Il senso del Garante Privacy per la trasparenza

di Morena Ragone - 27 luglio 2016 - Google +

Al suo diciannovesimo anno di attività, l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha presentato la consueta relazione annuale sullo stato di attuazione della normativa sulla privacy.

Nel bilancio 2015, l’attenzione è fortemente rivolta alle attività online e alle aumentate necessità di tutela dei dati personali, pur nel rispetto della necessaria crescita economica.

E parliamo di attività che, a leggerle tutte insieme, fanno una certa impressione: “la raccolta massiva di dati; il crimine informatico; la profilazione online e i social media, luso delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro; la protezione dei dati contenuti negli atti processuali; la tutela dei minori da parte dei media; i diritti dei consumatori; le grandi banche dati pubbliche; la sanità elettronica”, solo per citarne alcune.

In un contesto di “nuovi monopoli creati dai colossi della Rete”, tra una prescrizione a Google e una imposizione a Facebook – il blocco dei fake profiles, tra le principali – il Garante ha trovato il modo per occuparsi nuovamente della trasparenza della pubblica amministrazione online, anche per il tramite del parere fornito al Governo in merito alla riforma della trasparenza portata dal D.Lgs. n. 33/2013, e trasfusa, insieme al Foia italiano, nel D.Lgs. n. 97/2016. Con la legge 7 agosto 2015, n. 124, infatti, il Parlamento ha delegato il Governo alla razionalizzazione e semplificazione dell’intero sistema della pubblica amministrazione, anche per quanto riguarda l’anticorruzione, la pubblicità e la trasparenza, da esercitarsi – ex art. 7 - mediante modifiche e integrazioni al D.Lgs. n. 33/2013.

La riformulazione del criterio di delega –ha permesso, come sappiamo - l’introduzione di un nuovo diritto di accesso ai dati e ai documenti detenuti dalle amministrazioni pubbliche, diverso e più ampio sia di quello previsto dalla legge n. 241/1990 – il classico accesso agli atti amministrativi – sia dell’accesso civico, introdotto dal decreto n. 33/2013 e finalizzato a “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse”. In merito, il Garante non può non sottolineare l’esistenza di limiti all’esercizio di tale esteso diritto, che opera sempre “salvi i casi di segreto o di divieto di divulgazione previsti dall’ordinamento” e richiede il “rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi pubblici e privati”. Tra i quali, appunto, espressamente menzionato e normato, il codice privacy.

L’importanza dell’argomento sembra essere evidenziata anche da un semplice dato numerico: la ricorrenza della parola trasparenza, che compare per ben 75 volte in 239 pagine; importanza che i pareri resi sulla riforma della disciplina del Cad e della stessa trasparenza hanno esaltato, portando alla luce diverse, delicate questioni – come quella relativa alla pubblicazione delle sentenze, e ai dati personali in essi contenuti.

Ne è concreta evidenza, a ulteriore conferma, l’acceso dibattito che si è sempre sviluppato al momento dell’adozione delle Linee Guida sull’argomento, sin dal 2011 – con le “Linee guida per il trattamento di dati personali effettuato da soggetti pubblici per finalità di pubblicazione e diffusione sul webdel 2 marzo - che nel 2014 – con le “Linee guida in materia di trattamento di dati personali, contenuti anche in atti e documenti amministrativi, effettuato per finalità di pubblicità e trasparenza sul web da soggetti pubblici e da altri enti obbligati” del 15 maggio.

L’intento del Garante è sempre stato – e lo abbiamo più volte sottolineato – quello della ricerca di un corretto rapporto tra la trasparenza della pubblica amministrazione, da un lato, e la riservatezza e la dignità dei cittadini, dall’altro, alla ricerca di un difficile equilibrio, che in alcuni momenti è parso assumere le vesti di una vera e propria crociata contro la rete e il web, o – meglio – contro alcune sue caratteristiche intrinseche: è accaduto, per esempio, nel caso dell’opposizione alla ricerca ubiquitaria dei dati aperti attraverso i motori di ricerca, agevolata proprio dagli obblighi di trasparenza e dal rilascio delle informazioni in forma di dati aperti.

Nella stessa direzione, il Garante ha trovato anche il modo di richiamare l’attenzione di Governo e Conferenza delle regioni per scongiurare la possibilità che l’iniziativa legislativa delle regioni porti all’introduzione di nuovi e ulteriori obblighi di diffusione di dati personali rispetto a quelli già previsti dalla normativa statale, sia per la tutela dei diritti costituzionali, sia per garantire parità di trattamento fra tutti i cittadini.

Un percorso complesso, come si vede, tra due fenomeni che paiono opposti ma che – pure – si devono conciliare.

Un passo alla volta, probabilmente, con inevitabili frizioni.

Vedremo chi, e in che forma, sopravvivrà.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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