I “diari” della Silicon Valley

di Fernando Alberti - 3 novembre 2015

San Francisco. È trascorso un anno dall’ultimo post e siamo arrivati alla seconda stagione di questo blog dedicato alle piccole e medie imprese, alla strategia e all’imprenditorialità. In questa seconda stagione il tema dell’imprenditorialità e delle startup sarà protagonista, sia perché assistiamo a un’esplosione di attenzione al tema – soprattutto in momento di svolta e di tentato rilancio della nostra economia come questo – sia perché molte sono state le mie personali esperienze in questo ambito nell’ultimo anno. Innanzitutto la più ambiziosa delle startup (dopo la nascita di Giovanni!): la creazione e il rapido sviluppo dell’Institute for Entrepreneurship and Competitiveness da me fondato e diretto, il primo e unico istituto di ricerca in Italia dedicato alla competitività d’impresa e affiliato alla Cattedra del Prof. Michael E. Porter alla Harvard Business School, con il sostegno di Confindustria. L’Institute ha visto una crescita talmente rapida di personale, progetti, ricerche, pubblicazioni e finanziamenti da diventare in breve tempo un interlocutore rilevante nel panorama italiano e guadagnarsi un case study harvardiano. In questo anno all’Institute abbiamo seguito il piano strategico di due cluster – il Lombardy Energy Cleantech Cluster e il Lombardia Aerospace Cluster – accompagnandoli con successo alla label internazionale per la cluster excellence, fatto consulenza strategica a una ventina di imprese famigliari italiane e internazionali, incubato una quindicina di startupper, contribuito alla progettazione di CoreFab, un importante spazio di incubazione e coworking, promosso svariati incontri e seminari sul tema dell’imprenditorialità con ospiti internazionali e startupper italiani, partecipato a premi e commissioni di finanziamento – non ultimo il nucleo di valutazione di Regione Lombardia sul programma Start Up e Re Start che ci ha permesso di vedere oltre un centinaio di business plan al mese – frequentato media italiani da Class CNBC a Panorama e viaggiato molto tra conferenze, seminari e la partecipazione all’advisory board di centri e istituti di competitività in giro per il mondo, dal Brasile (Fórum de inovação) alla Repubblica Ceca (GACR – Czech Science Foundation), dalla Francia (Lab-Centre for Competitiveness, Grenoble Ecòle de Management) ai Paesi Bassi (The Netherlands Institute for Competitiveness). Da ultimo, all’Institute stiamo scrivendo #Lombardia2030, il piano strategico della Lombardia, promosso da Confindustria Lombardia, perché anche noi ci meritiamo un piano di rilancio della nostra competitività!

Questo nuovo anno riparte da San Francisco e dalla Silicon Valley, culla dell’imprenditoria e mecca degli startupper. Si riparte con i diari di un viaggio che – come lo ha definito il nostro Premier Matteo Renzi – è un viaggio nel futuro, di straordinaria contemporaneità soprattutto in questi giorni in cui il futuro è di moda e anche il Premier Barack Obama ha celebrato il “Back to the Future” day!

Il viaggio – che accompagnerà i lettori di questo blog nelle prossime settimane – parte da San Francisco, attraversa la Bay Area e l’intera Silicon Valley, con tappa in luoghi mitici: da Palo Alto a Mountain View, da Stanford a Cupertino, passando per San Mateo e Menlo Park, fin giù a San Jose. La Silicon Valley si estende nella contea di Santa Clara, a sud di San Francisco, anche se è certamente tutta la Bay Area a essere interessata dal fenomeno e non si può certo ignorare l’importante ruolo di Oakland o di Berkeley sul lato orientale della baia. Qui ci sono imprese che hanno fatto la storia recente, da HP a Intel, da Oracle a Sun fino a Cisco, qui c’è la Nasa, ma anche i grandi player dell’economia e della società contemporanea, da Google a Yahoo ad Apple, da Ebay a Facebook, da LinkedIn a Twitter. Qui ci sono Symantec, VMWare, SanDisk, Netflix, Qui è dove si sta scrivendo il futuro: le auto vengono reinventate da Tesla e Google; l’Internet of Things (IoT) diventa pervasivo, dalle applicazioni industriali a quelle consumer; qui è dove servizi di base come i taxi e gli affittacamere diventano colossi come Uber e Airbnb. Qui è dove Alibaba ha aperto il suo quartier generale americano. Qui ci sono 23 università – molte delle quali tra le più importanti al mondo, come Stanford e UC Berkeley – e qui è nata la Singularity University dalla spinta visionaria di Raymond Kurzweil, Robert D. Richards e Peter Diamandis, fautori dell’idea delle organizzazioni esponenziali. Qui si concentrano grandi centri di ricerca, come lo Xerox PARC o laboratori come lo SLAC – National Acceleration Laboratory, dove è stato sviluppato il laser che guida dalle auto senza autista di Google (già legali e visibili sulle strade di California e Nevada) agli aspirapolvere di Neato Robotics. Qui è dove trovi dei parcheggi riservati NL, dove l’acronimo sta per Nobel Laureate, perché ce ne sono tanti (43 tra Stanford e Berkeley). Qui ha sede la più grande banca d’America (la Bank of America) e qui si concentra un numero straordinario di venture capitalist e angel investor che fa sì che metà degli investimenti di venture capital degli USA avvenga nella Bay Area. Qui corporate venture capital di aziende come Intel, American Express, BMW investono larga parte dei loro fondi; nascono incubatori e acceleratori privati (come Plug&Play) e corporate (come il Samsung Accelerator); le più grandi aziende al mondo (es. Nestlè, Swisscom, Siemens, ecc.) hanno aperto i loro outpost, ovvero le antenne per conoscere e anticipare le innovazioni future.

