Una riforma per la riforma: CAD che pasticcio!

di Morena Ragone - 1 novembre 2016 - Google +

Gira da qualche giorno una voce insistente che vuole prossima una riforma … della riforma del Codice dell’Amministrazione Digitale, da poco approvata con la pubblicazione lo scorso 13 settembre del decreto legislativo del 26 agosto 2016, n. 179.

Ne hanno scritto - a dir poco perplessi – i colleghi de Il Sole 24 ore qui, o il Corriere delle Comunicazioni attraverso alcune delle sue firme – solo per citare le prime testate che ne hanno parlato - e numerosi sono stati i commenti critici che si sono levati, per esempio dalle pagine di Key4Biz.

La necessità di riformare una riforma, in altri contesti, mi sarebbe sembrata un puro divertissement: purtroppo, nel caso di questo Codice – voluto, riformato e adeguato più volte, ma ancora incompleto e spesso contraddittorio – non si tratta di uno scherzo, ma di un testo che, pur avendo superato tanti stati e fasi e ricevuto apporti di innumerevoli contributori, nasce orfano (chi lo ha scritto?) e, sembrerebbe, destinato anche a vita breve.

 

Ripercorriamone succintamente l’iter nelle sue tappe fondamentali:

- 20 gennaio: lo schema del Codice entra in Consiglio dei Ministri, che lo approva. Come quasi sempre accade con i provvedimenti di natura governativa, il testo del provvedimento viene diffuso solo a distanza di giorni;

- 3 marzo: viene formulato  il  parere  in  Conferenza unificata,   ai   sensi dell'articolo 8, del decreto legislativo  28  agosto  1997,  n. 281;

- 17 marzo: il Consiglio di Stato, Sezione consultiva per gli atti normativi, esprime parere negativo, con prescrizioni per il Governo sulle modifiche necessarie al testo:

- 17 maggio: viene acquisito un nuovo parere del Consiglio  di Stato, positivo con alcuni rilievi (nonostante le modifiche pressochè nulle al testo);

- 9 giugno 2016: viene acquisito il parere del Garante per la protezione dei dati personali;

- 3 agosto: viene approvato  il  parere  della  Commissione   parlamentare   per   la semplificazione  e  delle  Commissioni  parlamentari  competenti  per materia e per i profili finanziari.

 

Insieme a tutti questi importanti, delicati e obbligatori passaggi, ha trovato posto anche una nutrita consultazione multi-stakeholders voluta da Paolo Coppola, che ha visto contributi di singoli e di importanti associazioni del settore.

Ancora non è chiaro quale sia stato il motivo, ma solo alcune delle  osservazioni formulate sono state accolte, pur se spesso le stesse erano già contenute nei pareri obbligatori (ma non vincolanti) propri delle fasi procedurali di approvazione del decreto legislativo, e che abbiamo riassunto poco sopra.

Tre sembrano essere i punti principali da definire ulteriormente quanto prima: il coordinamento del domicilio digitale, introdotto dal Cad, con l'Anagrafe della popolazione residente, la cui data di adozione resta ancora incerta; la più stretta integrazione del rapporto con AgID, anche in vista del nuovo, imminente statuto; una più decisa evoluzione verso l'abbandono della carta.

Personalmente, poi, spero si approfitti dell'occasione per mettere mano all’articolo 68, semplicemente reinserendo i tre commi abrogati 2, 2-bis e 4 – in quanti ci siamo chiesti il perché di tale modifica? – che hanno lasciato monco l’intero articolo, venendo anche a svuotare di significato uno dei suggerimenti principali della I Commissione parlamentare, che chiedeva di aggiungere “le definizioni di interoperabilità e cooperazione applicativa che assicurino l'utilizzo di formati di dati aperti e l'integrazione anche a livello di backend”.

Che la richiesta di una nuova revisione giunga da chi – giustamente - sta facendo ammenda di imprecisioni e leggerezze, o da Diego Piacentini nella sua veste di super-commissario governativo, come da alcuni ipotizzato, poco importa: mi chiedo, piuttosto, per quale motivo non si sia seguito un iter più lineare, dal momento che sarebbe bastato ascoltare ed accogliere le tante richieste degli esperti consultati - che avevano segnalato una serie di criticità ed incongruenze pericolose - per capire in quale modo procedere.

Perché “rivedere un iter appena rivisto” lascia un retrogusto amaro che sa di pressappochismo e faciloneria: e ciascuno di noi sa quanto sia importante perfino la presenza (o assenza) di una virgola all’interno di una norma.

Come ho scritto, c’era modo, c’era tempo, e c’erano intelligenze per fare bene, pur nel rispetto dei tempi previsti.

Cosa è accaduto, e perché, spero che qualcuno prima o poi ce lo racconti.

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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