Istituzioni locali e reti di imprese

di Fernando Alberti - 18 dicembre 2013

Nell’ultimo post si è rimarcata l’urgenza di una seria politica a favore delle reti di imprese. Chi sono, dunque, i soggetti deputati a esercitare la governance delle reti di imprese? E quali i ruoli necessari?

Senza dubbio vi sono iniziative a livello macro, strategie nazionali o regionali che sono dedicate all’avvio e alla governance strategica di nuove reti governate tra imprese e di cui si darà conto in un prossimo post. Ma chi sono gli attori coinvolti e coinvolgibili in una estesa politica a fare delle reti di imprese a livello locale?

Attori istituzionali locali di vario tipo (amministrazioni comunali e provinciali, associazioni imprenditoriali, organizzazioni sindacali, banche locali, fondazioni bancarie, istituti scolastici, università e centri di ricerca, camere di commercio, centri di servizio alle imprese) possono esercitare un ruolo centrale nell’attivazione e nella governance strategica di nuove reti governate tra imprese o imprese a rete. Pur trattandosi di situazioni che differiscono per natura dei nodi coinvolti, per tipologia dei legami pre-esistenti e instaurati e per modalità di governance, in tutti i casi ci troviamo di fronte a forme di rete governate di nuova generazione, attivate da istituzioni locali.

Non vi è dubbio che le istituzioni locali abbiano da sempre esercitato un ruolo centrale nel generare esternalità positive per le reti locali tra imprese e per i distretti industriali in particolare configurandosi come veri e propri industrial commons, ovvero agglomerazioni di competenze, infrastrutture e servizi capaci di supportare il vantaggio competitivo delle reti di imprese collegate e dei territori. Si rileva una forte presenza di questo genere di istituzioni (soprattutto in relazione al sistema universitario e a quello finanziario, ai poli di ricerca e sviluppo sul design e la moda, ai centri di ricerca sulle biotecnologie e i nuovi materiali e al sistema fieristico), che assumono sempre più la forma di KIBS, ovvero knowledge-intensive business services, capaci di attivare e governare reti tra imprese e istituzioni ad alto scambio di conoscenza.

Le istituzioni, gli enti, le associazioni che hanno offerto e che offrono un contributo allo sviluppo delle reti di imprese sono numerosi, rispondono a molteplici finalità, assumono caratteri strutturali profondamente differenziati. Molti sono i casi studiati a livello nazionale e internazionale. Come anticipato, tra i soggetti deputati a esercitare la governance delle reti inter-organizzative vi sono i centri servizi, che solitamente operano su base territoriale o all’interno di cluster, distretti o parchi tecnologici, le agenzie di sviluppo o le one-stop-agency, i business innovation center (BIC), i parchi scientifici e tecnologici, ecc. Anche le banche si trovano in una situazione privilegiata in relazione al supporto e alla governance di reti di imprese locali, potendo attingere al patrimonio di conoscenze accumulatosi nel tempo proprio grazie al radicamento locale e disponendo delle competenze per valutare le aziende da coinvolgere nella rete. Sicuramente le associazioni imprenditoriali stanno esercitando un ruolo marcato nella promozione di reti di imprese, nel supporto a esse e nell’erogazione di servizi specifici. Alcune associazioni stanno agendo come “agenti di sistema” o “gestori di network” capaci di costruire e di inventare risposte adeguate alla complessità dei problemi e di cedere know-how per fornire servizi avanzati alle reti di imprese.

Per quanto riguarda il ruolo, il contributo specifico, che soggetti istituzionali di vario tipo potrebbero o dovrebbero esercitare nei confronti delle reti di imprese, sono svariati gli ambiti di intervento.

In primo luogo, possono intervenire sia sull’assenza di relazioni tra le imprese, tra imprese ed enti, istituzioni, altre organizzazioni, ecc. (i cosiddetti “buchi strutturali” all’interno di una rete), sia sull’asimmetria informativa derivante da questa assenza di relazioni. I buchi strutturali, in altre parole, rappresentano delle opportunità imprenditoriali per le istituzioni impegnate a supportare le reti di imprese, in quanto consentono loro di porsi come intermediari (ponti o broker), di controllare i flussi di informazioni e di coordinare le azioni e gli attori che si trovano da una parte e dall'altra di ciascun “buco”.

