Il disinvolto utilizzo delle immagini in rete (per tacer di altro)

di Morena Ragone - 6 giugno 2016 - Google +

Forse sarà stato il numero spropositato di volte in cui l'immagine è stata utilizzata – almeno 250.000 - o, forse, la classica questione di principio, la “goccia” che il vaso non ha più potuto contenere.

O, forse, Alberto Campanile, noto alpinista e fotografo, a quell’immagine che ritraeva la Val di Fiemme e che lui stesso aveva scattato e diffuso in rete, teneva particolarmente.

Fatto sta che – secondo la notizia diffusa dal quotidiano “Il Gazzettino” qualche giorno fa, il Tribunale di Roma avrebbe condannato l’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia a pagare 12.500 euro di risarcimento danni al fotografo, oltre spese legali per ulteriori 12.500 euro e 100 euro per ogni giorno di ritardo nell’esecuzione della condanna, consistente nella distruzione immediata delle tessere associative dove qualcuno aveva allegramente pensato di stampare, come sfondo, la foto “pescata” dalla rete.

Un'idea certo non nuova, né originale: quella che il web venga spesso considerato – ovviamente a torto – territorio di tutti e di nessuno, dove si annullano i confini tra ciò che è mio e ciò che è tuo.

Né può dirsi nuova neppure la sentenza, seppure di condanna inusitatamente ingente: lo stesso Tribunale di Roma un anno fa, con la sentenza n. 12076/2015 del 1° giugno 2015, aveva riconosciuto il diritto al risarcimento del danno in favore di un ragazzo, che aveva postato alcune foto sulla propria bacheca Facebook, utilizzate senza autorizzazione dagli organi di stampa.

In realtà, non c'è – nel senso di “non dovrebbe esserci” – necessità di arrivare nella aule di giustizia per capire che l'approccio dovrebbe essere diametralmente opposto: ossia, che qualsiasi materiale postato/pubblicato in rete ha un “proprietario”, un creatore, un soggetto titolare dei diritti, nella cui completa e totale disponibilità tale materiale resta, salvo espressa e diversa licenza.

Eppure, non è la prima volta – e certo non sarà l’ultima – che si fa un uso eufemisticamente superficiale del materiale altrui, sia che si tratti di contenuti testuali – dove il plagio arriva a essere estremamente sopraffino – che di video, brani musicali, foto e immagini.

Queste ultime, certamente, tra le più colpite da un uso “disinvolto”: molte blasonate testate avevano (hanno?) preso l’abitudine di inserire, sotto le immagini altrui riportate sulle proprie pagine, una dicitura che suonava più o meno come “le immagini pubblicate sono state reperite in rete e si intendono di pubblico dominio. Chiunque vanti un proprio diritto su di esse, potrà segnalarlo per consentirne l'immediata rimozione”.

Che è come dire: io il materiale (non mio) intanto lo uso, se poi non sei d’accordo, me lo dici e (nel caso) lo rimuovo. Sempre che tu te ne accorga.

Una scelta certo non condivisibile, soprattutto quando viene posta in essere da soggetti che fanno del giornalismo una professione, e non da blogger amatoriali.

Alcuni, nell'uso di tale immagini reperite nell'oceano del web, sono arrivati anche a “mutilarle”, togliendo volutamente i “credits”, ove presenti.

Probabilmente c'è un suggerimento principe da seguire, e non certo per i timori di condanne come quella cui accennavo: verificare la presenza o meno di diritti collegati all'immagine.

Credits, licenze, qualsiasi elemento da cui si possa desumere l'esistenza di titolari dei diritti sul contenuto che si intende utilizzare.

E in mancanza di riferimenti? Ecco, considerate tali immagini, tali contenuti per come devono essere considerati: non vostri, non nostri, quindi non riutilizzabili.

Purtroppo, aggiungo.

Ma questo è un altro discorso, che ha molto a che fare con la cultura, con la condivisione, con il riutilizzo e – poco – con il necessario rispetto dei diritti altrui.

Anche quando si parla di diritti di privativa.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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