Fondi Ue per professionisti: siamo pronti?

di Morena Ragone - 6 aprile 2016 - Google +

Sembrerebbe di no, a guardare gli avvocati, per esempio, completamente assorbiti dal processo telematico e troppe volte impermeabili agli ulteriori stimoli che arrivano dal contesto socio economico, in completa trasformazione negli ultimi anni: così, tra diritto dell’intelligenza artificiale, droni, dati aperti e accountability, social media e marketing digitale, anche l’accesso ai Fondi strutturali rappresenta una delle tante – troppe? – nuove sfide delle professioni.

Un concetto di innovazione completo e complesso, cui i professionisti non possono e non devono sottrarsi.

Come scrissi qualche tempo fa su queste “pagine”, la nuova programmazione Fesr ed Fse apre all’interpretazione comunitaria che dal 1996 parifica i professionisti alle imprese nell’accesso ai Fondi, secondo la definizione introdotta dalla Raccomandazione 96/280/CE, e poi aggiornata dalla successiva del 2003 (la 2003/361/CE).

Eppure, a guardarsi intorno, pochi professionisti sembrano consapevoli delle nuove opportunità, per tacere di quelli davvero preparati a coglierle: se è vero che già dalla precedente programmazione alcune regioni, tra le quali la mia Puglia, avevano fatto da battistrada aprendo alcuni bandi anche ai professionisti – per la Puglia si pensi al “Microcredito” o a N.I.D.I.– Nuove Iniziative D’Impresa, per citare alcuni dei bandi regionali di maggior successo – nel settennio 2014-2020 molte cose cambieranno.

Il solco tracciato dalla normativa comunitaria – e ampiamente ribadito dal Regolamento(UE) 1303/2013 – è stato, infatti, abbracciato a livello centrale con la Legge di stabilità – legge del 28 dicembre 2015, n. 208 – che, al comma 821 dell’articolo 1 ha espressamente previsto che “i Piani operativi Por e Pon del Fondo sociale europeo (Fse) e del Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), rientranti nella programmazione dei fondi strutturali europei 2014/2020, si intendono estesi anche ai liberi professionisti, in quanto equiparati alle piccole e medie imprese come esercenti attività economica, a prescindere dalla forma giuridica rivestita, dal titolo I dell'allegato alla raccomandazione 2013/361/CE della Commissione, del 6 maggio 2013, e dall'articolo 2, punto 28), del regolamento (UE) n. 1303/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, ed espressamente individuati, dalle Linee d'azione per le libere professioni del Piano d'azione imprenditorialità 2020, come destinatari a tutti gli effetti dei fondi europei stanziati fino al 2020, sia diretti che erogati tramite Stati e regioni”.

I liberi professionisti, quindi – sia se appartenenti a professioni ordinistiche, sia semplici “partite Iva” – potranno accedere, analogamente a quanto finora accaduto per le piccole e medie imprese, ai fondi strutturali Fesr ed Fse ed ai Piani operativi regionali e nazionali – Por e Pon – per il periodo di programmazione 2014-2020.

Una novità – che novità non è, in senso stretto – che diviene rivoluzionaria se consideriamo la potenziale platea di beneficiari e la situazione contingente delle professioni nell’anno domini 2016.

Ma il tema dell’accesso ai Fondi non è semplice, e la cosa non va dimenticata: gli Ordini, infatti, saranno i primi a dover dimostrare di essere in grado di intercettare le nuove esigenze e illustrare le potenzialità dei nuovi fondi ai propri iscritti; dovranno, quindi, evitare la consueta pratica dello “homemade”, facendosi affiancare da professionalità esperte nella normativa di riferimento e capaci di declinarla sulla categoria interessata, considerando le specifiche esigenze degli interessati.

Dovranno – in una parola – imparare a fare euro-progettazione essi stessi, ragionando in termini di bandi, controlli plurilivelli, rendicontazioni stringenti e tempi contingentati.

Dovranno imparare a valersi di esperti nel settore e a formare tanti di loro ai nuovi risvolti della professione, finora appannaggio più dei commercialisti avvezzi ai rapporti con Sviluppo Italia/Invitalia.

Le opportunità sono enormi, e non solo per le cifre in ballo – il Fondo unico Fesr-Fse ha una dotazione, a livello europeo, di 256 miliardi di euro – ma anche per i settori nei quali può essere speso.

Con un’attenzione particolare all’innovazione, che nelle professioni diviene vitale, se non si vuole essere cannibalizzati dalle regole del mercato.

Ecco, diciamo che, da domani, se fossi un Consigliere di un qualsiasi Ordine professionale, mi farei un bel nodo al fazzoletto e comincerei a guardarmi intorno.

Alla ricerca di opportunità e di persone che sappiano come sfruttarle.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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