In sostanza, oltre alle azioni di lobbying, di sensibilizzazione e formazione al tema (già ampiamente in essere, anche se non sempre con risultati adeguati alle aspettative) e di contributo alla gestione delle risorse disponibili (bandi, fondi, incentivi di varia natura), le istituzioni locali possono offrire concretamente una grande varietà di servizi per potenziare le relazioni. Alcuni esempi di servizi avanzati potrebbero essere:

  1. la copertura di “buchi strutturali”, attraverso:
    • il sostegno alla costituzione di attività economiche: creazione di soggetti economici, consorzi, fiere, insediamenti produttivi, patti territoriali ecc.;
    • la costruzione di servizi e società ad hoc che gestiscano risorse e beni collettivi per la competitività a livello multi-distrettuale o regionale;
    • l’attività di accreditamento e brokerage di servizi;
    • la promozione di servizi per le reti e oltre le singole aziende: finanziari, informatici, formativi, ecc.;
  1. il supporto relazionale, attraverso:
    • il miglioramento delle reti relazionali (network, anche non economici) fra le imprese;
    • il supporto nelle relazioni con le pubbliche amministrazioni;
    • il far crescere un associazionismo di tessuto, sia esso quello tra le imprese (orizzontale e verticale) sia esso quello territoriale (tra soggetti pubblici e soggetti privati);
    • il favorire l’incontro dell’impresa con la ricerca e la consulenza;
    • l’accompagnare le imprese nei processi di internazionalizzazione.

Emergono, quindi, due ruoli chiave che le istituzioni locali possono ricoprire, intervenendo nella struttura relazionale di reti inter-organizzative esistenti. Da un lato, un ruolo di fluidificatore delle reti tra imprese, che – attraverso la predisposizione di strumenti, supporti consulenziali, tecnologici e finanziari, e interventi diretti – serva a rimuovere ostacoli nelle strutture relazionali e a irrobustire nodi, processi, strutture di governance laddove necessario.

Dall’altro, le istituzioni locali possono inserirsi direttamente nelle strutture relazionali come ponte per connettere nodi disconnessi, attivando e animando gruppi di meta-management pubblici e privati. Si pensi per esempio alla possibilità di frapporsi tra micro-piccole imprese da un lato e università e centri di ricerca dall’altro, tra istituzioni nazionali e sovranazionali da un lato e le filiere produttive locali dall’altro, e così via. Questa funzione di ponte tra categorie di nodi di una rete che difficilmente riescono a connettersi direttamente o che per svariate ragioni si sono disconnessi generando dei “buchi strutturali”, si configura come un vero e proprio broker di risorse e competenze.

Le istituzioni locali sono, quindi, chiamate a esercitare un ruolo centrale nel governo delle reti inter-organizzative per la competitività dei territori, in primo luogo mettendo a fuoco gli interventi di policy sulle reti inter-organizzative come oggetto prioritario del loro operato per la competitività e la prosperità dei territori. Occorre al tempo stesso rifuggire la dilagante retorica delle reti, a cui abbiamo accennato, che spesso porta a operazioni di endorsementdi meri interventi infrastrutturali e agglomerativi (come è il caso di alcune forme di parchi scientifici e tecnologici, distretti tecnologici, meta-distretti, proto-sistemi, ecc.), mancando di attivare con efficacia sia le reti fra imprese sia la governance delle strutture relazionali.


Fernando Alberti

@falberti


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FERNANDO ALBERTI

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PICCOLE E MEDIE IMPRESE
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Professore universitario di ruolo presso la Scuola di Economia e Management dell’Università Cattaneo LIUC, dove insegna Strategia aziendale e Economia delle piccole e medie imprese. Insegna Economia e management delle reti e delle piccole imprese presso l’Università di Milano Bicocca.

È Affiliate Faculty alla Cattedra di Microeconomics of Competitiveness del Prof. Michael Porter, presso la Harvard Business School. Svolge attivita’ professionale di consulenza e advisory presso il family office di una delle principali famiglie imprenditoriali italiane. È stato Industrial Strategist (STC) per le Nazioni Unite, UNIDO, e per la Banca Mondiale.

Autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di imprenditorialità, innovazione e strategia con particolare riferimento ai settori maturi tipici dell’economia italiana. E-mail: falberti@liuc.it


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