per mettere in luce le imprese che cercano di promuovere l’uguaglianza di genere, all’adozione di programmi miranti ad assistere, sostenere e orientare le donne imprenditrici nell’avvio di imprese d’avanguardia che generano valore e ricchezza e basate su principi socialmente responsabili.

Come sempre, il Parlamento si rivolge anche alla Commissione, alla quale chiede di provvedere alla piena integrazione della dimensione di genere nella futura politica in materia di imprenditorialità, adottando, quindi, un approccio olistico all’imprenditorialità femminile, mirato sì a incoraggiare e sostenere le donne nella scelta di una carriera di imprenditrici, ma anche prefigurando un contesto che consenta alle donne di realizzare appieno le proprie potenzialità e diventare imprenditrici di successo.

Nei suggerimenti alla Commissione, il Parlamento individua una delle chiavi di questo processo nella conciliazione tra vita professionale e personale: il necessario l’equilibrio tra lavoro e vita privata di uomini e donne, quindi, diventa elemento chiave delle politiche di promozione pubbliche, affiancato all’equa suddivisione delle responsabilità familiari, anche evidenziando il ruolo degli uomini nella promozione della parità.

Oltre a ribadire la necessità del sostegno istituzionale – per esempio, con il congedo parentale e il congedo di paternità – il Parlamento sottolinea “l’esigenza di modificare la suddivisione tradizionale dei ruoli degli uomini e delle donne nella società, nel mondo del lavoro e nella famiglia promuovendo un maggior coinvolgimento degli uomini nei compiti domestici e nell’assistenza a familiari non autonomi”.

Le modalità suggerite sono molteplici:

  • reti di donne;
  • accesso ai finanziamenti;
  • istruzione e formazione all’imprenditorialità;
  • sostegno all’imprenditoria sociale.

Tutti elementi da includere nella prossima programmazione 2014-2020, attivando un vero e proprio processo di crescita sociale.

Dopo il riconoscimento dell’importanza della partecipazione femminile nella politica regionale, un altro decisivo passo per l’equilibrio di genere, nel rispetto dell’integrazione e delle reciproche differenze.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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