Trattamento dati e informazioni commerciali: il Codice

di Morena Ragone - 14 ottobre 2016 - Google +

Adottato con la Deliberazione del 17 settembre 2015, n. 479 - nella Gazzetta Ufficiale del 13 ottobre 2015, n. 238 - è entrato in vigore lo scorso 1° ottobre, 2016 il "Codice di deontologia e di buona condotta per il trattamento dei dati personali effettuato a fini di informazione commerciale".

Curato dal Garante per la protezione dei dati personali, con la collaborazione di alcune associazioni di categoria e portatori di interessi – ANCIC, FEDERPOL ABI per le prime, CONFCOMMERCIO, CONFESERCENTI, CODACONS, ASSOUTENTI e ADICONSUM per i secondi - il Codice è stato adottato ai sensi dell'art. 118 del d. lgs. n. 196/2003.

Esso individua le “adeguate garanzie e modalità di trattamento dei dati personali a tutela dei diritti degli interessati” quando società terze perseguano finalità di informazione commerciale - definita come “il dato relativo ad aspetti patrimoniali, economici, finanziari, creditizi, industriali e produttivi di un soggetto” - allo scopo di garantire sia certezza, trasparenza, conoscenza e circolazione delle informazioni, sia - di contro - qualità, pertinenza, esattezza e aggiornamento dei dati trattati.

Tre sono i punti principali della riforma, illustrati nella ormai consueta infografica:

L’utilizzo dei dati

Il Codice precisa quali tipologie di dati sono utilizzabili senza il consenso degli interessati (art. 3), ossia i dati provenienti da “fonti pubbliche” e i dati estratti da “fonti pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque”.

Nel primo caso, si fa riferimento a pubblici registri, elenchi, documenti conoscibili da chiunque  - quindi bilanci, informazioni contenute nel registro delle imprese presso le Camere di commercio, atti immobiliari e altri atti c.d. pregiudizievoli, come l’iscrizione di ipoteche o la trascrizione di pignoramenti, decreti ingiuntivi o altri atti giudiziari); nel secondo caso il riferimento è alle testate giornalistiche, cartacee o digitali, alle informazioni attinte da elenchi telefonici, dal siti web del soggetto gestore - ci ritorniamo più avanti - di associazioni professionali e di categoria, di enti pubblici, di testate online (almeno tre).

Nell’ipotesi di utilizzo di dati tratti da un una testata giornalistica, è interessante la restrizione agli ultimi 6 mesi.

Sono sempre utilizzabili, inoltre, i dati personali che il soggetto ha liberamente deciso di comunicare al fornitore di informazioni commerciali.

Importante la precisazione – neanche tanto scontata, vista la difficoltà degli operatori nel ricondurre la varia casistica ai principi generali del Codice Privacy – all’utilizzo di dati pertinenti, non eccedenti e sempre, con obbligo di procedere all’annotazione della fonte (“il trattamento dei dati personali effettuato nello svolgimento dell'attività di informazione commerciale si svolge nel rispetto dei principi di cui all'art. 11 del Codice”).

L’informativa e il riscontro agli interessati

L’informativa completa, necessaria, dovrà essere presente attraverso apposite comunicazioni sul portale costituito, anche a tal fine, dai fornitori di informazioni commerciali (“in forma non individuale”, precisa l’art. 4). Una novità di grande interesse è rappresentata proprio dal portale unico  - accessibile all’indirizzo https://www.informativaprivacyancic.it – costituito da ANCIC quale associazione di categoria, nel quale saranno inserite tutte le informazioni necessarie alla verifica dei dati dei soggetti interessati. Tramite il portale, qualsiasi persona fisica o giuridica può/potrà verificare il proprio inserimento in una specifica banca dati, eventualmente al fine di esercitare i diritti di cui all’art. 7 del Codice, con obbligo per gli operatori di garantire un riscontro telematico, tempestivo e completo.

La conservazione dei dati

Ulteriore novità del Codice, quella per cui i dati potranno essere conservati solo se conoscibili, utilizzabili e pubblicizzati, ma comunque entro il limite di tempo in cui rimangono conoscibili e/o pubblicati nelle fonti pubbliche da cui provengono, in conformità a quanto previsto dalle rispettive normative di riferimento; per i dati sensibili e giudiziari, inoltre,  “il trattamento …(riguarda, ndr) i soli dati giudiziari provenienti da fonti pubbliche o da quelle pubblicamente e generalmente accessibili da chiunque ivi indicate, nel rispetto dei limiti e delle modalità stabiliti dalla legge in ordine alla loro conoscibilità, utilizzabilità e pubblicità”.

Una disposizione, questa, che, seppure comprensibile nella sua natura, rischia di infrangersi contro le lungaggini di certe procedure: perché i dati del fallimento possono essere conservati per un periodo massimo di 10 anni dalla data di apertura della procedura, quando la maggior parte di essi durano di più?

Qualcuno risponde alla domanda?

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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