Piano Nazionale Anticorruzione: le previsioni per gli ordini professionali (parte II)

di Morena Ragone - 23 settembre 2016 - Google +

Nel precedente articolo abbiamo sottolineato l’attenzione speciale che Anac ha riservato ad alcune tipologie di “amministrazioni pubbliche”, come piccoli comuni e unioni; altrettanto rilievo, nella parte III del Piano, è dedicata agli ordini professionali.

Ne avevamo già accennato in un precedente scritto, con specifico riferimento alla trasparenza, sottolineando che l’Autorità adotterà specifiche Linee Guida, volte a fornire indicazioni per l’attuazione della normativa in questione, da considerare parte integrante del presente Piano Nazionale Anticorruzione, che approfondiamo, invece, in questa sede.

Le Linee Guida serviranno, soprattutto, a chiarire il criterio della “compatibilità” – le norme si applicano “in quanto compatibili” – e a illustrare gli adattamenti necessari per le peculiarità organizzative e l’attività svolta dagli ordini e collegi professionali.

Il nuovo Piano ribadisce che gli ordini e i collegi professionali sono tenuti a osservare la disciplina in materia di trasparenza e di prevenzione della corruzione, come previsto, in particolare, dagli artt. 3, 4 e 41 del D.Lgs. n. 97/2016; infatti, come abbiamo visto, l’art. 2-bis del D.Lgs. n. 33/2013 al comma 2 precisa che la medesima disciplina prevista per le pubbliche amministrazioni si applica anche agli ordini professionali, in quanto compatibile: se, quindi, nei limiti di “quanto compatibile”, è ormai esplicita l’applicazione agli ordini professionali degli obblighi di trasparenza, non altrettanto può dirsi in merito agli obblighi di pubblicazione e alle modalità di attuazione, che rispondono a caratteristiche specifiche di tipologia, dimensione organizzativa e attività svolte.

Questo ha significato, in sostanza, la possibilità di prevedere modalità semplificate anche per gli organi e collegi professionali, come disposto dal comma 1-ter dell’art. 3.

Analogamente, il riferimento concreto della L. n. 190/2012 è contenuto nell’art. 1 modificato (“…anche in relazione alla dimensione e ai diversi settori di attività degli enti…”), applicandosi, quindi, anche agli ordini e collegi professionali.

Sulla base di queste evidenze, all’interno del Piano sono stati previsti paragrafi specifici dedicati a:

  • responsabile del Pna, adozione del Piano e misure di prevenzione della corruzione;
  • aree di rischio specifico;
  • rasparenza.

Partiamo dal primo punto.

 

IL RESPONSABILE DEL PIANO, LA SUA ADOZIONE, LE MISURE DI PREVENZIONE

Nella specifica realtà degli ordini e collegi professionali, si ritiene che il Responsabile debba essere individuato all’interno di ciascun Consiglio, ordine e collegio professionale, tra i dirigenti amministrativi in servizio. In assenza di personale con profilo dirigenziale, esso potrà essere individuato in un profilo non dirigenziale, con garanzia di idonee competenze. Solo in via residuale, e con atto motivato, il Responsabile potrà coincidere con un consigliere eletto dell’ente, purché privo di deleghe gestionali.

Si sottolinea che, in tale ultimo caso, è auspicabile che i Consigli, gli ordini e collegi territoriali – nell’impossibilità di applicare le responsabilità previste dalla L. n. 190/2012 ai consiglieri – definiscano e declinino forme di responsabilità, almeno disciplinari, tramite integrazione al codice deontologico.

Di norma, ordini e collegi professionali adottano il Piano tramite il Consiglio, sentiti – auspicabilmente – il Responsabile e l’Assemblea degli iscritti. Qualora gli enti decidano di adottare o abbiano già adottato un modello ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001, è necessaria la predisposizione di un documento unitario.

Qualora, invece, ordini e collegi professionali siano di dimensioni limitate e non siano dotati di pianta organica sufficiente a implementare la normativa anticorruzione, deve essere prevista la possibilità – si parla espressamente di ordini e collegi “di piccole dimensioni” – di stipulare accordi ai sensi dell’art. 15 della L. n. 241/1990 con collegi di aree territorialmente limitrofe, appartenenti alla medesima categoria professionale o a categorie professionali omogenee, in analogia a quanto previsto per gli enti di piccole dimensioni. La definizione di tali accordi, comunque, prevede sempre, per ogni singolo ente, la nomina di un proprio Responsabile.

 

LE AREE DI RISCHIO SPECIFICO

Nell’analisi della dimensione organizzativa di ordini e collegi, particolare rilevanza assume l’esplicazione delle aree di rischio specifico, ossia le aree di attività nelle quali maggiore è il rischio corruttivo.

