Chi è senza peccato? La Chiesa si confronta con il web

di Morena Ragone - 8 marzo 2016 - Google +

Seppure da sempre contraria alla teoria evoluzionista, la Chiesa si aggiorna alla contemporaneità, e lo fa, quest’anno, per la prima volta con un appuntamento ufficiale, trascorso da poco: lo scorso 3 e 4 febbraio, presso il Santuario di San Gabriele in provincia di Teramo, una cinquantina di persone provenienti da varie parti d’Italia, convocate da don Mauro Cozzoli – docente di Teologia Morale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma – chiamate a diventare i nuovi “confessori”.

Religiosi - ma non solo - alle prese con il web, i nuovi peccati e i nuovi peccatori.

Due intense giornate di formazione, in cui i sacerdoti sono stati chiamati a confrontarsi con i peccati tradizionali – aggiornati all’Anno Domini 2016 – e con i nuovi “peccati informatici”, legati alla rete e alle nuove tecnologie.

Mutato il contesto sociale di riferimento, la Chiesa non può far altro che adeguarsi, forse con un pizzico di zelo in eccesso: così, tra cyberstalking, fake account – e i ben più gravi pedofilia e pedopornografia – trovano posto anche la “pirateria informatica”, la tutela della privacy e la sicurezza informatica; accanto a chi fa un uso improprio di Facebook e Twitter, infatti, troviamo anche le violazioni informatiche, la “pirateria” digitale, l’utilizzo di software privo di regolare licenza.

Una Chiesa con le idee un po’ confuse tra “peccato” e “reato”? O, piuttosto, uno spazio in cui, ancora una volta, dovere morale e dovere giuridico tendono a sovrapporsi, perdendo i confini che gli sono propri?

Certo, non è la prima volta che la Chiesa si aggiorna al web e alla rete, ma è anche vero che questa scelta inizia a diventare una costante: la Curia di Milano, per esempio, anche per quest’anno ha organizzato un corso sugli strumenti del perfetto comunicatore – che vede tra i docenti giornalisti, prelati, accademici, artisti – e incentrando il programma sull’uso dei social media e delle nuove tecnologie.

Le lezioni, organizzate presso l’Università Cattolica, già nel 2015 hanno evidenziato l’importanza che in ogni parrocchia sia presente del personale preparato a relazionarsi con le nuove problematiche connesse all’uso del web, dalle molteplici implicazioni psicologiche, sociologiche, pedagogiche ed economiche, oltre che – o prima ancora che – religiose.

Focus degli incontri: le insidie per i cattolici che navigano su internet e utilizzano i social media.

Certo, non è tutto e solo una questione di pericoli e insidie, se la Chiesa mostra una sensibilità notevole anche rispetto a pari iniziative laiche: l'interesse della Chiesa per Internet è interesse per la rete quale mezzo di comunicazione sociale, è l’attestazione dell’atteggiamento positivo verso tutti i mezzi di comunicazione, che essa padroneggia mirabilmente, non certo da oggi.

Lo dimostra – se mai ce ne fosse bisogno – lo stesso contenuto di alcune relazioni, come quella di monsignor Martinelli, che a proposito di “New media, nuove virtù, nuovi peccati” non si esime dall’affrontare problematiche di stretta attualità, quali il voyerismo della rete, l’egocentrismo dei social proprio della selfiety, la società dei selfie, gli hate speech.

Ed è da anni, infatti, che, sulla rete – e in rete – la Chiesa riflette, rivolgendosi non solo a chi la rete la utilizza, ma anche a chi, per paura, si sottrae al confronto; non disdegnando, neppure, di affrontare questioni complesse, come l’etica in internet, e sollevando questioni fondamentali alla comprensione del mondo moderno: globalizzazione, digital divide, sessismo, libertà di espressione, ecc…

Le conclusioni? Alcune: “I genitori dovrebbero guidare e supervisionare l’uso che i loro figli fanno di Internet. La scuola e le altre istituzioni e programmi educativi dovrebbero insegnare l’uso perspicace di Internet quale parte di un’educazione mass-mediologica completa, che includa non solo l’acquisizione di abilità tecniche - prime nozioni di informatica e tutto ciò che si supporta ad essa - ma anche l’acquisizione della capacità di valutare in modo informato e sagace i contenuti”.

Una posizione basata su ricerca, studio, confronto: la posizione di chi è pronto a capire ciò che non conosce e a coglierne ogni opportunità.

Credenti o laici che si sia.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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