Diritti di privativa e apertura: in quale mondo viviamo?

di Morena Ragone - 1 novembre 2016 - Google +

Sono sempre di più i convegni, gli eventi e le attività di formazione che hanno ad oggetto il digitale, anche se alcune – mie, personali - perplessità sorgono proprio dalla scissione tra analogico e digitale (ne ho parlato spesso, per me non esiste cesura, ma una totale continuità), esaltata dall’abuso di parole quali “innovazione” e “digitale”.

Mi sembra di poter dire che stiamo affrontando il tema dividendolo in due grandi categorie: i ragionamenti sui massimi sistemi, come il controllo della rete, le architetture, le infrastrutture, le impalcature normative – dai quali, frequentemente, le donne sono escluse – e quelli più operativi, di presentazione di app, strumenti, e, quando siamo fortunati, percorsi.

Forse – e sottolineo, forse – ci manca ancora un passaggio fondamentale, ossia la solida creazione, in capo a ciascuno di noi, di un sistema di regole minimo ed indispensabile per affrontare una completa transizione al digitale, con consapevolezza di opportunità e criticità, problematiche e vantaggi, contesto, substrato, prospettive.

Purtroppo - o per fortuna, da alcuni punti di vista - le dinamiche proprie del digitale sono differenti - per fluidità, tempi, processi, solo per citare alcuni fattori - da quelle di un contesto analogico.

E questo comporta che molti dei meccanismi pensati sul mondo com’era fino a pochi decenni fa mostrino opacità, incrinature, crepe, se non addirittura blocchi.

Blocchi reali, dati, per esempio dal divario esistente tra il mutamento sociale ed economico ed il mutamento normativo, che segue – necessariamente – un’esigenza già manifesta – e, quando precede, spesso fa danni.

Penso, per prima cosa, ai numerosi e stringenti diritti di privativa che collidono  con un mondo moderno nel quale la condivisione “- la vera “sharing economy” – costituisce un modus vivendi et operandi.

Come conciliare l’esistenza di un diritto d’autore o di un copyright – come diritto di privativa su un bene immateriale -  o di un brevetto – un diritto di privativa su una invenzione industriale (il quid novus), finalizzato proprio ad escludere altri da uno sfruttamento commerciale - in un contesto di massima fluidità, quando non volatilità, di un’idea e della sua realizzazione?

Come tutelarla?

La prima delle domande che fa un qualsiasi artista, un qualsiasi creativo, riguarda proprio la tutela del proprio prodotto, opera o invenzione che sia: come mi tutelo se le mie idee circolano liberamente in rete?

 

Se è vero che l’idea in sè  non è tutelabile – come ben sanno i tanti, validi colleghi che ogni giorno affrontano lunghe battaglie nelle aule giudiziarie – si tutelano le forme in cui questa idea si esprime.

Eppure, anche questa forma di tutela può cozzare con l’idea di mondo condiviso, quel mondo nel quale lo sharing, la creazione per uso e consumo di tutti diventa essenziale e valore supremo.

Si può scegliere un mondo di questo tipo?

Si, la legge lo consente e, in alcuni casi – pochi, e a volte claudicanti – lo incentiva: consente, per esempio, di utilizzare le Creative Commons – per chi non le conoscesse, rinvio volentieri ai bellissimi lavori dell’amico e collega @simonealiprandi - e di optare per le formule meno restrittive tra esse – per esempio, la CC-By, che consente al licenziatario - chi utilizza l’opera cui è legata una licenza Creative Commons - di farne qualsiasi utilizzo, citando la fonte – liberando, in tal modo, diritti che i terzi – chiunque – potranno utilizzare senza che l’autore possa rivendicare alcunché, ad eccezione della paternità dell’opera.

Ma che si fa, per esempio, per il sistema dei brevetti, laddove tale sistema, come abbiamo visto, è connesso alla ricerca ed allo sfruttamento economico di una invenzione, alla sostenibilità della ricerca, al miglioramento continuo del prodotto, pur finendo per essere proprio quella “privativa” che limita e delimita l’idea di openness?

Un sistema di questo tipo non può definirsi aperto.

E’ una domanda che mi ripeto da qualche tempo, e che non ha una risposta univoca: come fa notare un altro amico e collega, @carlopiana, l’ipertrofia brevettuale è tale che è praticamente impossibile, ormai, muoversi all’interno del contesto tecnologico senza violare un qualche tipo di brevetto.

Pur credendo fermamente nella condivisione, forse  - e sottolineo forse - l’attuale sistema ha un grande, invalicabile limite proprio in questa contrapposizione.

Da una parte, il sapere; dall’altra, il fare.

Se riusciamo/riuscissimo a coniugare entrambe, congiuntamente, nell’interesse comune, allora, forse il mondo ne beneficerebbe.

Un approccio possibile è quello perseguito proprio dall’open data sharing, per cui alcune tipologie di dati sono accessibili a tutti, senza possibilità che si esercitino privative su di essi.

Anche nel campo tradizionale dei brevetti, rilasciando le informazioni nel pubblico dominio; informazioni condivise che portano, anche, una maggiore qualità e velocità nella ricerca successiva.

Un circolo virtuoso senza soluzione di continuità.

Molte resistenze da vincere, soprattutto nella comunità scientifica, ma una strada possibile e auspicabile.

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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