Il Piano Nazionale Anticorruzione dopo la riforma (parte I)

di Morena Ragone - 22 settembre 2016 - Google +

È stato finalmente approvato con la Determinazione n. 831 del 3 agosto 2016 – e pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 24 agosto - il Piano Nazionale Anticorruzione, profondamente rivisto a seguito delle fondamentali riforme portate dal decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97 – recante la “revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”- e dal decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 sul Codice dei contratti pubblici.

Le principali novità riguardano essenzialmente tre punti:

  • il chiarimento sul Piano (natura, contenuti, procedimento di approvazione);
  • la revisione degli obblighi di pubblicazione;
  • la fondamentale delimitazione dell’ambito soggettivo di applicazione della disciplina.

Sul primo punto, nella parte introduttiva del testo si precisa che il Piano è un atto generale di indirizzo rivolto a tutte le amministrazioni - oltre che ai soggetti di diritto privato in controllo pubblico, nei limiti previsti dalla legge; pertanto, le indicazioni ivi contenute impegnano le amministrazioni allo svolgimento di attività di analisi della struttura dell’amministrazione e delle attività che vi si svolgono, con lo scopo di verificare la presenza di un rischio corruttivo. Fine ultimo, l’adozione di misure concrete, come vedremo meglio più avanti.

Ma è sull’ultimo punto, in particolare, che si è giocata un’aspra battaglia, perché – com’è di tutta evidenza – la delimitazione dell’ambito soggettivo consente di ricomprendere – o, viceversa, di escludere – alcune amministrazioni dall’applicazione della nuova disciplina.

La materia della trasparenza si applica ora, a seguito della riforma portata dal D.Lgs. n. 97/2016 al D.Lgs. n. 33/2013, per prima cosa a “tutte le amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 e successive modificazioni, ivi comprese le autorità portuali, nonché le autorità amministrative indipendenti di garanzia, vigilanza e regolazione”: negli atti a corredo del Piano si fa espresso riferimento ad Agcm, Commissione nazionale per le società e la borsa, Autorità di regolazione dei trasporti, Autorità per l’energia elettrica, il gas il sistema idrico, Agcom, Garante per la protezione dei dati personali, Anac, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali, Banca d’Italia.

I commi successivi del novellato art. 2-bis introducono una serie di altri soggetti, ampliando – come già segnalato in passato – notevolmente la pletora di amministrazioni e soggetti cui si applica la nuova disciplina:

  1. gli enti pubblici economici e gli ordini professionali;
  2. le società in controllo pubblico (come definite ora dall’art. 2, lett. m) del D.Lgs. n. 175/2016) con esclusione di quelle quotate;
  3. le associazioni, le fondazioni e gli enti di diritto privato comunque denominati, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, la cui attività sia finanziata in modo maggioritario per almeno due esercizi finanziari consecutivi nell'ultimo triennio da pubbliche amministrazioni e in cui la totalità dei titolari o dei componenti dell'organo d'amministrazione o di indirizzo sia designata da pubbliche amministrazioni;
  4. le società in partecipazione pubblica (come definite, ora, dall’art. 2, lett. n) del D.Lgs. n. 175/2016), le associazioni, le fondazioni e gli enti di diritto privato, anche privi di personalità giuridica, con bilancio superiore a cinquecentomila euro, che esercitano funzioni amministrative, attività di produzione di beni e servizi a favore delle amministrazioni pubbliche o di gestione di servizi pubblici, in quanto compatibile e limitatamente ai dati e ai documenti inerenti all'attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o dell'Unione europea.

In considerazione della incorporazione di parte del Programma triennale della trasparenza e dell’integrità nel Piano Anticorruzione, correttamente la nuova stesura del Piano prevede la possibile differenziazione delle attività in proporzione alle caratteristiche dimensionali delle amministrazioni.

Per tutte, comunque, le “misure di prevenzione oggettiva” – che introducono strutturazioni organizzative volte a eliminare ogni possibilità di condizionamento delle decisioni pubbliche – si affiancano alle ”misure di prevenzione soggettiva” –finalizzate a garantire la posizione di imparzialità dei soggetti che all’iter decisionale amministrativo.

L’individuazione delle misure effettive spetta alle singole amministrazioni, sulla base dei principi stabiliti dal Piano, anche per assicurare l’efficacia delle stesse – chi può conoscere meglio la propria amministrazione, se non l’amministrazione stessa?

Alla parte generale del Piano, volta ad affrontare problematiche relative all’intero comparto delle pubbliche amministrazioni segue una parte dedicata a una serie di approfondimenti specifici: piccoli comuni, città metropolitane e ordini professionali. Alcune precisazioni, infine, sono state effettuate relativamente alle istituzioni scolastiche, agli Istituti di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica (Afam) sui temi della tutela e della valorizzazione dei beni culturali, del governo del territorio e della sanità.

Un cenno a parte – prima di affrontare la disciplina specifica relativa agli ordini professionali, che sarà oggetto del prossimo articolo – sula disciplina delle sanzioni.

L’Anac, ai fini dell’attuazione del Piano, dispone di ampi poteri di vigilanza sulla qualità di Piani che le P.A. adottano, con potere di emanare raccomandazioni, potere d’ordine, potere di adottare sanzioni nei casi, più gravi, di mancata adozione dei Piani stessi.

Sicuramente, la parte che ho trovato più interessante è quella relativa agli ordini professionali; per questa, vi rimando all’approfondimento in uscita la prossima settimana.

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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