Facebook e la nuova policy che tutela alias, pseudonimi, nick

di Morena Ragone - 11 gennaio 2016 - Google +

Sta per cadere, a quanto pare, uno degli ultimi totem del più noto tra i social network: la real name policy di Facebook - l’obbligo di utilizzo del proprio nome reale - che ha da sempre rappresentato per il social blu una vera e propria bandiera.

Mentre il centro di assistenza riporta ancora che “Facebook è una comunità in cui le persone usano le proprie identità autentiche”, che “le persone devono fornire il nome che usano nella vita reale, in modo che tutti sappiano sempre con chi si stanno connettendo” e che “questo contribuisce a salvaguardare la sicurezza della nostra comunità”, Facebook sta sperimentando una nuova policy che consentirà agli utenti - ad alcuni particolari utenti - di utilizzare “il nome con cui sono conosciuti dai propri amici e famigliari”, attraverso una procedura articolata che legittimerà, per esempio, l’utilizzo di pseudonimi, nomi d’arte e nickname.

La modifica - attualmente in fase di sperimentazione solo negli Stati Uniti, attraverso mobile e desktop, e di futura estensione al resto del mondo - è stata legittimata da una lunga serie di incontri - soprattutto scontri, con le comunità vittime di discriminazioni, per esempio - che hanno indotto Facebook a rivedere, progressivamente, la propria posizione fino all’attuale modifica ufficiale.

La “real name policy”, tra l’altro, è stata aspramente criticata in molti paesi, e in Germania è considerata addirittura illegittima a seguito di una decisione del Garante Privacy tedesco, che ha stabilito come la stessa violi il diritto alla privacy degli utenti.

Se, quindi, Facebook vuole essere - riporto dal post sul blog ufficiale del social - quel “luogo dove le persone condividono e si connettono con i loro familiari e amici”, si comprende facilmente il dichiarato intento di rendere più “pesanti” - nel senso di attendibili - le parole utilizzate, in modo da innalzare il livello di fiducia tra gli utilizzatori e rendere più difficile la vita di bulli e anonimi molestatori, oltre che di truffatori o criminali.

Per questo motivo, salutiamo certo con favore la volontà di Facebook di introdurre nuovi strumenti per ammorbidire l’obbligo del real name - strumenti sviluppati a partire dai feedback ottenuti dalle community più sensibili a questi temi - con due principali obiettivi:

  1. ridurre il numero di persone che sono chiamate a verificare il proprio nome;
  2. rendere più facile per le persone confermare il proprio nome, se necessario.

Cambia, quindi, la procedura per il name reporting, che richiede alle persone di fornire ulteriori informazioni sul motivo per cui stanno segnalando un nominativo: in passato, era sufficiente cliccare su un bottone e indicare che si trattava di un “nome falso”; ora, invece, l’aggiunta di diversi, nuovi passi nella procedura fornirà al social più specifiche in merito e consentirà di scandagliare meglio l’intenzione di chi effettua la segnalazione.

Questo contesto aggiuntivo - ribadisce Facebook - aiuterà i nostri team di revisione a capire meglio perché qualcuno sta segnalando un account, dando loro più informazioni su una situazione specifica”.

Nel corso dell’ultimo anno, Facebook ha effettuato diverse modifiche ai propri processi: per esempio, ha ampliato le opzioni e i documenti che possono essere utilizzati per la verifica del nome, disponendo la possibilità di accesso all’account per sette giorni durante il processo di verifica, e implementando le procedure di sicurezza; questi miglioramenti, però, sono solo l’inizio di un lungo percorso, che passa attraverso le modifiche ora in fase di test e proseguirà quest’anno, con lo scopo di ridurre il numero di persone che devono passare attraverso la verifica della propria identità, preservando la sicurezza di tutti.

Analogamente a quanto accade per le segnalazioni esterne, viene previsto un nuovo strumento che permetterà alle persone di fornire ulteriori informazioni sulla propria situazione, nel momento in cui gli si chieda l’eventuale verifica del proprio nome.

E qui si inserisce quello che Facebook chiama “circostanza particolare”, “situazione unica”, ossia quegli elementi aggiuntivi e specifici che noi chiameremmo... dati sensibili.

E già, perché “queste informazioni aggiuntive” che aiuteranno i team di revisione di Facebook “a capire meglio la situazione, in modo da poter fornire il supporto più personalizzato”, altro non sono/saranno che tutte quelle informazioni delicatissime - e molto dettagliate -  che costituiscono il giacimento economico di cui si cibano i social network.

Intento lodevole, quindi, se non fosse che, con tale procedura, gli utenti “saranno invitati a rivelare a Facebook informazioni sulla propria sessualità, sull’etnia di appartenenza, o su spiacevoli episodi di angherie di cui sono stati vittima”.

Uno scambio non proprio alla pari - dati sensibilissimi contro la possibilità di usare il proprio pseudonimo sul social - che, al di là dell’indubbia importanza dell’operazione, mi lascia alquanto perplessa sulla procedura e che richiede, a mio avviso, ulteriori cautele e assicurazioni esplicite sull’uso che di queste informazioni non dovrà mai essere fatto, sulla gestione di tali dati e sulla loro conservazione.

Ce lo spieghi meglio, Facebook?

 

Morena Ragone

@morenaragone


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MORENA RAGONE

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Giurista, dottoranda di ricerca presso l’Università di Foggia, ha esercitato come avvocato per molti anni. Studiosa di diritto di Internet e delle nuove tecnologie, diritto d’autore, informatica giuridica, eGovernment, Open Govenment e Open data, ha approfondito le problematiche giuridiche connesse alla rete e ai nuovi media ed alla tutela e al trattamento dei dati personali. E’ docente e relatrice in convegni di settore e formatrice per la pubblica amministrazione ed il settore privato. Pubblica articoli di approfondimento sui quotidiani giuridici online Altalex e LeggiOggi, su ForumPA, Pionero e MySolutionPost. E’ co-fondatrice dell’Associazione Wikitalia e tra i promotori degli Stati Generali dell’Innovazione, della quale è anche membro del Direttivo. E’ componente del Comitato degli Esperti in Innovazione di OMAT360, membro del Comitato Scientifico della Scuola per giovani amministratori YPBPR - Youth Politician’ Best Practice - e della collana di ebook “Cambiamo Modello” di SGI/Garamond, nonchè componente del comitato di redazione delle riviste “Documento Digitale” e “eCloud”. E’ consulente giuridico per Stati Generali dell’Innovazione e IWA Italy. Attualmente lavora come responsabile di Azione del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale presso la Regione Puglia.

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