Si tratta di un ecosistema imprenditoriale racchiuso in una striscia di 50 per 5 chilometri, che fa della Silicon Valley il cluster più noto al mondo e quello più imitato, oltre che la mecca di centinaia di migliaia di startupper che – in un vero e proprio processo di self-selection – hanno deciso di immigrare nella Bay Area per lanciare o sviluppare il proprio business. Qui l’imprenditorialità è diffusa e pervasiva e si tocca con mano il contributo che le startup hanno dato all’economia mondiale, creando negli ultimi 20 anni più ricchezza di quanta ne abbiano mai creata tutte le imprese di qualunque epoca precedente. Non è un caso che il 95% della ricchezza degli Stati Uniti sia stata creata dal 1980 ad oggi, da quando il computer è diventato personal. Qui la scala a cui siamo abituati salta: WhatsApp, un’azienda con un fatturato di circa 20 milioni di dollari, è stata acquistata da Facebook per 16 miliardi di dollari più 3 miliardi di stock option; Apple ha la più alta capitalizzazione di borsa di tutti i tempi, con oltre 720 miliardi di dollari di valore; Uber ha raggiunto la valutazione di oltre 50 miliardi di dollari due anni più velocemente di Facebook e Airbnb è valutata oltre 25 miliardi di dollari.

Ci sono voluti quasi cento anni per costruire un ecosistema di valore come questo; quattro generazioni di imprenditori che qui hanno fondato e fatto crescere – a volte fino a diventare degli Unicorn (ovvero aziende con un valore superiore al miliardo di dollari) – la propria impresa. Un sistema meritocratico e fondato sulle relazioni interpersonali che ha permesso alla Silicon Valley di esportare hi-tech e vendere prodotti a Paesi emergenti, con molto investimento in capitale umano – come ha scritto Enrico Moretti ne The New Geography of Work – rispetto all’Italia che continua a esportare industrie tradizionali, competere con paesi emergenti e che investe poco nel capitale umano.

Il blog riprende da qui, da un viaggio nell’ecosistema imprenditoriale più affascinante del mondo, alla scoperta dei luoghi, delle aziende e delle persone (venture capitalist, mentor, avvocati, scienziati e startupper) – anche tanti italiani – che hanno fatto la Silicon Valley.

 

Fernando G. Alberti

@falberti


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FERNANDO ALBERTI

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PICCOLE E MEDIE IMPRESE
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Professore universitario di ruolo presso la Scuola di Economia e Management dell’Università Cattaneo LIUC, dove insegna Strategia aziendale e Economia delle piccole e medie imprese. Insegna Economia e management delle reti e delle piccole imprese presso l’Università di Milano Bicocca.

È Affiliate Faculty alla Cattedra di Microeconomics of Competitiveness del Prof. Michael Porter, presso la Harvard Business School. Svolge attivita’ professionale di consulenza e advisory presso il family office di una delle principali famiglie imprenditoriali italiane. È stato Industrial Strategist (STC) per le Nazioni Unite, UNIDO, e per la Banca Mondiale.

Autore di oltre cento pubblicazioni scientifiche in materia di imprenditorialità, innovazione e strategia con particolare riferimento ai settori maturi tipici dell’economia italiana. E-mail: falberti@liuc.it


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