Il Piano individua tre macro-aree, evidenziando, per ciascuna, le attività a più elevato rischio di corruzione;

  • formazione professionale continua;
  • rilascio di pareri di congruità (se previsto);
  • indicazione di professionisti per l’affidamento di incarichi.

 

La formazione professionale continua

Il Piano individua i seguenti processi rilevanti:

  • esame e valutazione, da parte dei Consigli nazionali, della domanda di autorizzazione degli enti erogatori dei corsi di formazione;
  • esame e valutazione delle offerte formative e attribuzione dei crediti formativi professionali;
  • vigilanza sugli enti autorizzati all’erogazione della formazione;
  • organizzazione e svolgimento di eventi formativi da parte del Consiglio nazionale e degli ordini e collegi territoriali.

Si è proceduto, quindi, a individuare alcuni possibili eventi rischiosi:

  • alterazioni documentali volte a favorire l’accreditamento di determinati soggetti;
  • mancata valutazione di richieste di autorizzazione;
  • mancata o impropria attribuzione di crediti formativi professionali agli iscritti;
  • mancata o inefficiente vigilanza sugli enti accreditati;
  • inefficiente organizzazione e svolgimento delle attività formative da parte del Consiglio nazionale e/o degli ordini e collegi territoriali.

Segue l’elencazione di possibili misure di prevenzione del rischio corruttivo:

  • controlli a campione sull’attribuzione dei crediti ai professionisti, successivi allo svolgimento di un evento formativo, con verifiche periodiche sulla posizione complessiva relativa ai crediti formativi degli iscritti;
  • introduzione di adeguate misure di pubblicità e trasparenza degli eventi formativi, preferibilmente mediante pubblicazione, nel sito internet dell’ente organizzatore, dell’evento e degli eventuali costi sostenuti;
  • controlli a campione sulla persistenza dei requisiti degli enti accreditati.

 

L’adozione di pareri di congruità sui corrispettivi per le prestazioni professionali

Il parere di congruità è un provvedimento di natura amministrativa, nel cui svolgimento possono presentarsi i seguenti eventi rischiosi:

  • incertezza nei criteri di quantificazione degli onorari professionali;
  • effettuazione di una istruttoria lacunosa e/o parziale per favorire l’interesse del professionista;
  • valutazione erronea delle indicazioni in fatto e di tutti i documenti a corredo dell’istanza e necessari alla corretta valutazione dell’attività professionale.

Le misure ipotizzate sono le seguenti:

  • un regolamento interno che preveda l’istituzione di Commissione per le valutazioni di congruità, con membri dotati di specifici requisiti e con precise modalità di funzionamento;
  • la rotazione dei soggetti che istruiscono le domande;
  • l’organizzazione delle richieste, in modo da disporre di parametri di confronto, anche tramite procedure informatizzate.

 

Indicazione di professionisti per lo svolgimento di incarichi

L’ultima area di rischio fa riferimento a tutte quelle ipotesi in cui gli ordini sono interpellati, dal pubblico o dal privato, per la nomina di professionisti ai quali conferire incarichi.

I possibili eventi rischiosi attengono principalmente alla nomina di professionisti in violazione dei principi di terzietà, imparzialità e concorrenza, per esempio per conflitto di interessi con i componenti dell’ordine o collegio incaricato della nomina, o per mancanza dei requisiti allo svolgimento dell’incarico.

Possibili misure preventive saranno connesse a procedure “casuali” – come l’estrazione a sorte – tra i soggetti in possesso dei requisiti previsti, ma anche garantire la trasparenza e di pubblicità delle procedure

Si considerano auspicabili:

  • l’utilizzo di criteri di trasparenza sugli atti di conferimento degli incarichi;
  • la rotazione dei soggetti da nominare;
  • le valutazioni collegiali;
  • la verifica dell’insussistenza di situazioni, anche potenziali, di conflitto di interesse nei confronti del soggetto che nomina il professionista, del professionista designato, dei soggetti pubblici o privati richiedenti, del soggetto destinatario delle prestazioni professionali;
  • le eventuali misure di trasparenza sui compensi.

 

Morena Ragone

@morenaragone


0 Commenti :

Commento

Captcha

MORENA RAGONE

/media/8293940/morena-ragone-55x55.jpg
SOCIAL MEDIA E TECNOLOGIA
Account twitter Account LinkedIn Feed RSS

Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

Impresa
Foia, tra pochi giorni si parte
14 dicembre 2016
Impresa
Diritti di privativa e apertura: in quale mondo viviamo?
1 novembre 2016
Impresa
Una riforma per la riforma: CAD che pasticcio!
1 novembre 2016

ARCHIVIO