Licenziata per un like? Anche in Italia accade

di Morena Ragone - 23 maggio 2016 - Google +

Pensavamo fosse appannaggio dei Paesi di Common Law, e invece ecco che accade anche in Italia. Ne hanno dato notizia, qualche giorno fa, diversi organi di stampa, e il fatto è presto riassunto: una dipendente della Piaggio – azienda che non ha certo bisogno di presentazioni – ha pubblicato sulla propria bacheca Facebook un link a un articolo de “Il Tirreno”, in cui era preannunciata la prossima visita del Presidente del Consiglio Matteo Renzi allo stabilimento Piaggio di Pontedera – poi effettutamente avvenuta il 23 aprile scorso.

L'articolo includeva una foto di Renzi con Colaninno e una vespa.

Una collega della dipendente commentava la foto con un “questi dovrebbero ammazzarli tutti” che lascia poco spazio ai dubbi, ma molto ai vari like, tra i quali quello della stessa dipendente che aveva pubblicato link e foto.

Risultato? Un guaio, o, forse, un mezzo pasticcio “all'italiana”.

Sì, perché a subire le ire del datore di lavoro e a ripagare l'onta con il proprio posto di lavoro – dopo una lettera di contestazione – è stata la dipendente del like.

Non quella del commento pesante, che, al momento, sembra aver ricevuto la sola lettera di contestazione.

Sulla vicenda, attendiamo ulteriori sviluppi e dettagli.

Fatto sta che i social continuano a creare problemi, o, meglio, l'uso che ne viene fatto e le modalità con cui vengono trattate/interpretate determinate esternazioni, i classici “incidenti”.

Provo a spiegarmi meglio con un esempio traslato sul “mio” social, ossia Twitter: qualche mese fa, Twitter ha sostituito i preferiti (fav) con i cuori, i like, appunto, modificando unilateralmente la percezione del senso attribuito ai tweet.

Dal modo in cui la cosa è stata fatta, coercitivamente, nascono almeno due problemi giuridici:

  • dal momento del cambio, tutte le preferenze espresse nei confronti di un tweet diventano “like”, ossia espressione di un gradimento, di qualcosa che piace?
  • dal momento del cambio, tutto quello che era nella cartella preferiti è diventato “like”, cambiando quindi, dall'esterno, la percezione del significato di quanto è lì contenuto. Quale valore giuridico ha tutto ciò per eventuali attribuzioni di (co)responsabilità?

Provo a dare delle risposte, per forza di cose parziali e soggettive:

  • il preferito/like resta un modo per “appuntare” le cose, segnare, segnalare, evidenziare, e – anche - indicare un gradimento. Ma “anche”, e non “solo”;
  • a maggior ragione, i vecchi preferiti restano un calderone di tweet di vario genere, senza possibilità di attribuzione alcuna di un senso unico e univoco, qualora non si indaghi l'intenzione del soggetto nell'effettuare una determinata azione.

Nel caso della Piaggio, per come a noi noto attraverso le notizie riportate dalla stampa, sembrano mancare due cose:

  • un'indagine sull'intenzionalità del like – il commento, al contrario, si... commenta da sé – che dovrebbe sottendere una qualche intenzionalità della condotta tale da portare alla giusta causa di licenziamento prevista dall'art. 2119 del codice civile, possibile “qualora si verifichi una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto” (un like?);
  • dall'altra, la possibilità di valutare e soppesare il senso delle condotte online dei propri dipendenti, isolatamente considerate e contestualizzate.

Non credo sia un caso che, pochi mesi fa, un sondaggio della Fiom condotto presso gli stabilimenti Piaggio abbia prodotto risultati decisamente sconfortanti (per i vertici): i dipendenti Piaggio si dichiarano “poco formati” - ben il 30% di loro sostiene di non aver mai seguito alcun corso formativo, in alcuna modalità – e ammettono di essere molto insoddisfatti del lavoro, degli stipendi e del rapporto con l'azienda.

Se fossi nel CdA Piaggio, ecco, non trascurerei l'ultimo punto: dipendenti che lamentano insoddisfazione nel rapporto con l'azienda spesso sono gli stessi che ne scrivono male sui social. Non sarebbe stato meglio capire il perché dell'insoddisfazione e porvi rimedio, rivedere certi comportamenti, magari prendendo spunto per scrivere delle social media policy aziendali?

E non trascurerei neanche il primo punto: la formazione.

La formazione è anche formazione alle regole, alla condotta, alle modalità espressive, all'uso dei social per i dipendenti (...e non solo): elementi essenziali per un'azienda che cura molto la propria immagine – quante pagine Facebook ha Piaggio? Verificate.

Spero queste righe possano essere da spunto per molti; intanto, per chi volesse parlarne ancora – di policy, e di social network e di partecipazione – ci vediamo il 24 maggio a Roma al ForumPA.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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