Da modificare, profondamente, il decreto di modifica del Cad

di Morena Ragone - 13 aprile 2016 - Google +

A leggere la delega contenuta nell’art. 1 della Legge 7 agosto 2015, n. 124, l’intento del Governo era quello di “garantire ai cittadini e alle imprese, anche attraverso l'utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, il diritto di accedere a tutti i dati, i documenti e i servizi di loro interesse in modalità digitale, nonché al fine di garantire la semplificazione nell'accesso ai servizi alla persona, riducendo la necessità dell'accesso fisico agli uffici pubblici” attraverso “l’adozione, entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge delega, uno o più decreti legislativi volti a modificare e integrare, anche disponendone la delegificazione, il codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82”.

Seguivano una lunga serie di principi e criteri direttivi, nell’ambito dei quali, nel Consiglio dei Ministri n. 101 del 20 gennaio di quest’anno, è stato adottato uno schema di decreto attuativo di riforma del Cad (Codice amministrazione digitale).

Al di là di alcune lodevoli disposizioni - di cui in tanti abbiamo scritto e che in questa sede ometto - era abbastanza chiaro da subito che l’intento iniziale non è stato completamente raggiunto con questo testo e in questa forma; ora, intervenuti i pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata, si comprende anche sino a che punto quella lettura non fosse errata.

Il Consiglio di Stato, in particolare, in un lungo e articolato parere - il n. 785 del 23 marzo u.s. -in cui tocca praticamente ogni articolo - dai suggerimenti redazionali a quelli linguistici - si sofferma su tre punti che non consentono l’espressione di un parere positivo e che, pertanto, andrebbero rivisti immediatamente:

  • il valore giuridico del documento informatico sottoscritto con qualsiasi firma elettronica che, nella nuova formulazione, “soddisfa il requisito della forma scritta e ha l'efficacia prevista dall'articolo 2702 del codice civile” (con espresso richiamo del CdS alla necessità di revisione della definizione stante, anche, l’assenza di vincoli imposti dal Regolamento (UE) n. 910/2014 “eIDAS);
  • l’ingente capitale sociale richiesto a oggetti che intendono avviare la prestazione di servizi fiduciari qualificati o svolgere l’attività di gestore di posta elettronica certificata, di gestore dell’identità digitale e di conservatore di documenti informatici, già bocciato dal Tar Lazio che, con la Sentenza del 21 luglio 2015, n. 9951 lo ha ritenuto “sproporzionato” rispetto alle finalità che s’intendono perseguire;
  • l’obbligatoria anonimizzazione di tutte le sentenze da pubblicare, che modificherebbe l’art. 56 del Cad ma anche l’art. 52 del Codice Privacy, non solo, quindi, imponendo alle amministrazioni competenti un eccessivo facere, ma eccedendo il contenuto delle delega, che in alcun modo tocca - e con sente di toccare - le disposizioni del codice privacy.

Ma è il cappello a tutto questo che è di estremo interesse: il Consiglio di Stato sottolinea tre punti a mio avviso fondamenti in qualsiasi politica pubblica sul digitale:

  • l’importanza della cultura digitale per il “digital first”, ancor più della riduzione del digital divide, e la concreta preoccupazione che essa sia resa ancora più complessa della “invarianza delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente”: senza preparare la popolazione e avvicinarla all’uso quotidiano del digitale, qualsiasi legge in merito è destinata a fallire;
  • l’utilizzo di una tecnica normativa inadeguata che allontana la norma del linguaggio naturale e rende il digitale ancora più inaccessibili alla parte meno acculturata della popolazione;
  • il necessario coordinamento - al momento implicito, a voler essere buoni - con le parallele normative sul processo telematico, sul diritto di accesso e sulla trasparenza dell’attività amministrativa.

E poi c’è un ulteriore punto: la necessità di una governance condivisa e di standard adeguati e omogenei, da adottare anche - eh sì - tramite la previsione di apposite sanzioni. Su questo punto, si è similmente espressa la conferenza unificata, che ha chiesto di essere maggiormente coinvolta proprio al fine di stabilire delle politiche - e le conseguenti procedure - in modo uniforme.

Ma il Collegio di Palazzo Spada va ancora oltre, e riprende il Governo sulla previsione di una Air - l’Analisi di Impatto della Regolamentazione che dovrebbe valutare come le nuove disposizioni si inseriranno nell’ordinamento giuridico esistente - che Air. non è, dal momento che “la relazione predisposta dall’Amministrazione si è limitata a illustrare il contenuto delle singole disposizioni facenti parte della riforma in esame, senza approfondire sufficientemente le problematiche connesse con il contenuto di tali previsioni, il rapporto di queste ultime con la normativa di carattere nazionale e comunitaria e, infine, i possibili risvolti pratico-applicativi connessi con la concreta messa in opera della riforma di cui si converte”.

Insomma, ancora tanto da valutare e da correggere, anche alla luce del parere del Garante Privacy che, a questo punto, si attendo con estremo interesse.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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