Commercialisti: dall’Ordine è sì ai volantini pubblicitari

di Morena Ragone - 29 giugno 2016 - Google +

È di pochi giorni fa una decisione importante per il mondo delle professioni cosiddette “ordinistiche”, da sempre piuttosto chiuse alle novità.

Parliamo del parere del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, che con il Pronto Ordini n. 154/2016 dello scorso 20 giugno ha aperto ad una ulteriore forma di pubblicità, quella a mezzo stampati e volantini.

La pronuncia è particolarmente interessante, e nasce dalla richiesta del Consiglio dell’ordine di Forlì Cesena di un parere in merito alla compatibilità dell’art. 44 del Codice Deontologico – che disciplina la libertà della “pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l’attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni”, al comma 1, e dispone, al comma 3, che “le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie, comparative e suggestive” – dell’invio di volantini pubblicitari, privi di indicazione dei costi, con invito a recarsi presso uno studio professionale.

Il Consiglio si è espresso in senso positivo, osservando che “la circostanza che l’offerta economica per il servizio venga resa nota solo nel momento in cui il potenziale cliente si presenta presso lo studio professionale di per sé non è elemento tale da produrre una alterazione nella decisione del potenziale consumatore, differendo solamente ad un momento temporalmente successivo al ricevimento dello stampato pubblicitario l’informazione sul prezzo della prestazione professionale”.

Per arrivare a tale assunto, il Consiglio fa una ricognizione che parte dal termine “pubblicità” – che identifica come “una forma di comunicazione a pagamento diffusa su iniziativa di operatori economici che tende in modo intenzionale e sistematico a influenzare gli atteggiamenti e le scelte degli individui in relazione al consumo di beni e all’utilizzo di servizi”, per puntualizzare il processo di liberalizzazione che dalla Legge “Bersani” – la n. 248/2006 – attraverso la “Manovra bis” di cui al D.L. 138/2011, convertito dalla legge n. 148/2011, per finire con il D.P.R. n. 137/2012 ha sostanzialmente riconosciuto l’ammissibilità della pubblicità “informativa”, ossia quella che ha a oggetto l’attività professionale, le specializzazioni e i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio e i compensi delle prestazioni. A condizione, però, che tali comunicazioni siano “trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie, comparative e suggestive”.

Quello che è stato verificato, quindi, nel caso di specie è se nell’ipotesi considerata l’assenza di indicazione del prezzo potesse essere considerato elemento suggestivo, privo delle caratteristiche sopra evidenziate – trasparenza, veridicità, correttezza – e quindi tale da alterare la capacità di scelta del possibile cliente.

A tal fine, l’Ordine richiama il decreto legislativo n. 145/2007, che definisce la pubblicità ingannevole come “qualsiasi pubblicità che in qualunque modo compresa la sua presentazione è idonea ad indurre in errore le persone fisiche o giuridiche alle quali è rivolta o che essa raggiunge e che, a causa del suo carattere ingannevole, possa pregiudicare il loro comportamento economico ovvero che, per questo motivo, sia idonea a pregiudicare un concorrente”.

Il successivo articolo 3 indica, poi, in caratteristiche dei beni/servizi, prezzo e caratteristiche dell’operatore pubblicitario gli elementi che dovranno essere considerati per valutare l’eventuale ingannevolezza del messaggio pubblicitario.

Pur nella sostanziale identità tra le parti essenziali delle due norme deontologiche sulla pubblicità – per l’Ordine forense è larticolo 17 del Codice Deontologico – ancora nulla di fatto sul tema per i colleghi avvocati: se negli ultimi anni la massiccia introduzione delle nuove tecnologie e l’uso di web e social media ha fatto allentare le maglie del Consiglio Nazionale Forense – come previsto dalla nuova legge professionale, anche se siamo molto lontani dai bellissimi vademecum dei colleghi d’oltre Manica – non altrettanto può dirsi per le tradizionali forme di pubblicità, ancora fortemente avversate.

Diventa estremamente importante, quindi, per tutti i professionisti capire come pubblicizzare correttamente il proprio studio e le proprie attività. Un passaggio che non può prescindere da una corretta formazione e dell’introduzione al marketing dello studio professionale, come da queste “colonne” non manchiamo mai di ricordare. Seguiteci, anche per futuri approfondimenti e iniziative sul tema.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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